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IL NIDO DELL'AQUILA (Albania 2010)

© Alessandro Scarano 2010

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Durazzo, 28 agosto

Sono finalmente riuscito a concretizzare un progetto ideato anni fa, ma sempre rinviato per una cronica mancanza di volenterosi compagni di viaggio: il giro in moto dell'Albania, portando ancora una volta la mia Guzzi Nevada oltre adriatico.

Dopo i tanti (e soliti) "ma tu sei matto", "ma te le vai proprio a cercare", "seeee.... buonanotte", finalmente Marco si è mostrato interessato ed è venuto qui con me per realizzare uno dei suoi reportage fotografici.

Durres1Siamo partiti da Ancona con la Adria Ferries (177 euro l'uno - sola andata - per passeggero, moto e cabina con doccia) con due ore di ritardo, e così siamo arrivati nel pomeriggio a Durazzo verso le 17,30.
Nel mezzo, un altro Marco - giovane e simpatico motociclista di Ancona - che ci ha accompagnati presso un concessionario di motoricambi per una lampadina fulminata sulla Hornet del mio compagno di viaggio e che lui stesso ci ha aiutati a cambiare mettendoci a disposizione il suo fornitissimo garage, Gaspare - fabbro di Scutari che vive ad Aosta - che ci ha dispensato sul traghetto consigli vari quanto utili; cacciatori bergamaschi che abbiamo capito essere italiani solo dopo svariate ore di navigazione, una pessima partita di Supercoppa Europea tra Inter ed Atletico Madrid: 'sto Benitez non mi convince...Durres5
All'arrivo, timbrato il passaporto e fatta l'assicurazione RCA per le moto (15 euro per 15 giorni), ci ha accolto un giudice locale, amico di un contatto di Marco, che ha gentilmente quanto inutilmente cercato di aiutarci a trovare l'alloggio che cercavamo in base ali consigli della Lonely Planet.

Durres3Purtroppo il tizio in questione, presentatosi con un'enorme BMW con targa italiana condotta da un giovane pubblico ministero, sapeva solo tre parole di italiano (che sono ben presto divenute il nostro personale tormentone da viaggio), con le quali rispondeva praticamente ad ogni domanda che cercavamo di fargli: "benvenuto in Albania".
Alla fine, dopo svariati giri per Durazzo, diversi "benvenuto in Albania", ed una Lemonsoda in un bar sul lungomare che non siamo assolutamente riusciti ad offrire al volenteroso magistrato (orgoglio ed ospitalitàDurres2 funzionano qui come da noi), abbiamo preso alloggio presso il centralissimo Hotel Pepete (doppia immacolata con bagno, TV, frigo e cortiletto dove lasciare le moto a 35 euro) solo per questa notte, visto che domattina andremo a Tirana.

Durres6Nel frattempo ho potuto notare come la locale polizia stradale sia anch'essa munita di Moto Guzzi, generalmente delle vecchie enduro Quota 1000 ma anche qualche Breva 750: ciò mi ha reso più tranquillo per il caso di un'eventuale (con la Guzzi non si sa mai...) guasto alla mia moto, dato che un meccanico che conosce questa marca lo troverò di sicuro, magari proprio presso una stazione di polizia.
Dopo una vasca per la strada dello struscio, che va dalla piazza della moschea alla dogana sul lungomare, abbiamo cenato al ristorante Tivari per circa 15 euro in due. Roma-Cesena per strada davanti ad una bibita, e a letto presto.

 

Tirana, 29 agosto

Tirana4Come già a Durazzo, abbiamo impiegato più tempo a trovare un alloggio che ad arrivare in città.
Sull'autostrada (a due corsie e dall'asfalto più che decente) il limite di velocità è di 90 km/h e ci sono pattuglie della polizia stradale dotate di telelaser, cosicchè ci siamo adeguati alla prudente quanto inaspettatamente lenta guida degli automobilisti locali.
A Tirana Piazza Skandemberg è un unico cantiere e anche diverse strade intorno sono interessate da lavori, cosicchè trovare l'Hotel Kalaja, in Rruga Murat Toptani, praticamente inglobato nelle mura della fortezza di Giustiniano, non è stato agevole.
Prima avevamo tentato con il Backpacker Hostel, dove siamo giunti in modo curioso: avevamo individuato la strada, ma siccome a Tirana non ci sono i numeri civici raggiungere l'alloggio consigliato dalla Lonely Planet si stava rivelando oltremodo difficile.
Abbiamo così chiesto aiuto a degli agenti della locale polizia stradale, i quali non parlavano una parola di italiano e non sapevano assolutamente dove fosse il posto che cercavamo, ma si sono comunque messi solertemente all'opera per darci ausilio: visto che sulla Lonely Planet c'era il numero di telefono, hanno chiamato con il loro cellulare, si sono fatti dire dov'era esattamente, e... ci hanno addirittura scortato a destinazione, con tanto di sirena accesa in un tratto! Figurarsi in Italia...

