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Wukro, 4 gennaio
Partenza prima dell'alba,
destinazione tempio di Yeha: 50 birr a testa sono decisamente tanti
per questo "coso" e per il "museo", ove ci fanno
vedere i soliti libri "antichi", nelle cui illustrazioni,
ad un certo punto, compare un uomo che regge in mano
un fucile! |
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Il tempio di Yeha |
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L'arido Tigrai |
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Era in programma
un pernotto ad Adigrat o Makallè, ma siccome le chiese rupestri
del Tigrai sono proprio nel mezzo tra le due città, per risparmiare
tempo e chilometri ci siamo fermati a Wukro dove, dopo una lunga ricerca
per un posto decente dove dormire, tra molte topaie adibite per lo più
ad alcove di incontri occasionali, abbiamo scovato la Lwam Pension, una
parte della quale ancora in costruzione, e della quale sembriamo essere
i primi clienti: 50 birr a notte, una doccia calda, ed una stanza pulita
(se non altro perché non vi ha ancora dormito nessuno).
Si trova, peraltro, proprio dietro l'ufficio del turismo del Tigrai (all'altezza della stazione dei pullman e del distributore Total, dall'altro lato della strada), dove abbiamo programmato una visita a tre delle chiese rupestri della zona per domani. Wukro è una piccola cittadina, tutta sviluppata lungo la strada che da Adigrat porta a Makallè; parecchi bar, qualche pasticceria, degli hotel-bordelli, pochi edifici in stile italo-coloniale. Per la cena Elias ci ha consigliato un ristorante dall'altro lato della strada dove, scarsissimamente illuminati, abbiamo consumato del cibo scadente ad un prezzo esoso: 46 birr! Saranno pure 4 euro e mezzo in due, ma considerati i prezzi standard che abbiamo pagato finora è un vero ladrocinio ai danni del turista straniero, e la cosa mi fa decisamente girare le palle. Wukro, 5 gennaio Partenza alle 7,30 con Elias,
la guida Yohannes (ex giornalista che ha lavorato anche con un'agenzia
francese, per cui parla quanto meno tigrino, amarico, inglese e francese,
e-mail: abegazz@yahoo.com; telefono 00251.0344.430340; cellulare 00251.0914.701308),
e un ragazzo "praticante guida". |
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Lassù? Ma sul serio? |
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Arrivati (in
compagnia di ragazzi e ragazze locali, per i quali eravamo una sorta di
attrazione dato che quassù vengono tra i 3 e i 7 turisti al mese)
dopo una ripida salita alla base della roccia, abbiamo dovuto proseguire
togliendoci le scarpe da trekking, poiché i piedi nudi - come ci
ha spiegato la guida ed abbiamo effettivamente constatato - hanno una
migliore presa in questo tipo di situazioni, ovvero di vero e proprio
free climbing.
Ci siamo infatti dovuti inerpicare su di una parete verticale, utilizzando delle fessure praticate nella roccia nel corso del tempo, giungendo alfine al livello della chiesa, che è scavata nel lato opposto e che si raggiunge con uno stretto passaggio tra la parete rocciosa e uno strapiombo di qualche centinaio di metri. Da una bassa porticina si entra dentro la parete, e ci si trova in un ambiente scavato all'interno della roccia a mò di vera e propria chiesa, con tanto di colonne e due cupole. Gli affreschi - soliti temi dell'arte religiosa copta - sono ben conservati, e bisogna ammettere che tra ascensione, panorama e chiesa ripagano decisamente la gita. A proposito di pagare, la guida ci costa 150 birr, e l'ingresso nelle chiese 20 birr a persona, più 10 di mancia al prete. |
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Si sale così |
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Panorama dall'alto |
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Siamo ridiscesi
per la medesima via, che in fin dei conti ho trovato più divertente
che faticosa (la mia accompagnatrice, considerati i 2.780 metri, un po'
meno).
Da lì siamo passati alla chiesa di Debre Tsion Abraham, l'accesso alla quale è dato da un percorso in ripida salita, in pratica un'infinita e sconnessa scalinata: un'ora dopo la partenza siamo arrivati in cima alla montagna, anche stavolta accompagnati da bimbetti locali. La chiesa è scavata davanti ad una sorta di terrazza panoramica naturale, la cui visuale forse mi ha rapito più della chiesa in sé. Vedere per credere. Debre Tsion Abraham è parecchio rovinata per via delle infiltrazioni di acqua (ma si sta costruendo un nuovo tetto), e le pitture sono oramai un lontano ricordo. Da notare che i monaci stavolta hanno preteso il pagamento in anticipo: io già li considero degli improduttivi parassiti della società, figuriamoci quanto possa essere cresciuta la mia stima nei loro confronti quando mi sono visto chiedere i soldi prima e - nonostante la mancia in aggiunta - pure dopo! Faticosa discesa, anche per il peso della precedente scalata ad Abuna Yemata Guh, e ritorno verso la città, con tappa alla chiesa di Abraha Atshea, che è facilmente accessibile in quanto lungo la strada: ci si ferma proprio sotto con la jeep. Di questa chiesa ho notato più lo stile architettonico che le - poche - pitture affrescate. Doccia obbligatoria al ritorno, e buona cena per 35 birr al ristorante del Wlaelo Hotel, sotto un particolare grosso tukul di fibre vegetali intrecciate. |
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Debre Tsion Abraham |
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Abraha Atshea |
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Affresco all'interno |