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Sull'aereo abbiamo incontrato le pistoiesi di Playa Ancon, faceti parte di un nutrito gruppo di ritardatari che ha causato, tra il malumore di tutti, una partenza procrastinata di tre ore (e io che ho un appunatamento di lavoro programmato per lo stesso giorno del nostro arrivo…): in qualsiasi altra parte del mondo sarebbero rimasti a terra, ma qui le cose vanno in un altro modo. Durante il volo approfitto del tempo a disposizione per scrivere, aiutato dalla fresca memoria, alcune considerazioni sulle esperienze di questo viaggio. L'impressione che ho avuto andando dall'Est all'Ovest dell'isola è stata pari ad un passaggio dal Sud al Nord dell'Italia, fatte le dovute proporzioni. Nell'Est c'è una povertà più evidente, in quanto sono poche le costruzioni architettonicamente apprezzabili, mentre la gran parte delle abitazioni è molto "sgarrupata", come direbbero a Napoli. Ciò nonostante, fisicamente la popolazione appare in buone condizioni: gli uomini hanno una buona struttura e le donne sono in genere molto belle fino ai 20 anni, dopodichè mostrano un evidente decadimento dovuto ad un eccessivo incremento del "giro coscia" (ovvero diventano delle enormi culone!). Quanto ai nostri rapporti con loro, non sono stati facilissimi, perchè il 98% di essi tende a rivolgerti la parola solo per scopo di interesse (Paladar? Chicas? Sigari?). Molte ragazze, come Arianne e Yarissa, fanno il mestiere più antico del mondo, in un modo però meno brutale di quello al quale siamo abituati da noi: l'aggancio ha l'aria di essere un normale rimorchio, si passa del tempo a chiaccherare, si offre da bere o da mangiare, si balla, si finisce - almeno ci hanno riferito… - per fare sesso con la dovuta calma, dopodichè viene lasciato un "regalino", perchè "ne hanno bisogno, poverine…". Questo fa sì che sia virtualmente impossibile rimorchiare a Cuba per amicizia ed attrattiva fisica: nonostante ciò, molti italiani finiscono per sposare una cubana. In altri casi, invece, l'approccio da parte delle ragazze avviene nella più consolidata tradizione puttanesca. I colloqui avuti con Carlos, Ramon ed Alicia (i nostri anfitrioni) ci hanno permesso di tracciare la figura di un popolo orgoglioso, che per la prima volta nella sua storia si trova a potersi gestire da solo (dopo le colonizzazioni subìte da Spagna, Stati Uniti ed Unione Sovietica). Ovviamente i problemi sono tanti, dati soprattutto dalla carenza di materie prime, ma con il turismo (2.000.000 di visite l'anno) la situazione economica è in netto miglioramento, data l'enorme quantità di dollari che entra nel Paese. La gente presente in Plaza de la Revolucion appariva sicuramente contenta di festeggiare il primo maggio, ma era composta in maggioranza da persone di una certa età e da bambini: i giovani non erano poi molti. Purtroppo penso che saranno proprio i giovani a "rovinare" la società cubana: non possono essere più motivati a studiare, perchè chi lo ha fatto non raccoglie il frutto (economico) delle proprie fatiche (un medico prende 14 dollari al mese, un professore 18, un avvocato 20 - orrore! - e così via…), mentre al contrario "lavorando" con i turisti si riesce in poco tempo, senza fatica e senza bisogno di crescere culturalmente, a guadagnare molto di più di chi si è specializzato studiando. E quando scopriranno il mercato della droga? Ad ogni modo a Cuba sembra che di fame non si muoia. Da quanto ci hanno detto sull'isola in ospedale ci si cura - bene - gratis, lo studio è pure gratuito a tutti i livelli (e si avanza per merito, non per diritto…), la disoccupazione non esiste, il sistema giudiziario applica le leggi con rapidità ed efficacia. Carlos giustifica il forte controllo interno con il fatto di essere "in guerra" con gli USA e con la necessità di far rispettare le regole, ma in fondo anche lui se ne lamenta un pò. Il divieto di recarsi all'estero per i cubani sembra essere relativo, poichè se si viene invitati e se gli si paga il biglietto aereo è possibile uscire - momentaneamente - dal Paese. Sono comunque i giovani a lamentarsi maggiormente per la mancanza di libertà, in quanto non hanno la spinta ideologica che invece caratterizza quelli più avanti negli anni. Riprendendo il discorso sull'architettura, nell'isola Camaguey e Trinidad si distinguono per le vestigia coloniali del centro strico delle città, mentre gli altri agglomerati urbani sono abbastanza anonimi; a L'Avana degli edifici paragonabili ai peggiori "bassi" napoletani convivono accanto ad alberghi moderni. Ad ogni modo, anche se spesso si sentono cattivi odori in presenza di liquami di dubbia provenienza, non si vedono cartacce o rifiuti per terra (e non è poco per chi viene da Roma!): che ci sia un senso sociale più sviluppato del nostro? Lo so che ci vuole poco… *** *** *** |