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NUBIARCHEO (Sudan 2009-2010)

© Alessandro Scarano 2010

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Khartoum, 27 dicembre 2009

Erano almeno un paio d'anni che tenevo "sotto osservazione" sul sito internet di Avventure nel Mondo questo "Nubia Sudan", il cui programma prevede un giro a nord di Khartoum per andare a vedere - principalmente - i siti archeologici relatvi alla civiltà dei c.d. "faraoni neri".
Quest'anno, complice una serie di circostanze, ho preso la decisione e sono arrivato qui in un gruppo di 10 persone, con la non felicissima prospettiva di trascorrere tutte le notti fuori dalla capitale in tenda e senza lavarsi in modo appropriato e consono al caldo ed alla polvere che troveremo.
Siamo arrivati alle 4 del mattino (volo Egyptair via Il Cairo) all'Hotel Sharga (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.), con stanze abbastanza ampie e pulite, dotate di frigo e tv satellitare e - cosa non trascurabile - di acqua calda, per fare un breve riposo e ripartire con un pullmino alla volta di Omdurman, un centro abitato nei pressi di Khartoum (praticamente appena passato uno dei ponti sul Nilo).
In realtà tra Khartoum e dintorni non è che ci sia molto da vedere, e bisogna pure stare molto attenti a ciò che si fotografa.
Vista la "casa del califfo" ed il mausoleo del Mahdi (quest'ultimo da fuori, dato che ai non musulmani non è concessa l'entrata ed era comunque chiuso), siamo andati a fare un giro per il mercato di Omdurman, che non offre alcunchè di interessante e dove abbiamo quasi faticato per trovare una specie di "tavola calda" per mettere qualcosa sotto i denti.
Sta di fatto, però, che nonostante gli avvertimenti inviati via mail dal capogruppo già in Italia, alcuni si sono fattti prendere la mano e si sono messi a fotografare tutto e tutti con macchine tutt'altro che discrete, dotate com'erano anche di vistosi obiettivi professionali.
Il risultato è stato che ad un certo punto la polizia ci ha praticamente sequestrati, sostenendo che avevamo fatto foto senza permesso e volendo vedere tutto ciò che avevamo ripreso.
Alla fine ci hanno lasciati andare, ma ci hanno fatto perdere almeno un'ora e mezzo.
Siamo poi tornati a Khartoum per visitare il Museo Nazionale, abbastanza interessante anche per via dei tre templi trasportati interamente dai loro luoghi d'origine nel giardino del museo, ma un pò troppo buio all'interno.
Cena buona ed abbondante da Amwaj (Amarat - Africea St., accanto al negozio Adidas) per 23 pound l'uno (circa 8 euro).
Domattina arriveranno le jeep che ci porteranno al nord, per vedere finalmente le vere mete di questo viaggio.

Musawwarat-es Sufra, 28 dicembre

Spesa di frutta, ortaggi, bombola del gas per il fornello da campo, bidone per l'acqua ed altri accessori utili prima della partenza al mercato di Khartoum North, altro grosso sobborgo della capitale, e poi via verso la 6^ cateratta come prima tappa.
Qui ci siamo fermati ad una specie di punto di ristoro lungo il Nilo, attrezzato con tavoli sotto delle tettoie che fornivano ombra e con la possibilità di farsi cucinare qualcosa.
Noi però ci siamo limitati a sfruttare tavolo ed ombra, perchè Avventure nel Mondo ci ha fornito di una "cassa cucina" con cibo italiano bastante per colazione, pranzo e cena (e pure qualcosa in più) per tutti i giorni del viaggio, considerato che fuori da Khartoum non dovremmo trovare altro da mangiare che legumi.
Una volta finiti i nostri panini col formaggio e delle banane prese al mercato, e salutato un gruppo di austriaci pure fermo lì a mangiare, abbiamo fatto per andarcene, ma il capovillaggio (o quel che era) ha preteso (e peraltro ottenuto) un pagamento sostanzioso per l'utilizzo dell'area.
Usciti dalla strada asfaltata, abbiamo iniziato a prendere confidenza con lo sterrato (e con la polvere) e siamo giunti a Musawwarat-es Sufra, dove sorgono due templi in mezzo al nulla (uno dei quali, il c.d. "Tempio del Leone", ricostruito negli anni '60), molto suggestivi alla luce del tramonto anche se non eccezionali per chi si è già fatto un giro in Egitto.
Piantiamo le tende in un wadi lì vicino, a debita distanza (circa 500 mt.) da altre tende che presumiamo siano degli austriaci visti questa mattina (rimane il fatto che altri turisti non ne abbiamo visti finora, e che tra le rovine c'eravamo solo noi).
Cena con una buona pasta col tonno, cipolle e peperoni, dopodichè a "letto".
Pensavo che avrebbe fatto più freddo di notte nel deserto, e quindi mi ero attrezzato con sacco a pelo pesante e abbigliamento in microfibra, ma in realtà si dorme in maglietta e con il sacco aperto: meno male!

