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BIR-MANIA (Myanmar 2010-2011)

© Alessandro Scarano 2011

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Yangon, 27 dicembre 2010

Alla fine siamo arrivati, ma c'è voluto un po'.
Roma-Colombo-Bangkok (con giretto rapido fino al complesso del Palazzo Reale e della pagoda del Budda di smeraldo)-Yangoon.
Sono in giro (per la decima volta) con Avventure nel Mondo, e stavolta devo dire che ho fatto bene: già con loro, che sono abbastanza organizzati grazie ai corrispondenti locali, non sappiamo ad oggi che giro riusciremo a fare, visto che da quando mi sono iscritto il programma è cambiato almeno tre volte, figuriamoci se fossi venuto qui per conto mio cercando di programmare tutto in loco.
Arrivati qui, infatti, abbiamo saputo che “da ieri” l'aeroporto di Kengtung apre solo il sabato per cui, a meno che non si voglia rimanere lì per una settimana (e non è proprio il nostro caso), sono saltati tutti i giri programmati da quelle parti.
Manco a dirlo, sembra una cosa fatta apposta per non mandare turisti in una zona “calda” del Paese, che vede scontri armati tra le truppe governative e quelle guidate da chissà chi.
Nel frattempo, nessuna conferma ci era stata data per gli altri voli interni (necessari per risparmiare tempo e disagio, visto lo stato delle strade interne in Birmania), sicché solo all'ora di cena abbiamo saputo “più o meno” dove trascorreremo le prossime due settimane.
Alloggiamo al Thamada Hotel, abbastanza centrale, del quale mi è capitata una mini suite che però la prima sera ha avuto problemi elettrici, con conseguente doccia fredda ed illuminazione precaria.
Di cucina, salotto e due televisori non saprei che fare, ma tant'è.
Ceniamo, vista l'ora tarda, al ristorante accanto all'albergo (aperto h24), dove principalmente fanno cucina giapponese.
Pasto non male per circa 7 euro: tanto per gli standard locali, ma considerata la situazione generale non stiamo lì a sottilizzare.

Yangon, 28 dicembre

Sveglia comoda per ammortizzare la fatica del viaggio, e partenza verso le 9,30, prima tappa del gruppo il mercato di Bogyoke Aung San, non lontano dall'albergo.
007 Yangon
Nonostante molti degli esercizi al suo interno fossero ancora chiusi, il gruppo ha iniziato le peregrinazioni tra i negozi, mentre io ho deciso di fare un giro nel centro della città per poi tornare a vedere il mercato completamente aperto.
E così, schivando auto e pedoni, buche e scatarri rossi di betel, ho passato un paio d'ore in giro per i marciapiedi ingombri di bancarelle, sono entrato nel tempio della dea Kalì (nessuno strangolatore di salgariana memoria in giro, ma il solito addetto al culto che con aria indolente riceveva le offerte di frutta, fiori, incenso e denaro da parte dei fedeli), ho visto da fuori – non mi hanno fatto entrare – il tribunale e la locale Alta Corte di Giustizia, sono tornato al mercato girovagando senza acquistare alcunché, e mi sono infine diretto alla Sula Paya, pagoda con stupa coperto da stuoie di fibra intrecciata, dove il resto del gruppo aveva deciso di giungere verso le 13.
010 Yangon
Alla fine ci siamo ricompattati verso le 14, e dopo un loro pranzo (io ho ripreso la mia vecchia sana abitudine di saltare il pasto diurno durante i viaggi) abbiamo proseguito fino alla Shwedagon Paya, dove siamo saliti con l'ascensore dopo esserci tolti scarpe e calze (chi le aveva).
Intorno a questo enorme stupa coperto d'oro sorgono numerosi templi e tempietti, con un gran numero di Budda per lo più dorati, alcuni con delle curiose aureole fatte di led mobili e colorati.
Senza grandangolo è praticamente impossibile rendere fotograficamente le dimensioni del posto, sicché mi sono adattato a scattare delle vedute parziali con la mia piccola automatica che mi segue fedelmente da tanti viaggi.
046 Yangon051 Yangon
Siamo rimasti lassù per delle ore, sfruttando tutti i cambiamenti di luce fino a che i fari hanno illuminato lo stupa nel buio serale ed i fedeli hanno iniziato ad accendere migliaia di piccole candele intorno ad esso.