Tirana3Fatica inutile, comunque, perché avevano solo camerate di letti a castello, cosa che non ci avrebbe consentito la tranquillità di cui si sente il bisogno una volta passata una certa età ed un certo reddito, e d'altro canto eravamo anche in attesa dell'arrivo di Tiziana, amica di Marco il cui volo sarebbe giunto in serata.
Il titolare ci ha così indirizzati all'Hotel Kalaja, che non sarà un posto lussuoso - tutt'altro - ma è centralissimo e almeno abbiamo una tripla tutta per noi ed un cortile dove parcheggiare le moto.
Abbiamo deciso di pranzare al ristorante Oda, che propone piatti tradizionali buoni ma pesantissimi e, purtroppo, surgelati in precedenza e poi riscaldati al microonde: alla fine siamo usciti più che satolli con una spesa di 2.300 lek in due ed una terrificante fiatata agliata.Berat6
Dopo un'indispensabile passeggiata ed un'inevitabile dormita siamo andati a vedere il quartiere "fighetto" di Tirana, ovvero il Blloku, ove prima vivevano gli alti funzionari del partito e che ora è pieno di localini trendy affollati dalla gioventù cittadina.
In serata siamo andati all'aeroporto a prendere Tiziana (atterrata con due ore e mezzo di ritardo), scoprendo che i numerosi lampioni disseminati lungo l'autostrada hanno una mera funzione decorativa: meno male che l'asfalto non presenta buche.

Tirana1Tirana7 Tirana8Tirana6

Durazzo, 30 agosto

Giornata densa di imprevisti.
Siamo andati a far colazione al Blloku con l'intenzione di muoverci subito dopo per Berat.
Mentre eravamo seduti ai tavolini sul marciapiede, Marco ha iniziato a chiacchierare con uno degli avventori, e questi gli ha presentato addirittura il figlio di Enver Hoxa, che stava facendo anch'esso colazione lì.

Tirana5Decisi a partire, dopo appena cinque minuti di traffico cittadino la mia Guzzi si è spenta e non ha voluto sapere di ripartire.
Ho pensato si fosse ingolfata, ma a spinta non si riaccendeva, per cui ci siamo fermati in mezzo alla strada.
Che le sarebbe successo qualcosa me l'avevano detto quasi tutti, a Roma, sostenendo addirittura che i brokers non raccoglievano oramai più le scommesse sul "se", ma solo sul "dove" e "quando".
Mentre smadonnavo all'indirizzo della Moto Guzzi, del gruppo Aprilia, del gruppo Piaggio e quindi, per naturale conseguenza industriale, della Fiat (nonchè dei "gufi" che me l'avevano tirata), la soluzione è giunta tanto inaspettata quanto gradita, grazie alla gentilezza degli albanesi che stiamo scoprendo sempre più ogni ora che passa.
Di fronte al Parku Rinia ci si è avvicinato un tale che parlava un italiano con accento del nord chiedendo se avevamo bisogno di aiuto, e così ha chiamato il fratello, che ha un figlio motociclista, che ha un amico meccanico.
Fatto sta che dopo un consulto a più voci, aver smontato la moto ed aver chiamato col cellulare l'officina Moto Guzzi di Roma (che per fortuna riapriva proprio oggi e della quale sono - ahimè - un assiduo cliente), abbiamo scoperto che il problema era il distacco, nel serbatoio, del tubo di alimentazione della benzina (ovvero il fatto che il meccanico romano, quando successe lo stesso inconveniente nella Capitale, aveva riparato il guasto a metà, perché non aveva fissato il tubo con una fascetta).