Meroe, 29 dicembre

Ripassiamo dallo sterrato all'asfalto, e poi allo sterrato ancora fino a Naga, con i suoi due templi: quello di Amon, un pò in rovina, con una doppia fila di arieti in pietra davanti, ed un altro molto bello, del dio leone Apedemak, con incisioni di scena che ricordano una commistione tra cultura egizia ed indiana (divinità con quattro braccia, e serpenti con testa di leone che escono dal fiore di loto).
Visti i templi, passiamo dal mercato della città di Shendi e poi continuiamo per la zona di Meroe.
L'aera archeologica del palazzo imperiale mi lascia un pò deluso in quanto è molto in rovina, ma quando finalmente arriviamo alla zona della necropoli principale non smetto per un momento di fare foto.
Il posto è molto suggestivo, con due serie di piccole piramidi divise da una vallata che - alla luce del tramonto - danno uno splendido spettacolo.
Mentre al palazzo imperiale c'era un gruppetto di turisti italiani, qui non c'è assolutamente nessuno, e possiamo sciamare in libertà tra le rovine senza disturbarci più di tanto mentre scattiamo le foto.
Stabilito il campo nei pressi, una volta cenato ritorniamo nottetempo per vedere il sito alla luce della luna, dopo una breve passeggiata che ha aggirato un altro campo di turisti.

Bayuda Desert, 30 dicembre

Smontate le tende, altra passeggiata per tornare a vedere le piramidi con la luce del mattino, sempre senza la presenza di altri turisti, dopodichè abbiamo fatto provvista di acqua per cucinare e lavarsi in un pozzo vicino e siamo ripartiti, con una sosta al mercato di Ed Damer.
Oggi faremo solo una tappa di trasferimento attraverso il deserto del Bayuda, all'interno della grande ansa del Nilo, una landa quasi desolata di pietre e sabbia, punteggiata da diverse piccole acacie ed abitata da poche persone dedite, per lo più, alla pastorizia.
Piantiamo le tende, facciamo la solita ottima cena (bisogna ammettere che chi si è dedicato ai fornelli ci sa veramente fare) e ce ne andiamo a dormire.
Per fortuna la sabbia è più pesante di quella dove avevamo campeggiato ieri, per cui anche se oggi c'è più vento non si solleva il polverone.

Karima, 31 dicembre

Finiamo di attraversare il deserto di Bayuda per arrivare a Karima, città nei cui pressi visitiamo prima le piramidi di Nuri, più imponenti che belle, realizzate con mattoni crudi e quindi fortemente erose dal vento e dall'acqua (oltre che - molto probabilmente - dai cercatori di tesori).
Dopo Nuri passiamo ai (pochi) resti del monastero cristiano di Ghazali, di epoca medievale, del quale rimangono tracce delle mura e di tre navate di una chiesa.
Giungiamo, infine, al Jebel Barkal, altura rocciosa che domina Karima ed ai piedi della quale vi sono le rovine del tempio di Amon e qualche piccola piramide della necropoli di Napata, oltre al locale museo.
Saliamo fino in cima, da dove si gode un bel panorama del Nilo e si apprezza la pianta dei templi sottostanti: all'andata il sentiero è roccioso, mentre al ritorno siamo scesi per una sorta di duna sabbiosa.
Campeggiamo poco distante, dove non c'è nemmeno un piccolo cespuglio, ed aspettiamo la mezzanotte davanti al fuoco dopo le rituali lenticchie (acquistate in Sudan, niente a che vedere con quelle di Castelluccio...).

Atmur Desert, 1 gennaio 2010

Sveglia alle 5,30, grazie ai muezzin di Karima che, essendo venerdì, si sono sfogati un bel pò.
Dopo colazione siamo tornati al Jebel Barkal per vedere il tempio di Mut, scavato nella montagna, le piramidi della necropoli di Napata ed il picolo museo, dopodichè siamo ripartiti per El Kurru, non prima di aver fatto un pò di spesa al mercato di Karima che, essendo venerdì, era quasi completamente chiuso.
Ciò non ci ha evitato di assistere alla macellazione di due pecore, una delle quali contribuirà alla cena di questa sera.
Ad El Kurru vediamo le due tombe ipogee coperte di affreschi che non saranno al livello di quelle viste in Egitto, ma che qui sono decisamente da apprezzare.
Dopo una sosta per il pranzo (sempre a panini fatti con le cibarie portate dall'Italia) in riva al Nilo siamo andati a vedere i resti di una foresta pietrificata in mezzo ad un paesaggio lunare, e poi siamo ripartiti attraverso il deserto di Atmur in direzione di Old Dongola.
Il deserto è molto bello, e dal campo abbiamo assistito ad uno splendido tramonto.

