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HOLIDAY
IN CAMBODIA
Phnom
Penh, 28 dicembre |
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Lo Stupa... |
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...e il suo contenuto |
| Per
proseguire allegramente la giornata siamo poi andati a vedere quello che
è ora il Museo Tuol Sleng, già scuola superiore Tuol Svang Prey, già carcere
di sicurezza S-21, ovvero luogo di detenzione e tortura - nel periodo dei
Khmer Rossi - di svariate migliaia di persone che, quando non trovarono
la morte lì, furono poi portate a Choeung Ek; numerose foto illustrano come
solo un'ingiustificabile follia possa aver creato una generazione di veri
e propri mostri: avevo visto in televisione un servizio su questo luogo
e quindi ero preparato, ma ho notato come alcune persone abbiano rinunciato
a passare di sala in sala a veder le foto non solo delle facce dei detenuti,
ma anche delle miserevoli condizioni in cui furono trovati quando il massacro
finì grazie all'intervento vietnamita. Successivamente siamo andati a far compere al cosiddetto mercato russo, una sorta di souk ove sono in vendita le cose più disparate, dall'artigianato ai CD alle vettovaglie: c'erano addirittura su DVD dei film non ancora usciti in Italia! Ho acquistato due enormi stoffe di seta, un ciondolo d'argento, una maglietta, delle cartoline: se tutto va bene, mi rimane da prendere solo un libro di fotografie di Angkor o della Cambogia in generale, e poi avrò evaso la pratica "acquisti e regalini". Dopo il mercato è venuta la volta del Wat Phnom, tempietto sull'unica collina (pochi metri, comunque) della città, ove vengono venerate delle statue di Budda in legno che, secondo la tradizione, vennero trovate nel fiume da una contadina chiamata Penh (Phnom significa collina, per cui il nome della città significa "Collina di Penh"). Ci siamo poi concessi un'oretta di pausa durante la quale Gianfra ha mangiato e bevuto, mentre io e il nostro... beh, chiamarlo "autista" forse è troppo, ma al momento non mi viene il termine adatto... vabbè, abbiamo solo preso qualcosa da bere, attendendo che i luoghi da visitare riaprissero dopo la pausa pranzo. Siamo poi passati al Museo Nazionale ove, tra le altre notevoli antichità, ho ammirato soprattutto degli enormi tamburi di bronzo (!) di più di un metro di diametro (!!), risalenti al III-I secolo avanti Cristo e pregevolmente lavorati. |
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Il "Mercato Russo" |
| Dopo
una foto in riva al Tonle Sap nel punto in cui si unisce al Mekong, fatta
dribblando svariati ragazzini che per forza volevano essere immortalati
con noi, abbiamo deciso che era ora di riposarci in albergo in attesa dell'uscita
serale. Durante la giornata abbiamo avuto modo di apprezzare anche lo stile architettonico di numerosi villini, alcuni ben ristrutturati, altri in stato fatiscente. Tutto sommato l'idea del motorino è stata ottima anche se scomoda soprattutto per me, che non avevo altro posto per poggiare i piedi se non i bulloni del mozzo della ruota posteriore (crampi alle gambe a iosa): però ci ha permesso di visitare con poca spesa tutti i principali luoghi d'interesse, e il guidatore ci ha condotto attraverso il dedalo del mercato russo, tenendo a distanza - per quanto possibile, ovvero poco - i vari mendicanti. Sui mendicanti: la gran parte di essi sono mutilati grazie alle mine, e si piazzano all'entrata dei luoghi da visitare nei pressi delle biglietterie, in modo da sfruttare il momento in cui uno deve mettere mano al portafogli; purtroppo però, grazie alla mancanza di qualcosa che valga meno di un dollaro nei suddetti portafogli, non è possibile dare una mano a questi poveracci, perchè alla fine sarebbe un salasso per il povero viaggiatore (a meno che non ci si procuri un pò di riel, utili anche per fare acquisti di scarso valore). Dopo un meritato quanto indilazionabile riposino siamo andati a cena al Phnom Khiev 1, vicino all'albergo, dove per circa 7 dollari a testa abbiamo mangiato abbastanza bene pollo con funghi, pollo con ananas, e riso con gamberetti. Siamo poi andati a piedi sul lungofiume, finendo al Foreign Correspondent's Club, frequentato esclusivamente da "occidentali" (anche se c'erano un paio di giapponesi), aperto anche ai non giornalisti al contrario degli altri FCC sparsi per il mondo, dove in un ambiente "coloniale" abbiamo bevuto un drink (la Coca Cola era calda, uno scandalo, ma non ho osato utilizzare il ghiaccio) e ci siamo fumati un piccolo Cohiba a testa tanto per sugellare la nostra ultima serata a Phnom Penh. Appollaiati su due sgabelli dinanzi ad una delle ampie finestre con vista sul fiume abbiamo apprezzato il locale accogliente, con vecchie poltrone in pelle e sedie di ferro con il logo FCC sullo schienale, fantasticando sul tipo di frequentazioni durante le numerose guerre che hanno martoriato sia la Cambogia che i Paesi confinanti. Tornando in albergo ho fatto conoscenza ravvicinata con i topi locali: sono sbucati a decine, trenta centimetri più la coda, da un enorme mucchio di spazzatura lasciato sul marciapiede. |