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Mille, 8 gennaio

Partiti da Lalibela alle 7, abbiamo potuto osservare il panorama che offriva la strada fatta al buio all'andata.
Nello scendere verso Woldia uno dei vetusti copertoni della jeep ha ceduto, con un grosso foro sul battistrada ormai inconsistente.
Manco a dirlo, il cric in dotazione non era adatto, e siamo riusciti a sostituire la ruota solo con l'intervento di un'altra jeep di passaggio.
Pranzato a Woldia, abbiamo preso la strada per Mille, sulla quale scorre tutto il traffico di mezzi pesanti che va da Gibuti verso Makallè.
"Una strada nuova, molto buona", aveva affermato Elias, e ci ritroviamo sull'ennesimo sterrato, seppur tutto dritto in mezzo alla parte meridionale del deserto della Dancalia.
Gli Afar che lo popolano girano vestiti con una sorta di pareo gli uomini, e con vestiti coloratissimi le donne; gli uni sono armati di fucile mitragliatore e - a volte - di sciabolone, le altre di un'impenetrabile ed altera bellezza.
Lungo la strada, scimmie, cammelli, e tanta, tanta polvere alzata dai camion di passaggio: ormai la mano destra presenta quasi dei calli nei punti in cui struscia - da chilometri e chilometri - sulla tappezzeria della portiera quando devo chiudere di fretta il finestrino.

E pensare che all'andata era buio...

Verso Woldia

E questa sarebbe la "strada nuova, molto buona"?

La desolata Dancalia meridionale

Sta di fatto che verso le 17,30 siamo arrivati a Mille, con una marmitta persa per la via ed un faro cadente: anche la nostra Land Cruiser comincia ad averne abbastanza.
La Lonely Planet indica un unico albergo, il Park Hotel: "è pulito e ha un discreto ristorante".
Non conosco i gusti dell'autore di questa guida, ma il posto offre delle minuscole stanzette dai vetri rotti e dalle zanzariere lacerate, ognuna con uno stanzino microscopico e maleodorante nel quale convivono - una sopra l'altro - una doccia ed un buco nel pavimento che funge da cesso alla turca, il tutto per 40 birr.
Per 20 birr, invece, ci consentono di piantare la tenda nel cortile-aia ove vediamo polli, capre ed un somaro, e di utilizzare lo splendido servizio igienico sopra descritto.
Il ristorante è covo di camionisti di passaggio e di puttane, che tracannano birra ascoltando pop locale a volume strappa speaker, ma il cibo non è male.


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