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Dahret, 21 agosto

Finalmente alle Dahlak!
Il paradiso dei paradisi dei sub è effettivamente quel che si dice in giro.
Quelli del Diving Center ci sono venuti a prendere con un pickup, abbiamo comprato l'acqua e un pò di banane (loro provvedono al ghiaccio, alla legna, e a pescare del pesce), abbiamo compilato i moduli per i permessi governativi (320 Nfa per uno) che il Diving Center ha provveduto a prendere, e siamo salpati a bordo della stessa barca che ci ha portato all'Isola Verde, il Segen 1, che in un'ora di navigazione - e dopo aver passato il controllo dei permessi alla "polizia portuale" presso il faro - ci ha portato all'isola di Dahret, più indicata dello snorkelling (a dire del pilota) rispetto a Dissei, dove invece il reef si trova a quasi 20 metri di profondità.
Sbarcata tutta l'attrezzatura, ci siamo infilati maschera e pinne e ci siamo immersi.

La spiaggia di Dahret

L'acqua è calda ma non bollente come a Gurgussum, la visibilità abbastanza buona, avanziamo dalla riva con il fondale basso e sabbioso dove si vedono solo un mucchio di paguri.
Più in là i primi coralli, sparsi tra la sabbia con dei rari pescetti intorno.
Ancora pochi metri, e all'improvviso il mondo circostante esplode in una miriade di colori, fissi ed in movimento: un giardino fiorito con tanto di aiuole, alberi, palme, siepi, popolato da abitanti in livree diverse solitari, a coppie, in gruppi di decine o di centinaia, grandi un metro e mezzo o piccoli due centimetri.
Ho fatto snorkelling a Bir Ali nello Yemen, a Hurgada in Egitto, in Oman, in Sri Lanka, perfino (?) in Italia, ho visto diversi documentari sulla vita subacquea, ma non ho mai visto la molteplicità di specie di coralli che ci sono qui alle Dahlak: morbidi e duri, a forma di sassi o di alberi, blu, verdi, gialli, rossi, viola, e via discorrendo.
Ho scoperto di essere rimasto in acqua per delle ore, senza mai annoiarmi: che bello!
Alla fine della giornata siamo tornati su questa isoletta piccola, piatta e quasi deserta, se non fosse per una colonia di uccelli e qualche paguro, ci siamo lavati con l'acqua minerale e le salviette umidificate, rivestiti (poco, visto che comunque fa abbastanza caldo), e abbiamo mangiato una zuppa di pesce un pò insipida preparata dal pilota e dal suo compagno pescatore/cuoco con i pesci pescati mentre noi eravamo in acqua (nessuno aveva pensato a portare del sale o dell'altro condimento).
A dormire presto, nei sacchi a pelo lasciati aperti per via del vento caldo, e nottata che si preannuncia (quasi) insonne.

Coralli....

... e coralli...

... e coralli

Si pesca la nostra cena

Massawa, 22 agosto

La mattina alle 7 altro bagno, e poi trasferimento con la barca nei pressi di altre due isolette vicine a Dahret, una dal fondale di scarso interesse (ma nel tragitto abbiamo visto un paio di mante), e l'altra dai coralli meno belli di Dahret ma più popolati da pesci più grossi.
Ho fatto diverse foto subacquee con una macchinetta da pochi euro comprata lo scorso anno con la rivista "L'Airone", speriamo che la riuscita sia - se non buona - almeno decente.
Siamo poi tornati a Dahret, per vedere il reef sull'altro lato dell'isola, e poi all'una ci siamo mossi per tornare a Massawa in tempo per evitare il vento causato dai temporali sull'altopiano di Asmara.

Alba a Dahret

Una manta di passaggio

Al Diving Center abbiamo pagato, dopodichè si sono rifiutati di darci un passaggio con la macchina fino all'albergo (cosa che avrebbe richiesto non più di cinque minuti tra andare e tornare), e quindi ci siamo dovuti incamminare con tutta la roba in spalla.
Abbiamo preso alloggio nuovamente al Central Hotel, dove siamo stramazzati sul letto distrutti da sei ore di nuoto.
Ho cenato, ancora una volta, al Sellam, dove ho incontrato un viaggiatore solitario di Monza, in attesa di trovare compagni per dividere la spesa di un giro alle Dahlak.


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