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IL POSTO AL SOLE
(ERITREA - A.O.I., 2007)
di
Alessandro Scarano
©
2007


Asmara, 12 agosto 2007

Dopo aver ammirato ciò che gli Italiani sono riusciti a costruire in pochi anni in Etiopia, mi era rimasta la curiosità di vedere il risultato di un più lungo periodo di dominio in quell'Eritrea dalla quale è iniziata la nostra colonizzazione dell'Africa Orientale (A.O.I., appunto).
Sicchè, dopo un volo notturno con la Eritrea Airlines (750 euro a/r ed una immane disorganizzazione nella gestione dell'aereo: posti non pre-assegnati al check in, pasti e bevande distribuiti senza criterio veruno e non ritirati per più di un'ora) sono arrivato con un taxi (300 Nfa) all'Africa Pension insieme alla mia compagna di viaggio.
L'albergo è una ex villa italiana, situata nella zona residenziale di Asmara (a sud di Harnet Avenue) proprio di fronte alla bella Villa Roma, residenza dell'ambasciatore italiano.

Africa Pension

Villa Roma

Un breve riposo e via, alla scoperta della capitale.
Per strada abbiamo incontrato il classico studente che - approfittando della giornata festiva - cerca di fare da guida turistica, tale Filippo, che parla anche italiano, e che ci ha portato un pò a zonzo, facendoci vedere principalmente chiese (tutte chiuse per l'ora "tarda", ovvero le 11 del mattino).
Siamo comunque riusciti a salire sul campanile della cattedrale cattolica in Harnet Avenue per ammirare il panorama della città.
Cattedrale e chiese copte non sembrano un granchè, il mercato è chiuso perchè è domenica, e perfino nella stazione ferroviaria manca il famoso treno a vapore, sempre perchè di domenica dovrebbe essere attivo sulla breve linea restaurata, fino a Nefasit.
Filippo, che è di origine etiope, mi ha raccontato dei suoi studi di zoologia e delle difficoltà per la gioventù locale nel trovare lavoro.
Pare che qui il servizio militare non abbia una durata prestabilita, e che si rischi di partire e tornare anche dopo sette anni (!), sicchè o si studia, o si scappa all'estero.
Dopodichè ha "sparato alto", e mi ha chiesto di pagargli un Oxford Dictionary (48 euro) per aiutarlo a studiare: quanto meno è stato originale e non ha fatto la solita lagna per le medicine della madre/moglie/sorella, sicchè gli ho dato 400 nakfa (20 euro, pure troppi, ma almeno incrementiamo l'economia locale dando soldi a chi ha un minimo di capacità imprenditoriale...) e me lo sono tolto di mezzo.

La Cattedrale

Il Tribunale

Il Ministero dell'Istruzione

Dopo una sosta all'albergo, abbiamo proseguito la passeggiata per Asmara, ammirando i bei palazzi costruiti in epoca fascista e dal caratteristico stile littorio, finchè la stagione delle piogge ci si è parata davanti con un muro d'acqua ed un black out cittadino di un'ora e mezzo, che abbiamo trascorso al riparo dentro una galleria di negozi su Harnet Avenue.
Tornata la luce, siamo andati a cena all'Hamasien Restaurant (nulla a che fare con l'omonimo albergo), dove per 170 Nfa abbiamo mangiato buoni piatti locali.
Se di giorno si gira in maglietta, la sera fa freddino e una felpa sembra non bastare: in fin dei conti, siamo a quasi 2.400 metri!

Il municipio

Banca di Eritrea (ex Banca d'Italia)

La moschea

Asmara, 13 agosto

Dopo una breve colazione al Caffè Asmara, su Harnet Avenue, siamo andati a chiedere i permessi per i giri fuori città nell'apposito ufficio (anch'esso sulla strada principale).
I permessi costano 20 Nfa per persona, e saranno pronti nel pomeriggio.
In Eritrea servono i permessi da parte dello Stato per andare ovunque, in modo tale che il regime - perchè di regime socialista si tratta, con un presidente/dittatore - possa controllare ogni spostamento degli stranieri sul territorio.
Abbiamo poi completato il "percorso 2" proposto dalla Lonely Planet, interrotto ieri per il fortunale, e abbiamo camminato anche per il "percorso 3".
Siamo quindi, alla fine, riusciti a vedere tutto quanto ha di bello questa città, a metà tra Sabaudia e Centocelle, che potrebbe benissimo sembrare una città italiana del meridione, se non fosse per la popolazione nera.
Numerose le insegne in italiano, lingua peraltro parlata dalla maggior parte della popolazione anziana, che passeggia dignitosamente per le vie (gli uomini quasi sempre in giacca, come usava una volta).
La città è praticamente divisa in due settori da Harnet Avenue, che scorre diritta da est a ovest (o viceversa, naturalmente): a sud c'è la elegante zona dei villini liberty, circondati da siepi di bouganvilles e posti su piccoli rilievi, mentre a nord c'è la zona più "africana", con edifici sempre costruiti secondo stili italiani, ma di minor pregio (è la zona commericale, con il mercato e la maggior parte dei negozi).
Diversi i cinema, tutti in pieno stile razionalista e tutti molto grandi (il cinema Impero pare abbia ben 1.800 posti a sedere), alcuni con ancora esposti i manifesti di b-movies italiani degli anni '70.

Sembra proprio

di stare in Italia...

Il teatro

Cinema Impero

Cinema Roma

Cinema Odeon

Il "Tagliero"

L'Alfa Romeo

Manifattura tabacchi

Il mercato coperto

Peccato mancasse l'acqua alla fontana...

Il palazzo della posta...

...ed il suo bellissimo interno

Nel pomeriggio abbiamo ritirato i persmessi all'ufficio del Ministero del Turismo e abbiamo provato ad organizzare la gita a Kohaito e Senafe con la Travel House International, il cui simpatico titolare - che parla benissimo l'italiano, avendo vissuto e studiato per sette anni a Milano - non ci ha però saputo dare una risposta definitiva, avendo a disposizione al momento solo un pullmino per turisti e non una jeep.
Alla Explore Eritrea, invece, ci hanno chiesto 350 dollari per un giro di due giorni, con pernotto a Senafe.
Indecisi sul da farsi, abbiamo rimandato la decisione a domattina e siamo andati a cena al Milano Restaurant (161 Nfa in due), dove la mia compagna di viaggio ha persino provato le lasagne, ritenendole buone ma un pò piccanti.


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