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Massawa, 17
agosto
Taxi fino alla stazione degli
autobus (50 Nfa) e piccolo bus per Massawa (100 Nfa in due, compresi
i bagagli sul tetto). |
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La "strada degli Italiani" e la ferrovia |
| Arrivati nella zona "continentale"
di Massawa, dopo essere passati per una estesa e polverosa bidonville, abbiamo
preso un taxi che per 50 Nfa ci ha portati al Red Sea Hotel, che - costruito
da un architetto italiano sull'isola di Taulud, dovrebbe essere il migliore
della città (visto che il Dahlak Hotel è chiuso per ingrandire
la struttura ed è oggi un vero e proprio cantiere), ma le cui stanze
- comunque tenute malino per la categoria cui vorrebbe appartenere - si
sono rivelate dotate di un'aria condizionata dal funzionamento totalmente
insufficiente. Malgrado il direttore avesse promesso di far risolvere il problema in giornata, il divario di temperatura tra la primaverile Asmara e l'inferno locale era tale da farci scegliere di abbandonare l'albergo e portare i bagagli 500 metri più in là al Central Hotel, dalle stanze meno pretenziose ma dal condizionatore funzionante (463 Nfa a notte la doppia). Siamo anche stati fortunati a trovare una stanza, perchè nel weekend molti eritrei vengono a Massawa per andare al mare. Siamo caduti in catalessi fino al tardo pomeriggio, quando siamo usciti per una passeggiata per l'isola di Taulud e ci siamo resi conto di quale disastro abbia portato qui la guerra (Massawa è stata bombardata a causa del porto) e di quanto pochi siano stati gli sforzi (o le possibilità?) di ripristinare quello che una volta doveva essere un bel posto. Il palazzo imperiale è stato bombardato e ha la cupola sventrata, e i tentativi di avere informazioni presso l'adiacente Eritrean Shipping Lines sul loro albergo alle Isole Dahlak sono stati frustrati da un impiegato che con uno scarsissimo inglese ci ha invitato a rivolgerci al Diving Center. Qui ci hanno confermato i prezzi che già conoscevamo per le escursioni alle Dahlak (9.500 Nfa per il primo giorno entro le 25 miglia e 4.000 Nfa per ogni giorno successivo, con una barca per 8 persone), e ci hanno detto che il Luul Hotel - l'unico presente sulle isole - è chiuso per ristrutturazioni. Siamo rimasti d'accordo per sentirci domani per organizzare un giro, e siamo andati alla ricerca di Villa Melotti, di proprietà dei fabbricanti dell'omonima birra ora nota come "Asmara". Quella che - stando alla Lonely Planet - doveva essere una delle più belle ville del mondo, però, non c'è più, e anche le altre ville italiane sono abbastanza in rovina (scoprirò al mio ritorno in Italia che Villa Melotti è stata rasa al suolo per ordine del dittatore, il quale voleva espropriarla a prezzo vile e che - urtato dal fatto che il vice ambasciatore italiano si fosse interessato della cosa, lo ha fatto arrestare e cacciare dall'Eritrea, dopodichè per capriccio ha deciso che la villa doveva essere distrutta). Passati sull'altra isola di Massawa, siamo andati a cena al ristorante Sellam (noto anche come Dankalo), ove per 235 Nfa abbiamo mangiato uno strepitoso e abbondantissimo pesce al forno con pane tipo "chapati". |
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Il palazzo imperiale (o ciò che ne rimane) |
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Il forno del ristorante Sellam |
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Buono, e tanto! |
| Massawa, 18 agosto
Nonostante gli accordi, nessuno
del Diving Center si è presentato stamattina al nostro albergo,
sicchè abbiamo chiamato Saba, una signora eritrea che vive a Parma,
conosciuta all'aeroporto di Fiumicino, che gentilmente ci ha accompagnato
alla spiaggia davanti al Gurgussum Beach Hotel, a qualche chilometro di
distanza da Massawa. |
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Sulla spiaggia di Gurgussum |
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Massawa, 19 agosto Oggi ci siamo accodati con
il Diving Center per una gita a Green Island (70$). |
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Green Island |
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Facendo snorkelling il tempo
è passato rapidamente, il caldo non si è sentito, e la scorta
d'acqua è stata intaccata solo minimamente. Massawa, 20 agosto Oggi, finalmente, giro per
la città - dopo tre giorni ancora non eravamo riusciti a vedere
di giorno l'isola con le case più antiche - per le foto di rito. |
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La vecchia moschea (bombardata) |
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Il palazzo della Banca d'Italia |
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Uno dei pochi balconi in legno rimasti |
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L'Hotel Torino |