La ricerca di un ristorante dove cenare si è rivelata 070 Yangon064 Yangonlaboriosa, visto che quello individuato inizialmente sulla Lonely Planet (il Sandy's) aveva cambiato nome, gestione e prezzi.
Alla fine siamo finiti al Thai Kitchen Noodle & Fast Food, dove abbiamo mangiato quasi decentemente, ma non certo cucina birmana.



Nyaung-U, 29 dicembre

Sveglia prima dell'alba, colazione alle 5, e partenza mezz'ora dopo per l'aeroporto e prendere il volo Myanmar Airlines per Bagan.
Nel terminal delle partenze dei voli interni regna molta confusione e controlli approssimativi, ma riesco ad utilizzare internet ad una velocità decente per 2 dollari, e così mandare mie notizie a Roma.
L'aereo è un turboelica del quale ridiamo molto, più che altro per esorcizzare i cattivi pensieri (che vengono spontaneamente quando si nota che sulla carlinga è disegnato un rettangolo con la scritta “in caso di emergenza tagliare qui”...).
Atterriamo felicemente e giungiamo al Thante Hotel, bel complessino con belle stanze e tanto di piscina (dall'acqua sinistramente torbida) al centro.
Il tempo di prendere fiato, guida birmana parlante inglese e biciclette e, previa sosta al mercato di Old Bagan,
085 Old Bagan086 Old Bagan
partiamo per il sito archeologico della valle di Bagan, dove rimaniamo fino al tramonto.
Abbiamo visitato i principali siti della parte settentrionale, riservandoci per domani la zona a sud: presi singolarmente, i templi non valgono un metro quadro di uno qualsiasi tra quelli cambogiani di Angkor, ma qui quel che vale la visita è la visione d'insieme, con migliaia di pagode sparse per la valle.
110 Bagan136 Bagan
La guida, tale Maw Maw, parla un inglese abbastanza comprensibile e appare competente quanto basta.
Girare da soli significa perdere molto tempo alla ricerca delle pagode principali da visitare, anche perché alcune belle o interessanti non sono neppure citate sulla Lonely Planet, quindi la guida torna utile.
Ad ogni modo, la mia prima impressione del sito è stata “pensavo meglio”: vederemo domani.
Per vedere il tramonto siamo tornati al primo tempio visitato, il Buledi.
137 Bagan151 Bagan
Il giro è stato un po' faticoso anche per via del cattivo stato delle biciclette prese in affitto dall'albergo (2.000 kyat l'una), sicché dopo doccia e cena all'ottimo ristorante Shwe Moe (ottimo quanto lento) sono praticamente defunto appena toccato il letto.


Nyaung-U, 30 dicembre

Colazione abbondante (finalmente!) e via, stavolta in calesse (qualche ragazza del gruppo accusava la fatica della pedalata di ieri).
Lì per lì ho pensato che fosse un mezzo troppo lento, ma ho dovuto riconoscere che se si saltano le visite “turistiche” ed inutili ai vari villaggi e dimostrazioni delle produzioni artigianali si riesce comodamente a vedere tutto (o quasi) quel che occorre, alla faccia dei conduttori i quali, ovviamente, vedono così sfumare la “cresta” per eventuali acquisti da parte nostra.
178 Bagan168 Bagan183 Bagan202 Bagan
Stavolta il tramonto l'abbiamo visto da un tempio vicino al fiume, del quale non siamo riusciti a capire il nome.
Di nuovo cena al Shwe Moe, e di nuovo una lunga attesa, ripagata però dal buono ed abbondante assortimento di cibi servitoci.