Tirana13Il meccanico si è portato via il serbatoio e lo ha riportato indietro aggiustato, invitandomi poi a seguirlo in officina per un'altra piccola saldatura di un filo che faceva un falso contatto.
Provare a seguire un motociclista locale nel traffico di Tirana si è rivelata un'esperienza metafisica, fatta di svolte improvvise senza freccia, slalom frenetico nel traffico indisciplinato di per sé, semafori passati col rosso, strade prese in contromano, e via discorrendo.
Sta di fatto che, compiute le riparazioni, il meccanico non ha assolutamente voluto essere pagato, nonostante le mie insistenze.
Tornato dagli altri, che erano rimasti con il tizio che per primo si era interessato ai miei guai, ho scoperto che lo stesso lavora per una società di autonoleggio, parla cinque lingue, ed è una persona interessante con la quale discorrere di tutto ciò che riguarda e ha riguardato il suo Paese.
Ci siamo fermati a pranzo con lui, dopodichè è stato Marco ad avere problemi, visto che la sua carta di credito risultava bloccata.
Svelato l'arcano dopo qualche telefonata in Italia (semplice superamento del limite di spesa mensile), abbiamo deciso che ormai era troppo tardi per arrivare a Berat, e così abbiamo optato per fermarci lungo la strada a Durazzo, dove abbiamo preso alloggio al "solito" Hotel Pepete (stavolta 40 euro la tripla), e ripartire l'indomani.
Cena anche stavolta al Tivari, buon pesce e contorno per 1000 lek a testa.
La stanchezza mi ha convinto a non vedere Bologna-Inter, per cui non saprò il riultato della prima di campionato fino a domattina: credo che riuscirò ugualmente a dormire.

Saranda, 31 agosto

Valona-bay

Un'ammazzata, ma considerata la situazione derivante dal fatto che Tiziana deve rientrare a Roma domenica non potevamo fare altrimenti se volevamo farle fare un po' di mare.

Llogaraja-Pass

Curve2CurveTutta una tirata da Durazzo (dove mi sono svegliato venendo a sapere che Bologna-Inter è terminata sullo 0-0) fino a Saranda, 9 ore di viaggio compresa una sosta per un caffè a Valona ed un'altra per il pranzo presso un ristorante sulla costa.
La strada da Durazzo a Fier è abbastanza buona, anche se l'autostrada a due corsie era di tanto in tanto interrotta per lavori in corso.
Da Fier a Valona si passa per una strada stretta e bruttina, con molto traffico dovuto ai camion.
Il problema è stato affrontare la strada che con una serie di curve a gomito porta ripida al valico di Llogaraja, e da lì altrettanto ripidamente ne discende verso il mare, strada che sarà sì asfaltata, ma che a causa dei numerosi tornanti e del vento forte ha richiesto due ore per fare 60 km. Panoramicamente bella, ma veramente dura con le moto cariche di passeggero (la mia) e bagaglio supplementare (quella di Marco).

Porto-Palermo1Porto-Palermo2Siamo anche passati dalla baia di Porto Palermo, dove c'è un isolotto con una fortezza ottomana ed dove appare un tunnel a pelo d'acqua che serve da base per i sommergibili.
Spesso abbiamo incrociato mucche vaganti in mezzo alla carreggiata, nemmeno pensassero di essere in India.
Alla fine siamo arrivati stravolti a Saranda, e ci siamo voluti concedere il lusso dell'Hotel Porto Eda, a 40 euro la stanza ma ben rifinito.
La stagione turistica è finita due giorni fa, e la gente sul lungomare non è tanta.
Saranda è un po' come la Rimini locale, una cittadina non bella e piena di alberghi, dove gli albanesi vanno a fare le vacanze al mare.
Per cena ho preso una pizza che a Roma avrebbero tirato direttamente in faccia al cuoco (meno male che non avevo tanta fame, complice la frittura di calamari e gamberi mangiata a pranzo), dopodichè sono stramazzato sul letto.

Mucca1MuccaSaranda5

Saranda, 1 settembre

Il programma sarebbe stato di festeggiare il compleanno di Tiziana, ma qualcosa che ha mangiato o bevuto ieri sera le ha procurato una bella intossicazione alimentare che l'ha sufficientemente devastata durante la notte, e così ho lasciato lei e Marco a Saranda e me ne sono partito per una gita da solo nell'interno, verso Gijrokaster.

