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Chenek, 1 gennaio 2006

Siamo partiti alle 7, dopo una notte insonne per la rabbia causata dalla rottura dell'iPOD, alla volta del parco nazionale dei monti Simien.
Giunti a Debark, il paese prima del parco ove sono gli uffici amministrativi, grosse discussioni con Elias, il quale diceva che siccome nel programma scritto dalla Sami Tours c'era scritto che avremmo dovuto pernottare al campo di Sankaber (più vicino a Debark e per lui più comodo), non potevamo andare fino a Chenek, che avevamo reputato migliore come posto per panorami ed animali avvistabili.
Gli ho opposto che il contratto parlava di "auto, autista e carburante per 17 giorni", senza far menzione delle distanze da percorrere, sicché non rompesse i coglioni.
Dopo una telefonata al suo boss ad Addis Abeba, ha finalmente chinato il capo: servirà a qualcosa esercitare una certa professione, no?
D'altro canto, si sa che quando si prende una macchina con autista si deve mettere subito in chiaro chi comanda, sennò si diventa dei pacchi portati qua e là.
Sta di fatto che dopo tre ore di sterrato eravamo a Chenek, con gli obbligatori guida e scout armato di kalashnikov (il tutto, un pernotto nella mia tenda compreso, per 360 birr in due).
Abbiamo fatto un brevissimo trekking - siamo a più di 3.600 metri, e la mia compagna di viaggio soffre parecchio l'altitudine - durante il quale siamo però riusciti a vedere parecchi babbuini e stambecchi.
Siamo stati costretti a cenare prima delle 18, ora del tramonto, perché poi il freddo ed il buio sono calati implacabili, costringendoci a rintanarci nella tenda, immersi nei sacchi a pelo con tanto di maglione addosso.

Simien

Mountains

National

Park

Stambecco

Babbuino


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