Mandalay, 31 dicembre

in prima mattinata, dopo una notte quasi insonne forse per via del curry verde di ieri sera, volo per Mandalay (controlli ancora più ridicoli, se possibile, della partenza da Yangon) e via con un pullman, direttamente per un giro delle antiche capitali: prima Amarapura, dove ci hanno fatto assistere al “pranzo dei monaci”,
222 Amarapura
una farsa degna di uno zoo dove i turisti fotografavano i monaci che tentavano di mangiare in santa pace, poi Sagaing, dove abbiamo preso un furgoncino semiscassato che ci ha portato su un paio di colline inaccessibili al pullman, con templi tanto insignificanti quanto brutti, spesso piastrellati e con uno sfoggio di ceramiche decisamente fuori luogo (e il panorama era pure rovinato dalla foschia...).
223 Amarapura227 Sagaing
In seguito, dopo aver discusso per non pagare il furgoncino (avevamo pagato al corrispondente locale di ANM il trasporto anche per Sagaing, se poi il pullman non ce la fa a fare la salita e le curve e dobbiamo prendere un ulteriore mezzo è un problema loro) siamo andati a Inwa (o Awa), dove siamo arrivati attraversando un fiume con una barca e aver successivamente preso dei calesse, tutto per vedere un bel tempio in teak (Bagaya Kyaung), la torre di guardia pencolante di Nanmyin, ed infine il monastero di Maha Aungmye Bonzan (vuoto e niente di che).
240 Inwa244 Inwa249 Inwa255 Inwa
Siamo poi ritornati ad Amarapura per vedere il famoso ponte di legno di teak più lungo al mondo (1,2 km) al tramonto.
259 Amarapura
In serata il pullman ci ha lasciati all'Hotel Great Wall, gestito da cinesi alla cinese, ovvero in modo decisamente cinofallico: acqua calda forse e chissà quando, stanze consegnate senza che al piano fosse stata attivata la corrente elettrica, sanitari montati storti, freezer che non congela alcunché, e via discorrendo.
Per la cena dell'ultimo dell'anno (personalmente me ne frego) avevamo puntato sul Too Too, molto consigliato dalla Lonely Planet (“ci viene gente  pure da Yangon!”), ma che si è rivelato un postaccio dai tavoli vuoti e dai contenitori pieni di cibo già cotto e galleggiante nel sugo bisunto.
Abbiamo così deciso di andare al BBB European Restaurant, che avevamo visto lì vicino al Too Too, dove abbiamo speso una fortuna, se si considera che nel sud est asiatico si può mangiare bene con un euro e mezzo.

Mandalay, 1 gennaio 2011

La colazione è a buffet, quindi si può abbondare.
Taxi fino al porto fluviale, e contrattazione infinita per trovare una barca che ci porti fino al sito di Mingun.
288 Mandalay
Dormita profonda di un'oretta sul tetto della barca, approfittando del sole per prendere un po' di colore (sennò che ci si viene a fare ai tropici d'inverno?).
A Mingun saliamo sulla pagoda incompiuta, una cinquantina di metri di mattoni, resto di quella che avrebbe dovuto diventare – nelle intenzioni – la pagoda più grande del mondo.
Poi la campana (intera) più grande del mondo, e la pagoda Hsinbyume Paya (niente di che).
293 Mingun297 Mingun
Riprendiamo la barca alle 13,30 e torniamo al porto di Mandalay per un pranzo in un ristorantino nei pressi, dopodiché rientro in albergo, dove decido di rimanere a riposare mentre gli altri fanno un giro in una città che secondo me offre ben poche attrattive.
Nel tardo pomeriggio ho fatto una passeggiata fino alla Mahamuni Paya, non lontana dall'albergo: passato un lunghissimo corridoio pieno dei soliti negozietti tipici dei luoghi di culto, si arriva innanzi alla cella ove è custodita la statua del Budda di bronzo e coperta d'oro, oggetto di grande venerazione in tutto il Paese (spesso la sua foto è presente negli esercizi commerciali), e risalente – si dice – addirittura al I° secolo dopo cristo.
307 Mandalay310 Mandalay
Per il resto, la pagoda non offre grandi attrattive, così me ne torno in albergo e raggiungo il gruppo per la cena, che stavolta è al buon Maum Restaurant.
Qui ci raggiunge un personaggio, contatto del nostro capogruppo, del quale – per ovvi motivi – non posso citare nome ed attività, il quale ci ragguaglia sulla situazione politica interna del Paese, almeno per quel che ne può sapere lui, vista la censura dei mezzi di informazione.
Pare che in Myanmar ci siano almeno 13 gruppi armati in opposizione alle truppe governative, ma che la gran parte dei loro capi abbia raggiunto un accordo di “cessate il fuoco” in cambio di facilitazioni nei traffici personali.
La stessa compagnia aerea locale Yangon Airways sarebbe stata messa “a terra” non tanto per motivi di sicurezza, quanto per il fatto che il proprietario era uno di questi capibanda, in disaccordo con il governo centrale.
Della guerra contro i Karen nello stato Shan se ne sa più in Italia che qui.

