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Harar, 9 gennaio

All'alba ripieghiamo la tenda e, senza neanche lavarci i denti, fuggiamo verso Harar.
Finalmente la strada è di puro, bellissimo asfalto!
Passiamo attraverso il parco nazionale Yangudi-Rassa, e dalla jeep vediamo marabù, scimmie, struzzi, uccelli di varie dimensioni e specie, tutto in un territorio arido e desolato, dove degli Afar spuntano ogni tanto dal nulla per recarsi in un altro nulla, magari distante chilometri.
Entriamo pure a Gedamyto, un villaggio di contrabbandieri somali, dato che Elias cerca un lettore CD portatile, e ci portano in un paio di baracche dove c'è accatastato di tutto: lettori DVD, televisori, ricevitori satellitari, autoradio, phon, pile, e chi più ne ha ne metta!
Curioso come, in un Paese dove non si butta niente e si ricicla tutto, e dove infatti non si trovano molti rifiuti per strada, qui si possano all'improvviso vedere svolazzare centinaia di sacchetti di plastica colorati: ma io, forte dell'esperienza in Yemen lo scorso anno, conosco già il motivo.
Nella zona si mastica il qat (che qui si chiama chat), che viene venduto - per l'appunto - nei suddetti sacchetti, che poi vengono abbandonati per strada.
Lungo la strada posso infatti vedere le numerose coltivazioni, che qui sono in filari più bassi di quelli yemeniti, ma più numerosi.
Il percorso oggi è molto lungo, circa 600 km, e dalla pianura di Mille si inerpica tra le montagne, fino a raggiungere un passo a 3.122 metri e poi ridiscendere.

Marabù alle prese con i sacchetti di plastica

Yangudi-Rassa National Park

Si ricomincia a salire

Mercato a Kulubi

Harar si trova a 1.860 metri, è giorno di mercato, e c'è quindi per strada parecchio casino.
Per giunta, l'Hotel Belayneh (che abbiamo scelto anche se abbastanza caro, 138 birr a notte, dopo lo "shock" di Mille) si trova proprio davanti al c.d. "mercato cristiano", appena fuori le mura della città vecchia, e la jeep avanza facendosi a fatica spazio tra folla, bancarelle, ed animali vari.
Nell'albergo non vi è traccia di telefono e TV nelle stanze come invece riportato dalla Lonely Planet, l'acqua è poca e razionata dalle 6 alle 8 e dalle 18 alle 22, ma almeno la stanza appare decentemente pulita e spaziosa.
Abbiamo fatto un rapido giro per il mercato e poi siamo rientrati per la cena - abbastanza buona - nell'albergo, al prezzo di 44 birr.

Harar: il "mercato cristiano"

Sale e spezie: i sapori qui non mancano!

Harar, 10 gennaio

Oggi è un giorno festivo per i musulmani (una festa particolare, dato che non è nemmeno venerdì), e tutti i negozi della città sono chiusi.
La gente, vestita più o meno a festa, se ne va in giro sulla strada principale, ma l'effetto dato dalle botteghe chiuse non è piacevole.
Harar è decisamente "sgarrupata": le case sono ridotte molto male, e le stradine hanno un alto tasso di sporcizia; certo, il fatto dei negozi chiusi non aiuta nella valutazione, ma non credo che la loro apertura comporti strade meno sudice.
Alcune abitazioni mostrano i segni di un fasto remoto, e tra esse spiccano la casa di Ras Tafari, ove il Negus Haile Salassie passò la sua luna di miele, e quella - presunta - di Rimbaud, restaurata e molto bella.
Quest'ultima è una sorta di museo, pieno di fotografie dell'Harar dei "bei tempi" (che appariva di gran lunga migliore rispetto ai nostri giorni), e di citazioni del poeta francese che dimorò in città per un certo periodo.

A spasso per Harar

La "casa di Ras Tafari"

La "casa di Rimbaud"

L'interno

La veranda

Una casa Aderè

Prima di cena siamo andati a vedere una delle attrazioni della città, ovvero il pasto delle iene: le simpatiche bestiole sono oramai abituate a ricevere cibo ad una certa ora, e si presentano puntuali.
Un tizio con della carne in un cesto le chiama, e le nutre mettendo la cane su di un bastoncino: anche io mi sono cimentato, e hanno mangiato come dei cagnolini.
Sarà una cosa turistica, ma l'ho trovata divertente.
Cena ancora in albergo ma stavolta, anziché il robusto (ancorché ottimo) piatto nazionale etiopico di ieri sera, mi sono limitato a fettina con patate e carote.
Stasera la tipa ha fatto fuori una blatta di 10 centimetri che andava a zonzo per la stanza: meno male che il Balayneh è uno dei due migliori alberghi di Harar!

La pappa!


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