Syri-I-Kalter1Alla reception dell'albergo mi avevano detto che avrei trovato sempre cartelli che mi avrebbero indicato la strada, ma ovviamente ciò non corrisponde alla realtà, e così mi sono perso dopo dieci minuti.
Tornato sul giusto tragitto grazie alle informazioni di un pastore, mi sono ritrovato su di una strada prima sgarrupata di suo e poi in lavorazione, sicchè per un paio di chilometri ho dovuto far bene attenzione a dove mettevo le ruote.
ASyri-I-Kalter2d un certo punto ho visto sulla sinistra l'insegna "Syri i Kalter", ovvero la sorgente dell'Occhio Blu, e avendo letto meraviglie di questo posto ho deciso di dare un'occhiata.
Pagati 50 lek per me ed altrettanti per la moto, sono passato sulla diga che forma un laghetto e ho proseguito per la strada in gran parte sterrata che porta alla sorgente.
Effettivamente l'effetto visivo è notevole, con questa polla d'acqua smeraldina che esce dal terreno con dei riflessi bellissimi e forma un corso d'acqua che viene poi incanalato in un acquedotto.

Gjirokastra1Ripresa la strada, ho cominciato a salire sui tornanti che portano in cima ad una montagna, prima di ridiscendere nella valle in fondo alla quale sorge Gijrokaster.
La strada non è impegnativa come quella percorsa sulla litoranea che porta a Saranda anzi, spesso è pure divertente (forse perché l'ho percorsa senza bagaglio e passeggero).
Nella valle ho trovato una specie di superstrada che permette di arrivare velocemente da una parte a Gijrokaster e dall'altra in Grecia, con un lungo rettilineo spazzato da un vento forte, come sullla costa; stranamente (o forse no), dalle insegne stradali bilingue albanese/greco Gjirokastra2sono state letteralmente scartavetrate via le scritte nell'ellenico idioma.
Il paese di Gijrokaster non mi è parso eccezionale, e tanto meno la sua fortezza: tre ore dopo la mia partenza da Saranda ho intrapreso la via del ritorno, mettendoci un'altra ora per un totale, tra andata e ritorno, di 126 km.
Sui tornanti che scavalcano la montagna ho incontrato anche un cicloturista ungherese già visto a Saranda,che stava arrancando spingendo il suo veicolo e che ho rassicurato sul breve tratto che lo separava dalla vetta.Gjirokastra4

Arrivato a Saranda ho provato ad andare con Marco a Butrinto, visto che il cartello diceva "25 km", ma abbiamo scoperto che i 25 km erano tutti di sterrato, visto che stanno ancora costruendo la strada, sicchè dopo un po' abbiamo rinunciato, ripromettendoci di andare con l'autobus domattina.Gjirokastra5
Dopo aver dato un'occhiata agli scempi edilizi sul litorale di Saranda (Marco, al solito, continua a scattare quelle che sicuramente risulteranno essere belle foto ma con soggetti totalmente deprimenti), abbiamo deciso di fare una corsetta in direzione di Lukove, sulle curve della strada che abbiamo percorso per arrivare a Saranda dal nord, approfittando del fatto di avere le moto scariche di zavorra.

 Gjirokastra3

ISaranda3Saranda4n queste condizioni la guida è divertente, e siamo risaliti per circa 5 km fino ad un paesino i cui anziani abitanti erano radunati sotto un grande albero nella piazzetta centrale, mentre i giovani preferivano le sedie del bar, e poi siamo tornati alla base prima del buio.
Visto che Tiziana ancora si stava riprendendo, siamo andati a cena solo io e Marco, scegliendo un ristorante in fondo al lungomare il cui cuoco abbiamo scoperto non essere proprio un fenomeno dell'arte culinaria.

Saranda, 2 settembre

Saranda2Saranda1Considerate le pessime condizioni della strada, abbiamo preso il pullman per Butrinto (100 lek, partenza ogni ora dalla piazzetta con il giardino con fontana al centro della città), ove però siamo arrivati solo io e Tiziana, mentre Marco è sceso prima per andare a fare foto sulla spiaggia di Ksamila.
Il sito archeologico di Butrinto è situato su di un isolotto in mezzo alla laguna, ove un folto bosco consente la visita in un piacevole fresco.
Le rovine presentano un paio di cosette niente male, purtroppo non sfruttate alla bisogna: un battistero con uno strepitoso mosaico colorato che si può vedere però solo in fotografia nel museo, visto che è stato coperto di terra per preservarlo, e un teatro con la parte della platea sommersa dall'acqua, ma sporca e piena di immondizia.

