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Siem Reap, 29 dicembre

Oggi sveglia alle 5 del mattino: una macchina prenotata a mezzo dell'albergo ci ha preso alle 6 e ci ha portato per 5 dollari alla barca per Siem Reap (il cui biglietto avevamo acquistato per 25 dollari sempre tramite lo Champs Elysées).
Sul pontile che porta alle barche c'è un cartello che invita a non entrare con armi da fuoco: mah...
La barca è grande e veloce, tanto da far patire un freddo cane a tutti i passeggeri che , come me, si sono sistemati sul tetto per godersi meglio lo spettacolo del viaggio ma non hanno provveduto a portarsi una felpa (quando ho realizzato la situazione era troppo tardi, e il mio zaino giaceva oramai in fondo al mucchio: il bello è che la Lonely Planet consiglia l'utilizzo di creme solari...); all'interno la situazione non era migliore, dato che - con grande gioia di Gianfrancesco, il quale ha scelto invece tale sistemazione - era in funzione un feroce condizionatore d'aria.
Lungo il fiume ho potuto vedere numerose abitazioni che, come da usanza locale, sono in realtà vere e proprie palafitte (le piogge da queste parti non devono essere uno scherzo...); la popolazione vive di agricoltura (molti aravano la terra con l'aiuto di bufali) e di pesca (quest'ultima viene effettuata a bordo di sottili piroghe a motore, principalmente con l'ausilio di reti (singolare l'uso, come galleggianti, di bombolette spray vuote).
Dal fiume si passa al lago, che ad un certo punto è talmente ampio da non far intravedere alcuna sponda.
Poco prima di arrivare all'imbarcadero di Siem Reap si passa attraverso un "villaggio galleggiante", costituito da case-imbarcazioni, abitato da popolazione di origine vietnamita che pesca con i pellicani, ma riesce anche ad allevare maiali (tenuti pressati entro apposite gabbie-imbarcazioni).
La maggior parte del viaggio si è svolta con il cielo coperto da nuvole, cosa che ha estremizzato il freddo patito sul tetto, ma ad un certo punto è finalmente uscito un bel sole; non aspettavo altro: stanco per la levataccia, mi sono addormentato sdraiato sulle scomode assi di legno, ben rivolto verso quel sole il cui calore non si percepiva a causa del vento.
È bastata un'ora, e mi sono cotto a puntino: al mare dovrò prendere delle precauzioni per non tornare a Roma tristemente spellato.
Dalle assi che coprivano il tetto spuntavano numerosi chiodi, per cui alla fine in molti - me compreso - hanno avuto la sgradita sorpresa di trovarsi svariati buchi nei pantaloni.
La barca ha trovato una folla incredibile di ragazzi che agitavano cartelli con i nomi dei vari alberghi di Siem Reap; un bambino locale mi ha informato che la gran parte di essi non fanno affatto parte dello staff degli alberghi, ma in mezzo alla calca ho notato un cartello con su scritto "La Noria - Mr. Alessandro": considerate le scarse probabilità della presenza a bordo di un altro Alessandro diretto allo stesso albergo (anche perchè io e Gianfra eravamo gli unici italiani - una volta tanto! - in mezzo ad una popolazione cosmopolita: francesi, australiani - ovviamente! - giapponesi, inglesi, tedeschi, e dio solo sa cos'altro), mi sono fatto notare dal tizio, che ci ha condotti fino all'Hotel La Noria, da me prenotato via e.mail, attraverso una strada che dava i punti perfino a quella che va da Phnom Penh a Choeung Ek (fortunatamente più breve).

Il villaggio galleggiante

L'arrivo al molo di Siem Reap

Il La Noria è un insieme di bungalows in muratura, tutti uguali ed arredati con gusto, ognuno con quattro stanze (piccoline, invero, e con dei letti dal materasso molto "solido").
Mentre Gianfrancesco si riprendeva dal viaggio ho fatto una passeggiata per Siem Reap, che non si è rivelata per un posto degno di nota.
La cena al La Noria è stata soddisfacente; gli altri ospiti dell'albergo sono per lo più anzianotti, con l'eccezione di qualche rara coppia più giovane e di un paio di ragazzone che non meritano interesse alcuno: non vedo persone compatibili per una conoscenza più approfondita, ma il livello qualitativo del posto (e quindi i suoi prezzi) non si conciliano con un turismo giovanile dal budget molto limitato.
Sembra proprio che la sera non ci sia alcuna possibilità di intraprendere attività ricreative e/o socializzanti di sorta, per cui decidiamo di andare a dormire abbastanza presto per poter essere pronti domattina alle 8, ora dell'appuntamento fissato con due conducenti di motorino per un primo giro di templi.
Grazie al sole preso in barca ho la faccia rosso mattone: speriamo che l'aria condizionata (irrinunciabile vizio di Gianfra) non mi rovini l'abbronzatura!


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