Mulwad, 2 gennaio

Continuiamo ad attraversare il deserto di Atmur, parallelamente - o quasi, viste le deviazioni necessarie per non insabbiarsi (inutili, talvolta) - al corso del Nilo.
Lo spettacolo che offre questo luogo è molto vario, e si passa dalle rocce nere di origine vulcanica alla sabbia rossa in forma piatta o in dune, con vegetazione scarsissima o nulla.
Su di uno dei rari cespugli c'era un avvoltoio enorme, che purtroppo (e logicamente) si è allontanato in volo appena ci siamo fermati lì davanti.
Abbiamo pure forato una gomma , prima di arrivare alle rovine di Old Dongola, che comprendono un cimitero musulmano con grandi tombe coniche e le rovine di una città e di chiese cristiane in riva al Nilo, dominate da una piccola fortezza.
Old Dongola città invece è un agglomerato di poche e basse case, con un piccolo mercato e gente cordiale.
Abbiamo anche pranzato in un ristorante locale, e il colloquio che ho avuto (con il tizio che ha tradotto per conto del proprietario) per ordinare è stato quasi surreale:
"cosa volete da mangiare?"
"dipende da quello che avete"
"i fagioli li volete caldi o freddi?"
"ah, ecco".
Fatto sta che per un totale di circa 8 euro in dieci persone abbiamo mangiato il piatto nazionale sudanese, ovvero il foul, insieme di fagioli e fave, servito in piatti di metallo dai quali ci si serve - non essendo previste le posate - facendo delle "presine" con il pane.
Da Old Dongola in poi ancora deserto, fino al villaggio di Mulwad, dove numerose ragazzine hanno provato ad intrattenere un colloquio con alcuni di noi ma con scarsi risultati, visto il loro pochissimo inglese ed il nostro praticamente nullo arabo.
Ci accampiamo poco fuori dal paese, declinando l'invito a dormire in una delle case: non è il tetto sulla testa che ci manca, bensì una doccia.
Per ora si va avanti a salviette umidificate o lavandosi a pezzi con acqua di pozzo.

Kerma, 3 gennaio

Totle le tende, abbiamo rifatto un bel pezzo di sterrato per tornare sull'asfalto e da lì altra sabbia per arrivare al sito di Kawa, dove c'era una volta un tempio egizio che è stato scavato negli anni '30 e poi ricoperto di sabbia.
Abbiamo anche trovato all'opera degli archeologi del British Museum che stavano scavando - per poi ricoprirla dopo aver fatto i rilievi - una fabbrica di vasellame del II secolo avanti Cristo.
Da Kawa siamo andati a Silim per fare scorta di acqua e verdure nel locale mercato, dopodichè siamo passati per alcuni villaggi nubiani, fermandoci a mangiare qualcosa sotto un albero davanti al quale c'erano dei rubinetti per l'acqua, il cui serbatoio alla fine abbiamo prosciugato per darci una lavata e riempire il bidone dell'acqua per cucinare.
Alla fine siamo arrivati al sito di Kerma ed al suo bel museo, dove abbiamo conosciuto un'antropologa svizzera al seguito della spedizione archeologica guidata dal professor Charles Bonnet, la quale ci ha detto che forse domattina potremo visitare gli scavi.
Stanotte, per cambiare, alloggiamo presso una casa in mezzo ai campi, dove ho piantato la tenda nel cortile e ho dovuto provare a lavarmi in una doccia senz'acqua, risolvendo il problema con un paio di bottiglie riempite questa mattina al villaggio, ma con il risutato di aver quasi peggiorato la mia situazione di pulizia personale per via della terra presente all'interno della doccia, terra che si è presto trasformata in fango.
Per la cena abbiamo provveduto noi, trasportando dentro la casa i nostri fornelli da campo.