Butrint5Butrint4Butrint3Butrint2Butrint1

La visita è durata un'ora e un quarto, quanto è bastato per perdere l'autobus del ritorno, e allora per non dover aspettare altri 45 minuti abbiamo risolto con l'autostop, rimediando da una gentilissima famiglia di Valona un passaggio per Ksamila, dove abbiamo raggiunto Marco su di una spiaggetta davanti a due isolette, occupata da un piccolo stabilimento balneare.
Finalmente un po' di sano fancazzismo steso al sole, dopo un bagno nell'acqua pulita ma freddina.
Sull'autobus al ritorno abbiamo incontrato tre ragazzi americani che vivono in Albania insegnando inglese nelle scuole, che ci hanno raccontato la loro esperienza.
Cena (finalmente) soddisfacente in un ristorante greco sulla parallela del lungomare, con tanto di suoni, canti e balli.

Himara, 3 settembre

Qeparo1Abbiamo iniziato la risalita verso nord, con l'intenzione di fermarci ad Himara per vedere un'altra località balneare.
Grazie ad una buona intuizione di Marco abbiamo effettuato una sosta sulla spiaggia subito dopo Qeparo, dove abbiamo conosciuto un simpatico albanese che lavora a Macerata e che era lì a pescare con il padre e lo zio.
La spiaggia, complice un cielo nuvoloso che iniziava a far cadere qualche goccia di pioggia, ad alcuni bunker, a cavalli e mucche, aveva un non so che di bello e desolato allo stesso tempo.Mumba1
Arrivati ad Himara sotto una leggera pioggia ho battezzato l'asfalto albanese schiantando al suolo la Guzzi con me e Tiziana quasi da fermo, per non aver rispettato la distanza di sicurezza da una Polo gialla condotta a passo d'uomo da un tizio che guidava mentre era al cellulare e che si è fermato di colpo davanti ad un dosso.
Nessun danno a cose e persone, per fortuna.

Himara1Alloggio al primo albergo (senza nome) sul lungomare a senso unico, dove per 30 euro ci hanno dato una specie di mini appartamento fronte mare, con due stanze, angolo cottura e terrazzino.
Piove a dirotto, per cui riposo e passeggiata (breve, considerato che il paese sarà lungo sì e non 200 metri) tra esercizi commerciali che attendono solo l'esodo degli ultimi pochi turisti, a stagione oramai conclusa.
Ci siamo rintanati per un po' al locale internet point, dopodichè abbiamo cenato al Piazza, mangiando una delle solite pizze da denuncia penale (mica posso mangiare pesce tutte le sere, e per il resto devo dire che l'Albania non si sta distinguendo per la bontà e varietà del cibo).
Altro giro di internet, e poi a nanna, con la non allegra prospettiva di un weekend di pioggia.

Valona, 4 settembre

MVlore2arco ieri sera ha incontrato un ex scafista che gli ha raccontato la sua vita (culturalmente arricchita da sei anni nel supercarcere di Bad'e Carros) e come funzionava il sistema di traffico di esseri umani, per cui vuole rimanere a Himara per saperne di più.
È toccato così a me accompagnare Tiziana a Valona con il furgon (pullmino locale, 2 ore, 200 lek a testa): domani lei prenderà il pullman per Tirana per poi rientrare in Italia con l'aereo, mentre io tornerò con il furgon a Himara per risalire verso nord con Marco in moto, meteo permettendo.
Piove a dirotto, e la strada che valica il passo di Llogarese è resa ancora più ardua dal fondo bagnato e dalla nebbia in cima alla montagna.
In moto per noi sarebbe stato quasi (ok, sicuramente) impossibile, ma sul versante in discesa incontriamo tre motociclisti con le formidabiili BMW GS 1200 che tentano lo stesso la salita.
Chi guida quelle moto mi ricorda tanto una pubblicità televisiva dal tormentone "ti piace vincere facile?"...
Il furgon appare nuovo e pulito, e man mano durante il percorso si riempie, consentendo di sedersi anche su sedili di plastica che vengono man mano posti in mezzo al corridoio.
Arrivati a Valona, trovato pieno l'Hotel Alpin, alloggiamo all'Hotel Greta, anch'esso vicino alla stazione degli autobus (ovvero alla piccola moschea - che qualcuno afferma essere opera del grande Sinan - al centro della strada), che per 20 euro ci dà una doppia che sembra pulita ma che puzza un po' di muffa e con la porta del bagno che si chiude solo appoggiandoci contro una sedia.
Valona non sembra offrire un granchè: l'asfalto è molto rovinato se ci si allontana dal vialone principale che va dal porto al monumento per l'indipendenza in puro stile socialista, i negozi hanno merce di qualità medio-bassa, e non c'è folla per la strada nonostante sia sabato pomeriggio.
Mangiamo del pesce fresco al ristorante Gold, più o meno a metà del viale, e torniamo a riposare ed asciugarci in albergo.
La sera sembra che ci sia la morte civile, pochi locali, e per niente affollati.
Meglio andare a dormire, che domani si riparte alle 8.