Nyaungshwe, 2 gennaio

Lunga tappa di trasferimento: aereo fino a Hebo, e poi taxi verso Nyaungshwe, sul lago Inle, con tappa alla grotta di Shwe Oo Min, a Pindaya, stipata con migliaia di Budda per lo più dorati.
L'ingresso è pacchiano come solo da queste parti può essere ideato, con un ascensore panoramico a livelli di ecomostro, mentre l'interno è abbastanza scenografico, ma di Budda comincio ad averne abbastanza.
311 Pindaya316 Pindaya
Altre tre ore e passa di macchina su di una strada in via di rifacimento che scorre tra un paesaggio di campagna che assomiglia molto ai nostri a ridosso degli appennini, e arriviamo a Nyaungshwe con il buio, prendendo alloggio al Nanda Wum Hotel, che ha dei bungalow con stanze strettine e bagni enormi.
Fa un freddo cane, e ciò nonostante ci sono pure svariate zanzare.
Dopo lunga ricerca abbiamo scelto (purtroppo) di cenare allo Smiling Moon, che ci ha proposto cibo decisamente insapore.

Nyaungshwe, 3 gennaio

Oggi gita sul lago.
328 Nyaungshwe
Siamo dapprima approdati a Ywama, un villaggio con qualche stupa e centinaia di bancarelle di souvenir per turisti, che mi sono venute a noia ancora prima di cominciare a girarci in mezzo.
Ci hanno poi portato a vedere, in diversi villaggi su palafitte, le attività artigianali locali (che palle...), dalla lavorazione dell'argento alla tessitura, alla manifattura di sigari, ai lavori in legno.
339 Inle Lake340 Inle Lake345 Inle Lake346 Inle Lake
Dopo la pausa pranzo in un ristorante nei pressi della Phaung Daw Oo Paya, ennesima pagoda insignificante caratterizzata da quattro antiche statuette del Budda oramai ridotte a masse informi a causa degli starti di foglie d'oro applicate sulle stesse dai fedeli,
350 Inle Lake
siamo ripartiti alla volta di Inthein, attraverso canali che passano tra i campi coltivati.
Qui, attraversata la solita zona di bancarelle, abbiamo visitato degli stupa minori (Nyaugn Chak), tralasciando invece la più importante Shwe Inn Thein Paya: di questa pagode oramai cominciamo ad averne tutti abbastanza.
Al ritorno, subito dopo il tramonto, ci siamo inzuppati ben bene con gli schizzi che si alzavano dalla prua delle barche e che, trasportati dal vento, sono ricaduti su di noi.
372 Inle Lake
Cena al ristorante dell'albergo Mai Lin: per me buona, per gli altri nulla di eccezionale.