Sabu, 4 gennaio

Siamo andati dapprima agli scavi di Deffufa est, dove abbiamo trovato al lavoro l'assitente del professor Bonnet che ci ha gentilmente spiegato quello che stava facendo l'equipe, ovvero lo scavo della necropoli, e ci ha dato le indicazioni per incrociare Bonnet in persona al mercato di Kerma.
Dopo aver fatto le solite spese di acqua e cibo, abbiamo in effetti incontrato Bonnet, il quale ci ha condotto nel suo "giardino segreto", ovvero gli scavi che sta effettuando in un sito che sarebbe chiuso al pubblico ma che in via eccezionale ci ha mostrato ed illustrato personalmente per un'ora.
Un colpo di culo mai visto, insomma, considerato che Bonnet è accademico di Francia e scava in Sudan da 45 anni...
Poi siamo passati a Tombos, con una statua abbandonata (forse perchè mal riuscita) in mezzo alla mondezza e qualche iscrizione in geroglifico su delle rocce vicino al Nilo.
Continuando verso nord su di uno sterrato polveroso abbiamo visto delle pitture rupestri ed una fortezza turca che domina la terza cateratta.
Peccato che il bel tramonto sul Nilo sia stato funestato dal solito sciame di moschini famelici che ci assale ogni volta che ci si avvicina al fiume.
Campo vicino al villaggio di Sabu in un polveroso wadi, dal quale si sentiva il rombo della cataratta, e spaghetti alle melanzane per cena: ma come ci trattiamo bene, nonostante tutto!

Soleb, 5 gennaio

Abbiamo attraversato il Nilo con un traghetto poco più su della terza cateratta, e ci siamo diretti verso il punto ove trovare una barca per arrivare all'isola di Sai, che sarà il luogo più a nord che vedremo in questo viaggio.
Strada facendo, ci siamo imbattuti in una carovana di cammellieri che percorrevano la dura "pista dei 40 giorni" che va dal Darfur ad Assuan, e abbbiamo pranzato sotto un albero in un villaggio.
A Sai (che è piuttosto grande, tanto che il viaggio in barca per giungere all'attracco dall'altra parte rispetto alla partenza è durato un bel pò) abbiamo visitato le rovine di un monastero cristiano, e abbiamo visto l'inizio di alcuni tunnel che evidentemente collegavano diversi luoghi dell'isola ed erano utilizzati quali vie di fuga in caso di attacco.
Anche qui i moschini non ci hanno dato tregua, e abbiamo dovuto coprirci la testa o dimenare le braccia per cacciare le bestiacce.
Nel tardo pomeriggio la barca ci ha riportato sulla sponda sinistra del fiume, e da lì siamo arrivati dopo il tramonto a Soleb, nella grande casa davanti al tempio egizio dove trascorreremo la notte dormendo finalmente su di un letto.

Maragul, 6 gennaio

Dopo la visita mattutina alle rovine del Tempio di Amon a Soleb, siamo risaliti verso Seddinga per vedere l'unica colonna rimasta del tempio locale, e poi siamo ridiscesi di nuovo attraverso Soleb ed il deserto, incontrando ben due carovane di cammellieri provenienti dal Darfur e diretti ad Assuan, in Egitto, per vendere i cammelli ed acquistare delle stoffe.
Abbiamo visto una tomba rupestre sulla riva del Nilo, siamo passati per diversi villaggi le cui case sono caratterizzate da porte personalizzate con colori e disegni differenti, e poi siamo arrivati al tempio di Sesibi (poche rovine anch'esso).
Abbiamo pranzato in un ristorantino in un villaggio, mangiando zuppa di lenticchie attorniati da gente simpatica e cordiale (come al solito, costituiamo una curiosità per i locali).
Durante una successiva sosta in un altro villaggio siamo entrati in una casa dove due novelli sposi si stavano dipingendo mani e piedi con l'henné (come da tradizione) per poi partire in viaggio di nozze l'indomani verso Khartoum.
Dopo un altro insabbiamento di una delle jeep, abbiamo piantato le tende nel deserto vicino al villaggio di Maragul.

Sahaba, 7 gennaio

Noiosa e polverosa tappa di trasferimento verso Dongola, dove siamo arrivati ormai abbastanza stanchi.
Abbiamo mangiato foul con cipolle in un risorante il cui concetto di igiene era di parecchio lontano dagli standards del mondo civile, e la cui cucina può essere definita lurida solo con un eufemismo.
Avremmo voluto andare in un'oasi nel deserto libico più ad ovest, ma la polizia non ci ha dato il permesso perchè pare che ci siano dei problemi in zona con non meglio identificati "ribelli", sicchè, fatto un giro per le bancarelle del mercato, siamo ripartiti per pernottare nella casa dello zio del corrispondente locale di Avventure nel Mondo.
La casa, nel villaggio di Sahaba, è grande, e piena di gente della famiglia, gente che aumentava con il passare del tempo perchè abbiamo costituito l'attrazione principale per gente che non deve avere molti contatti con il mondo esterno, televisione a parte.
Ci sono anche due grossi frigoriferi, e ne ho approfittato subito per mettere nel surgelatore una bottiglia d'acqua per l'indomani nel deserto.
La cena è stata offerta dalla famiglia, dopodichè tutti a letto (un secondo letto in 12 giorni, non mi par vero).