Himara, 5 settembre

Salutata Tiziana, partenza quasi puntuale del furgon dalla stazione degli autobus dopo una notte passata a battere i denti per il freddo.
La temperatura, infatti, si è abbassata parecchio, e siamo passati dal dormire con l'aria condizionata al dormire con la coperta.
Il viaggio si è svolto con il bel tempo, e mi ha consentito di fare foto e riprese impossibili da eseguire mentre si guida la moto.
Dopo due ore sono giunto ad Himara, dove ho ritrovato Marco e siamo andati alla spiaggia di Mumba (poco più a sud) per una giornata di mare e sole.Vlore4

Il mare è freddino per i miei gusti, per cui inizialmente mi sono limitato a bagnarmi i piedi mentre chiacchieravamo con una coppia albanese che ha approfittato per chiedermi una consulenza legale (lei è latitante, dopo essere fuggita dagli arresti domiciliari in Italia a seguito di una condanna per traffico internazionale di stupefacenti): devo smettere di dire in giro che lavoro faccio.
Abbiamo pranzato in uno dei ristoranti sulla spiaggia dopodichè, proprio mentre mi ero deciso a fare un breve e più che rinfrescante bagno, ci è giunta la notizia che Tiziana non poteva prendere l'aereo per Roma a causa del fallimento della compagnia aerea, e che quindi avrebbe dovuto ripiegare sul traghetto da Durazzo a Bari.
Nel giorno trascorso ad Himara mentre io e Tiziana eravamo a Valona Marco ha conosciuto un po' di gente, e così ci siamo fatti due chiacchiere con i camerieri del ristorante Piazza, che ci hanno pure fatto una piccola lezione di lingua albanese.
Anche stasera siamo riusciti a mettere le moto nel magazzino di fianco all'albergo, visto che di recente nella cittadina di moto ne hanno rubate ben otto, e oggi ho visto alcuni sguardi diretti sulle nostre che non mi piacevano affatto.

Valona, 6 settembre

Partenza alle 10,30 dopo una buona dose di discorsi con un architetto genovese in vacanza qui il quale, conosciuta la mia professione (ho deciso: da domani sarò un idraulico) ha pure chiesto il consueto parere professionale su di una sua questione.
Il tempo è bello e la strada che risale la montagna lungo la costa è piacevole e divertente, con la coppia del motore della Guzzi che si fa sentire anche ai bassi regimi, come suo solito (perché quando tutto funziona si fa guidare veramente con piacere).
Tutt'altra cosa rispetto all'andata, quando il vento e il maggior carico rappresentato da Tiziana (poca roba, invero, ma pure sempre un peso in più) e dal suo bagaglio hanno reso più stancante il percorso.

