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Asyut, 16 agosto

Da Minya ci siamo diretti, passato il Nilo su di un ponte, verso Beni Hasan, dove abbiamo potuto ammirare delle tombe rupestri di alcuni governatori locali del 1800 - 2100 circa avanti cristo.
Le tre tombe che abbiamo visto sono meravigliosamente decorate con pitture rievocanti scene di vita quotidiana e - sorprendentemente - molte posizioni di lotta, quasi un manuale ante litteram di arti marziali: peccato che non fosse permesso scattare foto all'interno!
Anche oggi abbiamo la scorta armata a bordo e fuori.
Rientrati sulla sponda occidentale del Nilo, lo abbiamo riattraversato - stavolta su di un piccolo traghetto - per recarci alla necropoli di Tell Al-Amarna, dove abbiamo visto altre tombe rupestri non eccezionali.

Panorama da Beni Hasan

Le tombe di Tell Al-Amarna

L'ingresso ad Asyut è avvenuto addirittura a sirene spiegate per farci strada nel traffico cittadino.
Ci siamo vergognati non poco, non essendo avvezzi a fruire di certe "facilitazioni": peraltro, in giro non si avverte alcuna tensione, anche se il passare con i finestrini chiusi e il non potersene andare in giro per la città - così come è successo ieri a Minya - non offre l'occasione di avere contatti concreti con la popolazione.
Tra l'altro, siamo gli unici turisti presenti da queste parti, dato che la maggior parte fa la classica crociera sul lago Nasser (e, quindi, perde molte delle cose che abbiamo visto ed andremo a vedere noi che seguiamo il Nilo via terra).
L'albergo, il Casablanca, non è segnato sulla Lonely Planet d è una mezza topaia, probabilmente riaperto proprio per il nostro arrivo.
Considerato che siamo giunti in città alle 16,30 e che non siamo potuti assolutamente uscire dall'albergo, siamo rimasti reclusi nelle nostre non troppo confortevoli stanze fino all'ora di cena, prevista per le 20,30. Che palle!
La cena, al ristorante dell'albergo, neanche a dirlo è stata alquanto deludente.
Grazie al sorriso angelico e agli occhi dolci di una delle nostre compagne di viaggio, la scorta ha alfine acconsentito a farci fare un brevissimo giro fuori dell'albergo: la cosa è stata molto imbarazzante perché, in pratica, ci è stato concesso di fare il giro dell'isolato, completamente circondati da poliziotti in divisa ed in borghese, tra la naturale curiosità della folla impegnata nello struscio e nello shopping serale.
Alle 22,30 la vita ferve ancora ad Asyut, e siamo riusciti a vedere qualche negozio ed un piccolo centro commerciale.
Devo ammettere che questa storia del pulmino preceduto da una macchina della polizia a sirene spiegate e seguito da un mezzo della polizia turistica con agenti armati di kalashnikov, del poliziotto a bordo dal Cairo fino a Luxor (che, poveraccio, suda nel suo completo di giacca e cravatta sotto il quale cela una mitraglietta Heckler&Koch MP5 da 9 mm), mi rendono quasi irreale questo viaggio, durante il quale i contatti con la popolazione locale sono finora limitati a due chiacchiere con gli agenti di scorta o con quelli (numerosissimi!) di guardia alle rovine archeologiche.
Per fortuna, il gruppo stavolta (almeno finora) sembra ben assortito, e ci si sganascia spesso dalle risate.
Dopo il giretto per Asyut, durato ben mezz'ora, abbiamo organizzato nella nostra stanza un cocomero party, che ha visto partecipare i 16 del gruppo, l'autista ed il poliziotto di scorta: sarei curioso di rivedere lo stato della moquette della stanza 308 tra una decina d'anni…

Il meraviglioso panorama dal Casablanca Hotel di Asyut


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