Nyaungshwe, 4 gennaio

Oggi il gruppo ha intenzione di andare a fare trekking tra i villaggi delle varie etnie: per quel che mi può interessare di trekking, villaggi ed etnie (nulla di nulla), mi sono messo alla ricerca di qualcuno con cui dividere l'esosa richiesta per un taxi che mi porti al sito archeologico di Kakku.
Durante la colazione scopro addirittura che un altro dei gruppi di ANM presenti qui in albergo ci va proprio oggi e che loro sarebbero disposti a darmi un passaggio, ma purtroppo il loro autista si rifiuta di prendermi a bordo, nonostante lavori per il nostro stesso corrispondente.
Augurato all'autista in questione di poter decedere di morte atroce, sono andato all'agenzia Century, dalle parti dell'imbarcadero, che è quella che ha chiesto di meno, ovvero 45.000 kyat (€ 45), per portarmi a Kakku, e sono partito sperando che il nome del posto non abbia a che fare con la qualità dello stesso.
Dopo un'ora e mezza siamo arrivati alla città di Tanuggyi, capoluogo dello Shan meridionale, dove ho pagato i 3 dollari d'ingresso e i 5 per la guida obbligatoria, una ragazza di etnia Pa-O.
Presa a bordo la stessa, abbiamo continuato per un'altra ora e mezzo su di una strada che  - essendo asfaltata solo al centro – permetteva il passaggio di un mezzo alla volta, salvo altrimenti buttarsi sulla parte sterrata.
Durante il percorso il traffico è aumentato paurosamente, e la guida mi ha spiegato che oggi c'è un torneo di calcio che coinvolge tutti i villaggi della zona, e che desta enorme interesse nella popolazione locale.
Immagino che sia considerato l'evento dell'anno, dato che pare che tutti gli abitanti di tutti i villaggi abbiano deciso di assistere alle partite:
422 Naung Ka
tutti sono allo stadio (un campo riarso con un paio di tribune ai lati, una parte delle quali riservata ai monaci) o intorno ad esso o sulla strada che vi ci porta, mentre i villaggi sono vuoti, sicché decido che al ritorno darò un'occhiata a tale importante manifestazione sportiva.
Giunti a Kakku, quando ho visto di che si trattava ho pensato “ecco, proprio omen nomen”.
Di fatto è una collinetta sulla quale sono collocati sì 2478 stupa, ma piccoli piccoli, di diverso stile tra loro, dei quali la gran parte è recentemente stata restaurata (in cemento, come spesso ho notato qui in Myanmar: non per nulla l'UNESCO ha tolto le tende per dissapori con il regime, che vorrebbe tutti i restauri fatti velocemente e col cemento anziché con i giusti metodi e materiali).
421 Kakku388 Kakku
Ad ogni modo mi sono aggirato per il posto, godendomi il silenzio rotto dal suono dei campanelli posti in cima agli stupa e mossi dal vento, per circa 45 minuti, dopodiché abbiamo preso la via del ritorno e, con non poche difficoltà (nemmeno fossimo dalle parti dell'Olimpico il giorno del derby), abbiamo parcheggiato a Naung Ka per andare a vedere la finale del torneo di calcio.
Mi sono fatto largo tra Shan e Pa-O, frittelle di riso, ciambelle di riso, crocchette di riso, cotenna di bufalo glassata e fritta, sputi di betel, bottiglie di birra calda, finché sono arrivato allo stadio mentre le due squadre stavano facendo il riscaldamento pre-partita, così come vedono fare in televisione alle squadre europee.
429 Naung Ka430 Naung Ka
Quando i giocatori si sono tolti le tute ho dato un'occhiata distratta e mi sono detto “ah, bianchi contro azzurri”, ma poi ho guardato meglio.
Ma questa maglia bianca mi ricorda qualcosa... ma non è possibile... ma dai... ma tu guarda questi...
Insomma, una delle due squadre vestiva la divisa da trasferta dell'Inter, cui hanno aggiunto, al posto del logo della Nike, la bandiera del Myanmar.
Manco a dirlo, mi sono fermato a vedere come giocava la “mia” squadra, e sembrava proprio di guardare l'Inter di Rafa Benitez, ovvero nessuno schema e controllo di palla precario.
Dopo aver assistito ai primi dieci minuti e aver visto i “nerazzurri” subire il gioco avversario proprio come avviene al momento nel nostro campionato me ne sono andato, sperando che anche per loro arrivi un nuovo tecnico.
Ho riportato al guida a Tanuggyi e sono tornato in albergo a Nyaungshwe per una doverosa doccia.
Nel tardo pomeriggio sono tornati anche gli altri del gruppo, distrutti dopo un lungo trekking sotto il sole che (come immaginavo, ma non è che ci voglia uno scienziato per prevedere una cosa simile) li ha lasciati ampiamente insoddisfatti di quel che hanno visto, ovvero villaggi vuoti (e grazie: erano tutti con me a vedere la partita!) e nulla di caratteristico a parte una partita a pallavolo tra monaci (mah...).
Cena, visto l'umore generale (degli altri, io almeno mi ero divertito), al Golden Kite per una pizza cotta sì a legna, ma dalla pasta totalmente insipida.

