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Senafe, 15 agosto
Tekle, l'autista che ci porterà in giro per i prossimi due giorni, è lo stesso che ha accompagnato gli autori di una serie di documentari sull'Eritrea visti su Marcopolo proprio prima di partire: è puntuale alle 7, e ci conduce - via Dekemhare, posto abbastanza insulso - dapprima alla Valle dei Sicomori, ove fanno bella mostra di sè questi grossi alberi dalla chioma gigantesca, vecchi di secoli. |
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| Siamo poi passati da Adi Keyth e dal suo vivace mercato, per poi lasciare la strada ed inoltrarci attraverso il verde intenso dei campi d'orzo fino ad un villaggio dove tiriamo a bordo una guida per il sito di Kohaito. |
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Il mercato di Adi Keyth |
| Questi prima ci porta, con una
passeggiata di circa mezz'ora tra andata e ritorno, su di un costone roccioso
ove sono delle piccole pitture rupestri in un anfratto che serve da riparo
alle capre. Di Kohaito, città risalente all'epoca axumita, rimane ben poco, e quel poco che c'è è sotto terra (come ad Axum stessa, peraltro). Spuntano solo quattro gruppi di quattro colonne, una tomba, ed una diga che ha permesso agli abitanti del villaggio di usufruire ancora oggi di una cisterna per l'irrigazione. |
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Bisogna arrivare laggiù... |
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Uno dei templi di Kohaito |
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La "tomba egizia" |
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La cisterna |
| Siamo alla fine arrivati a Senafe,
tutt'altro che ridente cittadina, pesantemente bombardata nel 2000 dall'aviazione
etiope e ancora semidistrutta, con dei cartelli all'ingresso della città
che avvisano di stare attenti a mine e residuati bellici sparsi in giro. Qui abbiamo preso alloggio nel Mama Roma Hotel, che pare essere il meno peggio della città ma che ha comunque degli standards qualitativi abbastanza bassi; è per una sola notte e ci adatteremo, sperando bene. La corrente elettrica è fornita in città solo ed unicamente dalle 19 alle 22, per cui credo che trovare qualcosa di fresco da bere sarà praticamente impossibile. Siamo andati al locale ufficio governativo per far controllare il permesso, e lì un milite ci ha detto che fino a ieri si poteva arrivare a Metere, ma da oggi niente da fare. Allora Tekle si è dato da fare chiedendo al comandante del posto di consentirci di visitare ugualmente il sito archeologico (che si trova a 2 km circa da Senafe verso la vicina frontiera con l'Etiopia), finchè abbiamo ottenuto l'agognato permesso. Dopo un giro per le strade polverose fino al mercato polveroso siamo rientrati per riposare, chiedendoci che si potrà mai fare qui per passare il tempo fino all'ora di cena. |
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Benvenuti a Senafe... ma occhio alle mine! |
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Senafe dopo i bombardamenti etiopi |
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Il mercato |
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Il pasto serale è stato
consumato al ristorante del Momona Hotel (l'albergo è stato bombardato,
ma il ristorante sul retro funziona ancora), dove in fin dei conti non
abbiamo mangiato male e ho persino trovato una bottiglia di acqua fredda
a puntino (186 Nfa compresa la cena dell'autista, che in teoria sarebbe
compresa nel prezzo di 300 dollari, ma per pochi spiccioli non ci è
sembrato il caso di sollevare una questione). Una nottataccia, grazie al
continuo scroscio di acqua nel cortile (una perdita dal serbatoio dei
bagni) e all'ululare dei cani in città. |
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Senafe vista da Metere |
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La stele del sole e della luna |
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Fatte di corsa le foto perchè
la nebbia stava avanzando, abbiamo deciso di intraprendere la scalata
dell'Amba Metere, uno dei massicci rocciosi che dominano Senafe. |
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La scalata all'Amba Metere |
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Il panorama dall'alto |
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Scesi dalla roccia e dati 100
Nfa (in tutto) e una manciata di penne alle due giovani guide, siamo ripartiti
per Asmara, con una deviazione per Hebò, villaggio sperduto cui
si arriva con una strada sterrata che parte dalla Valle dei Sicomori. |
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La chiesa di Hebò |
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Tornati ad Asmara, abbiamo
visitato il cimitero italiano, più grande di quanto ci aspettassimo,
anche se la visita si è limitata (sotto la pioggia) a quello militare,
abbastanza ben tenuto ma meno di quello di Keren. |