Tam Tam, 8 gennaio

E' iniziato il trasferimento verso Khartoum.
Lungo la strada non c'è alcunchè da vedere, ma ci fermiamo ad Al Khandaq, una "città morta" di case fatte sempre con mattoni crudi, ma diverse nella forma dalle solite basse abitazioni nubiane viste finora, ed alcune sembravano addirittura signorili, probabilmente di mercanti.
Siamo ripartiti, passando dal mercato semichiuso (è venerdì) di Ed Debba, e siamo andati a mangiare qualcosa (abbiamo ancora delle provviste "italiane" da smaltire) in riva al Nilo, per accamparci infine dalle parti di Tam Tam per l'ultima notte nel deserto.
Stavolta ho cucinato io, e pare che me la sia pure cavata abbastanza bene: l'onore è salvo!

Khartoum, 9 gennaio

Durante il noioso avvicinamento alla capitale, caratterizzato dall'alzarsi del vento che porta polvere in giro (come se durante il viaggio ne avessimo sentito la mancanza), abbiamo fatto sosta per il pranzo in un "autogrill" lungo la strada, dove abbiamo incontrato i primi stranieri da giorni e giorni.
Arrivati a Khartoum siamo prima passati dal mercato dei cammelli e da quello della carne, e poi siamo andati a visitare l'ospedale di cardiochirurgia (l'unica in tutta l'Africa, pare) di Emergency.
Il manager dell'ospedale ci ha accompagnati in giro per il complesso, che ci stupisce per una qualità e pulizia che a Roma non ci sogneremno neppure, ed abbiamo incontrato perfino Gino Strada in persona, che usciva stravolto dalla sala operatoria dopo otto ore di interventi.
Le informazioni ricevute su questo ospedale, realizzato dal nulla e reso operativo in due anni e mezzo (!), mi hanno fatto vergognare una volta di più dell'Italia.
Siamo arrivati finalmente, sfiniti, in albergo dopo aver salutato i nostri autisti, e ci siamo fatto al tanto sospirata doccia.
Cena in un ristorantino vicino all'hotel e, al ritorno, addirittura l'anticipo del sabato Inter-Siena in diretta su Al Jazeera Sport: ovviamente mi sono piazzato sul divano della hall davanti al televisore, alzandomi solo dopo il sofferto 4-3 finale verso mezzanotte e mezza.

Khartoum, 10 gennaio

Stanchezza del viaggio, caldo, sporco, e soprattutto una sorsata d'acqua gelata dopo colazione mi hanno tagliato le gambe, e dopo una camminata fino al museo etnogafico (di nessun interesse per il sottoscritto, naturalmente) ho deciso di tornarmene in albergo a riposare.
Sono riemerso verso l'ora di pranzo, ed ho raggiunto il resto del gruppo per andare a mangiare un panino in una specie di fast food locale vicino alla piazzetta dove sono radunati i negozi di artigianato locale, dove alla fine sono riuscito a trovare il tanto sospirato ciondolo ricordo del viaggio da aggiungere agli altri.
Altra doccia prima di cena (ormai ci ho preso gusto), e poi preparativi per la partenza notturna.

*** *** ***

Bel viaggio, tutto sommato.
I posti da vedere erano interessanti, anche se non imponenti come altrove, ma quel che conta in Sudan è il contesto, ovvero il fatto di poter visitare dei siti archeologici e delle città essendo gli unici turisti in giro.
La gente è amichevole - escluso qualche idiota ad Omdurman, ma tutto sommato il Sudan è governato da una dittatura molto discussa... - e curiosa, e scambierebbe volentieri due chiacchiere se non ci fosse il problema della lingua.
Pensavo che trascorrere tutte queste notti in tenda senza potersi lavare fosse più duro, ma alla fine nel deserto il caldo secco non fa sudare, e con l'acqua dei pozzi ci si arrangia.
Meno male che ci siamo portati il cibo dall'Italia, perchè spesso le possibilità di mangiare erano o nulle (nel deserto) o monotone (fagioli e fave, o fave e fagioli).
Stavolta il gruppo pare essere andato d'amore e d'accordo: è vero che in un viaggio di questo genere è difficile trovare persone non interessate a quello che viene proposto dal programma, ma viste le mie precedenti esperienze con Avventure nel Mondo non si sa mai...