Yangon, 5 gennaio

Mattinata in giro per Nyaungshwe, principalmente per il mercato,
442 Nyaungshwe443 Nyaungshwe
attendendo l'ora di pranzo per andare in taxi a Heho a prendere il volo per Yangon, che è poi partito con un'ora di ritardo.
I controlli nei voli interni vanno via via diminuendo, andrà a finire che prima o poi ci porteranno in taxi direttamente sotto la pancia dell'aereo.
Arrivati al “solito” Hotel Thamada di Yangon veniamo a sapere che a causa del cambio dell'orario di volo da Sittwe non potremo andare a vedere la Golden Rock, così come previsto da un programma più volte rimaneggiato in corso d'opera: non che questa fosse un obiettivo entusiasmante, ma qui di roba da vedere già ce ne è poca, già abbiamo dovuto saltare la zona di Kengtung, ora voglio proprio vedere che faremo gli ultimi due giorni.
Cena al Monsoon Restaurant, posto fighetto ma dove, volendo, si può anche spendere cifre possibili, dopodiché passeggiata fino all'albergo.

Mrauk-U, 6 gennaio

Giornata di infinito trasferimento: aereo (stavolta Mandalay Airways) fino a Sittwe, camion dal locale aeroporto al porto, e barca, lentissima, con la quale abbiamo risalito un fiume per 7 ore,
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arrivando a Mrauk-U (meta principale del viaggio, almeno per quanto mi riguarda) alle 8 di sera passate con il buio e il freddo umido, annoiati a morte dopo aver inizialmente dato fondo alle schede delle nostre macchine fotografiche riprendendo scene di vita agreste e fluviale per ingannare il tempo.
Il tipo dell'agenzia birmana corrispondente di ANM ha subito provato a condurci in un ristorante di sua scelta, dicendo che quello che gli avevamo indicato non avrebbe potuto cucinarci del cibo in breve tempo, ma abbiamo insistito (visto anche il pessimo aspetto del luogo che ci proponeva), e così abbiamo dapprima fatto le ordinazioni al “nostro”, ovvero il Moe Cherry, poi siamo passati in albergo (il Nawarat, ottima scelta) a posare i bagagli e darci una rinfrescata, e poi siamo tornati al ristorante per cenare (io bene, qualcuno ha trovato un elastico nei noodles e qualcun altro degli insetti nel piatto, provenienti dalle lampade sopra il tavolo).
Una bella doccia bollente, e via a letto, ché domani ci sarà da faticare in quanto mentre gli altri saranno in giro per il giro "etnico" nei villaggi Chin, io rimarrò a Mrauk-U per vedere con calma il sito archeologico.

Mrauk-U, 7 gennaio

Il gruppo è è partito di buon'ora per la gita ai villaggi Chin, mentre io ho iniziato la mia esplorazione del posto che più mi incuriosiva nel programma di viaggio.
Dopo un po' che ero a spasso ho conosciuto una guida/palmista/flautista/kick boxer, un tipo molto simpatico che parla pure un buon inglese, tale Maung Gree (telefono 098502827).
Questi mi ha accompagnato prima da uno scultore, poi da un pittore appassionato di Leonardo Da Vinci (con il quale mi sono fermato per una simpatica chiacchierata sull'arte, su Città del Vaticano, sul più e sul meno), ed infine in giro per i templi del settore settentrionale, visto che era libero dal “servizio” per il suo cliente (un turista tedesco) fino all'ora di pranzo.
I tempi mi sono piaciuti, anche perché - a differenza della gran parte dei soliti stupa visti qui in Myanmar, si può entrare al loro interno, dove spesso vi sono corridoi labirintici con statuette e bassorilievi.
492 MraukU508 MraukU516 MraukU
Finito il giro dei templi, la mia guida mi ha anche letto la mano ed indicato i miei numeri fortunati davanti ad un bel cocco succoso.
Gli ho allungato 5.000 kyat per il “consulto” e ho continuato verso il settore orientale.
Giunto, dopo una lunga camminata, al Kothaung Temple,
547 MraukU541 MraukU
ho conosciuto una signora francese, insegnante di italiano, anziana quanto arzilla, con la quale ho visitato il tempio e la vicina collinetta dove vi sono due statue del Budda, e poi proseguito completando il circolo per tornate al villaggio di Mrauk-U.
Sosta per una Coca fresca da Moe Cherry, e poi scalata di un paio di collinette (la prima in compagnia della stessa signora incontrata al Kothaung) per trovare il punto ideale per fotografare il tramonto (sembra che questo viaggio abbia come costante le foto del sole calante) sui templi della zona nord.
585 MraukU592 MraukU594 MraukU
Cena al ristorante dell'Hotel Shwe Tazin, posto un po' fighetto per gli standard cui sono abituato, ma un po' di pulizia in tavola ogni tanto non fa male, e i prezzi sono in fin dei conti uguali a quelli di altri posti molto meno curati.