Vlore3

A Valona stavolta alloggiamo all'Hotel Alpin, sempre sulla piazza della piccola moschea, che presenta il vantaggio dell'avere un garage dove custodire le moto e di essere molto pulito.
Breve pranzo al ristorante dell'albergo e riposino, dopodichè Marco è partito verso la zona delle spiagge per fare le sue foto, mentre io mi sono fatto un giretto in moto, sapendo di aver fatto una scelta di cui avrei potuto pentirmi: meglio a piedi che rischiare la vita tra asfalto bombardato e auto che procedono in modo insensato.
Ci siamo poi ritrovati per andare a parlare con padre Giovanni Mercurio, un affabile quanto energico prete cattolico, l'unico presente qui in cittò ma che sta per tornare in Italia dopo 20 anni passati a Valona: siamo rimasti un'ora e mezzo a sentire i suoi interessanti racconti sul periodo della dittatura, sulla chiesa all'epoca clandestina, sulle rivolte contro Hoxa e contro i governi che sono seguiti, sui profughi kossovari e sulla questione della gestione degli aiuti umanitari, e poi siamo andati infine a cena al Gold.
Vita notturna pari a zero, per cui a letto presto.

Berat, 7 settembre

Abbiamo ripercorso a ritroso la scomoda e trafficata strada per Fier, e da lì per il sito di Apollonia, incontrando qualche difficoltà nel trovare la strada giusta, visto che in Albania accade spesso che in prossimità delle rotonde i cartelli indichino direzioni completamente a caso.
Alla fine, chiedendo in giro, siamo riusciti a percorrere la decina di chilometri in mezzo alla campagna in direzione del mare, e abbiamo potuto ammirare dei bunker diversi da quelli visti finora in giro per il Paese, stavolta molto più grandi e destinati - evidentemente - a postazioni di artiglieria.
Il sito di Apollonia, in cima ad una collina, non è un granchè, considerata la grandezza della città in epoca romana: i resti sono pochini e sembra che ci sia ancora da scavare parecchio.

Apollonia1Apollonia4Apollonia2Apollonia3

Anche qui l'unico mosaico rinvenuto è stato ricoperto per preservarlo.
Siamo ripartiti dopo un'oretta di passeggiate tra le rovine sparse nella campagna, in direzione di Berat: quando abbiamo chiesto se la strada fosse asfaltata, ci hanno risposto "sì, ma andate piano", e il perché ci è apparso subito evidente, visto che il manto stradale è spesso in condizioni pietose ed occorre fare lo slalom in mezzo alle buche.

CasanaveLungo la strada abbiamo anche trovato una singolare quanto incongrua costruzione a forma di nave, che non ho potuto esimermi dal fotografare.
Arrivati a Berat dopo circa un'ora e mezza da Apollonia e con la schiena a pezzi per i continui sobbalzi, abbiamo deciso di concederci un ulteriore piccolo lusso: una stanza matrimoniale per uno (anche perché stanze con letti separati non ne avevano) all'Hotel Mangalemi, detto anche Hotel Tomi, che per 35 euro a testa ci ha fornito delle stanze lussuose (la mia addirittura anche con la jacuzzi, seppur non funzionante), il garage per le moto e la colazione a buffet.
Dopo un pasto leggero al ristorante dell'albergo, una pennica ed un bagno caldo che mi ha rimesso la mondo siamo saliti al castello, all'interno del quale c'è un vero e proprio paese abitato, con tanto di macchine (poche, per fortuna) che percorrono le stradine lastricate in pietra.Berat2Berat1

La luce calante del pomeriggio lo ha fatto apparire un po' tetro, ma dubito che domattina avrò voglia di risalirci, per cui le foto fatte oggi dovranno per forza andare bene.
Sceso dalla fortezza ho fatto un paio di vasche per lo stradone dello "struscio" nella parte moderna della città, stradone sul quale si affacciano diversi bar, frequentati quasi unicamente - al contrario di quanto avviene a Tirana - da persone di sesso maschile.
Abbiamo cenato ancora al ristorante dell'albergo, che ha una terrazza panoramica, e poi siamo andati a bere qualcosa con il cameriere giù alla città moderna, ascoltando le ennesime stravaganti (se non folli) storie di questa Albania sempre più interessante ed assurda dal punto di vista delle umane vicende: l'assalto alle caserme e la diffusione delle armi tra la popolazione, che ha iniziato a farne uso così, solo per gioco, tanto che i bambini gettavano bombe a mano dalle finestre e qualcuno scommetteva se sarebbe riuscito, con un fucile di precisione dall'alto del castello, ad uccidere un passante nella città nuova.