Sittwe, 8 gennaio

Stamattina ho dato un'occhiata a dei siti che non avevo avuto occasione di vedere ieri, dopodiché mi sono riunito al gruppo per rivedere – ma a bordo (o quasi, visto che ero appeso fuori per via del soprannumero) di un motofurgone – alcuni dei templi più importanti.
606 MraukU
Il tempo è afoso, con il cielo nuvoloso, caldo umido, si suda abbastanza.
All'una abbiamo ripreso la stessa barca dell'andata per tornare a Sittwe, e per fortuna ci abbiamo messo “solo” 5 ore.
All'approdo ci attendeva un furgoncino in mezzo a melma, monnezza e perfino maiali (c'era pure una scrofa che allattava i piccoli).
646 Sittwe
L'albergo dove alloggiamo è, nonostante faccia parte della stessa catena dello Shwe Tazin di Mrauk-U e sia considerato il migliore in città (!), è decisamente poco attraente ed ancor meno pulito: stanze piccole, lenzuola sporche (dormirò con il sacco a pelo), bagni fatiscenti, acqua calda scarsa, e in qualche stanza perfino scarafaggi.
Decidiamo, ovviamente, di non cenare qui, e finiamo per mangiare al River Valley, non male anche se abbastanza lento in quanto ha dovuto chiedere il pesce da servirci ad altri ristoranti, non avendo scorte sufficienti.

Yangon, 9 gennaio

Sveglia alle 5 e mezzo, e di corsa al mercato del pesce.
Abbiamo atteso sul molo che rientrassero le imbarcazioni, dopodiché il mercato si è animato ed ha consentito al gruppo di scattare un'infinità di foto: bello spettacolo, invero.
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Poi, dopo aver fatto colazione in albergo, mi sono fatto una passeggiata per la cittadina, che non ha molte altre attrattive oltre al mercato ittico (lo stesso mercato del riso non mi è sembrato un gran che)
701 Sittwe
in attesa di andare all'aeroporto per l'ennesimo volo interno per Yangon.
Qui giunti, l'agenzia corrispondente di ANM ci ha piazzato (solo per una notte, dopodiché la prossima – ed ultima – la trascorreremo di nuovo al Thamada) all'Hotel Orchid, moderno ma con stanze – almeno le nostre – senza finestre: c'è il wi-fi gratis, ma non fa connettere ad alcun server di posta o a Youtube (un'idiozia, se si pensa che invece fa connettere a Facebook).
Cena di nuovo al Monsoon.

Yangon, 10 gennaio

Sperando di fare acquisti al Boygoke Aung San, ci siamo tutti incamminati verso il mercato dopo esserci trasferiti al Thamada Hotel, ma abbiamo scoperto che il lunedì il mercato è chiuso.
Ci siamo quindi divisi per cercare comunque di fare qualche acquisto alla fine del viaggio, ma con risultati pressoché nulli, visto che si trovava in giro solo roba fabbricata in serie e di pessima qualità o un paio di negozi  troppo cari e con poca scelta (nello Strand Hotel e sopra il Monsoon Restaurant).
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Nel pomeriggio si è pure scatenato un acquazzone, per cui riposo forzato (ma neanche troppo) in albergo fino all'ora di cena, allorché siamo andati in cerca di cibo natìo alla pizzeria “Ciao”, gestita da un italiano che si è trasferito qui da cinque anni e che ci ha fatto una descrizione della società e dell'ambiente in Myanmar nemmeno fosse stato un impiegato governativo: mah!
Prezzi molto cari (7 euro per una pizza così così, che in Italia gli avrebbero tirato dietro).
Domattina partenza per Roma via Bangkok-Colombo-Milano, completando quindi il viaggio con 13 voli tra interni ed internazionali.