Berat3Berat4Berat5Berat6

Tirana, 8 settembre

Svegliatomi di buon'ora, sono andato in giro a fare fotografie nella parte "bassa" della città, che iniziava la sua attività mattutina: i negozianti aprivano i loro esercizi, i ragazzi andavano a scuola, le corriere si riempivano di gente che partiva e scaricavano gente che arrivava, i netturbini cercavano di dare un aspetto non dico decoroso, ma almeno meno sporco alle strade. Ci sono numerose moschee, ma non si sentono i muezzin.

Golem1Colazione, e partenza per Tirana.
Fino a Lushnje strada bruttina, poi passabile.
Ci siamo fermati vicino a Durazzo a vedere le spiagge di Golem, centro turistico frequentato dagli albanesi più ricchi ma che non ha alcunchè di notevole se non l'acqua torbida e la sabbia sporca. E i soliti bunker.
A Tirana stavolta abbiamo preso alloggio all'Hotel Parlamenti (35 euro la doppia, compresa la colazione) vicino a Piazza Skandemberg, accanto al più costoso (80 euro la doppia) Hotel Brilant Antiki.
Siamo passati a salutare la persona che mi aveva aiutato quando si era fermata la Guzzi, e abbiamo conosciuto un suo amico che durante la dittatura comunista era una guida turistica, e che ora vive e lavora in Olanda: tante altre storie sul passato albanese fino all'ora di cena, allorchè siamo andati (o, meglio, tornati) da Oda per una cena a base di cibo tradizionale (anche stavolta scongelato nel microonde).

Tirana10Tirana9Tirana11Tirana12

Durazzo, 9 settembre

Fatti i bagagli e lasciati gli stessi in albergo, Marco è rimasto a fare giri per Tirana, mentre io mi sono recato a Kruja, ciittà natale dell'eroe nazionale albanese Skandemberg.
La gita poteva anche essere evitata, visto che del castello non è rimasto granchè, e che del museo (moderno ma in stile "antico") dedicato all'eroe non mi interessa assolutamente alcunchè.
Il panorama che si gode dal castello, però è bello ampio.
Un'ora ad andare, una a tornare, dieci minuti a stare.

Kruja2Kruja1Kruja3Kruja4

Recuperati i bagagli all'albergo di Tirana siamo quindi tornati a Durazzo per prendere il traghetto per Ancona e da lì fare finalmente rientro a Roma.
La sgradita sorpresa è stata l'impossibilità di pagare il traghetto con la carta di credito: per fortuna avevo con me contante sufficiente per entrambi, altrimenti avremmo dovuto cercare un ATM per prelevare.
Si prevede tempo brutto, speriamo bene per il mare.

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L'Albania e le sue storie ci hanno seguito anche durante il viaggio di ritorno: sulla strada per Roma, a causa della pioggia ed il buio ci siamo fermati a dormire in un agriturismo in abruzzo, dove la mattina dopo abbiamo incontrato un ragazzo che a suo tempo aveva fatto parte della missione Pellicano, in supporto all'emergenza per i profughi kossovari a Valona, il quale ci ha raccontato la situazione che si era creata dal punto di vista dei nostri militari, inviati laggiù completamente disarmati ("era una missione di pace"...) ed in balìa dei kalashnikov con cui i locali giravano impunemente.
Il Paese, per quello che ho visto, non contiene perle di straordinaria bellezza, ma la gente è per la maggior parte estremamente amichevole, gentile e disponibile, forse anche perché durante il regime comunista nessuno ha mai avuto occasione di poter scambiare opinioni con stranieri.
Le storie che abbiamo sentito raccontare meriterebbero un capitolo a sé, e sono state concordi nell'illustrare un periodo di pura folle anarchia durante il quale diversa gente ha fatto un sacco di soldi con traffici illeciti, tanto che ci hanno narrato che andando in giro per Valona a chiedere soldi ai passanti in una giornata si poteva rimediare anche qualche migliaio di dollari.
La scelta delle strade da percorrere con le nostre moto è stata obbligata, visto che non avevamo delle enduro e che la rete viaria asfaltata è ancora in via di costruzione (le "strade" che non abbiamo potuto percorrere erano a livello di mulattiere).
Distributori di benzina se ne trovano abbastanza spesso, per cui nessun problema di rifornimento.
Il periodo di fine stagione turistica ci ha poi molto aiutato dal punto di vista economico (prezzi molto più bassi, ampia disponibilità di alloggi), di viabilità (poco traffico) e anche di contatti con la popolazione locale.