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INDIA 2003
di
Alessandro Scarano


Delhi, 2 agosto 2003

Forse l'estate non sarà il periodo migliore per visitare l'India, ma il periodo delle ferie "forzate" per quanto mi riguarda è questo, e mi devo adattare al caldo e all'umido del periodo in cui il monsone lascia i suoi ultimi (spero) segni su questo Paese che ha ispirato la penna di tanti autorevoli scrittori e viaggiatori. L'organizzazione, anche questa volta, è ridotta al minimo: biglietto aereo e prime due notti a Delhi prenotate presso l'Hotel Broadway, scelto sulla Lonely Planet per la sua vicinanza (apparente) alla città vecchia. Un viaggio in India non può nascere senza difficoltà (non ci sarebbe gusto, altrimenti), e così il volo è giunto a destinazione con sette ore di ritardo per un guasto ai motori nei cieli di Kuwait City. Fortunatamente sono qui a raccontarla, ma la situazione ha fatto preoccupare tutti i passeggeri dell'aereo (con esclusione del sottoscritto, che dormiva alla grande e non si è accorto di nulla), che hanno distintamente sentito i motori spegnersi in volo per poi riaccendersi e consentire un immediato atterraggio nell'aeroporto dal quale si era partiti poco prima; io, per quanto mi riguarda, mi sono addormentato prima del decollo e mi sono svegliato dopo l'atterraggio, ritrovandomi nuovamente in quel Kuwait che pensavo di aver abbandonato. Giunti a Delhi distrutti, dopo aver dormito poco e male ma dopo aver fatto la conoscenza di tale Silvana che ci ha dato delle preziose indicazioni sugli alloggi nel Rajasthan (forte dei suoi molteplici viaggi in tale zona), abbiamo raggiunto l'Hotel Broadway che, a dispetto della prenotazione effettuata e confermata per e-mail, ci ha provvisoriamente sistemato in una orrenda singola con letto aggiunto, senza finestre, promettendoci però una doppia più ampia per domani. Nel pomeriggio abbiamo raggiunto Sandra, amica di un'amica, che organizza viaggi quaggiù e che ci ha dato indicazioni per ottimizzare i giorni a nostra disposizione; purtroppo le sue tariffe erano un tantino alte per il nostro budget (l'incontro è avvenuto nella hall dell'Hotel The Park, uno dei più lussuosi di Delhi, roba da oltre 250 dollari a notte, ove lei stava organizzando un giro per della gente che alloggiava proprio lì) e così, alla fine, abbiamo organizzato l'affitto di auto ed autista con un'agenzia locale situata proprio di fronte all'Hotel Imperial. Siamo quindi tornati al Broadway senza aver visto molto di questa capitale, se non un traffico caotico ove ci si fa strada lacerando i timpani altrui con il clacson, un inquinamento di ottimo livello, strade e marciapiedi invasi da fanghiglia a causa del monsone. Alla sera, dopo una doccia obbligata, cena al ristorante dell'albergo, il Chor Bizarre, ove ci siamo ritemprati con una epica mangiata di buon cibo piccante a circa 500 rupie per uno (10 euro, ma serviti e riveriti).

Delhi, 3 agosto

Oggi giro turistico per la capitale, con un tuk tuk al cui guidatore abbiamo dato 300 rupie per tutta la giornata. Siamo partiti dalla Jama Majid, la moschea più grande dell'India che, pur essendo interessante, consiste più che altro in un enorme cortile: visto il gran caldo che deve fare da queste parti, evidentemente, la gente prega all'aperto. Siamo saliti sul minareto, facendo peraltro da "scorta" a tre ragazze spagnole in quanto le esponenti del c.d. "sesso debole" (?) non possono salire se non accompagnate, dopo che alcune donne sono state importunate; dal minareto si gode un'ottima vista della città, delle sue case "sgarrupate" e del suo inquinamento fetido. Siamo passati al Red Fort, passando per una Chandni Chowk dai negozi chiusi per la giornata domenicale ma ugualmente affollata. Il forte era in fase di restauro, anche perchè tra pochi giorni vi si terrà la festa dell'indipendenza (15 agosto): posto non eccezionale, ma comunque da vedere nonostante la lunga fila all'ingresso creatasi per la concomitanza della domenica e delle misure di sicurezza che prevedevano la perquisizione di ogni singolo visitatore.

Old Delhi

Jama Majid

Red Fort

Il tuk tuk ci ha poi condotti alla Tomba di Humayum, secondo imperatore moghul, circondata da un piacevole giardino ove ci siamo concessi un attimo di sosta e una telefonata in Italia (questo fatto della telefonia cellulare e del roaming internazionale ha di recente sconvolto le mie abitudini in materia di comunicazione con casa). Il complesso del Qubt Minar si trova invece a parecchia distanza dal centro cittadino, ma vale assolutamente la visita: si tratta della prima moschea costruita in India dopo la conquista musulmana (o, almeno, di ciò che ne rimane). Il minareto è una torre alta quasi 73 metri, sulla quale purtroppo non è più possibile salire dopo che, nel 1981, una scala è crollata uccidendo una quarantina di persone. In un cortile è anche presente un famoso pilastro di ferro, forgiato più di 2000 anni fa ed inspiegabilmente ancora non attaccato dalla ruggine. Dal Qubt Minar siamo tornati in albergo, completando il giro con una piccola sosta nei pressi dell'India Gate, monumento all'indipendenza indiana che sorge in un luogo che ricorda - molto vagamente - gli Champs Eliseès. Delhi non è assolutamente una bella città, prescindendo dalla sporcizia, dal traffico e dall'inquinamento. Di domenica si possono vedere coppie e famigliole che, come dalle nostre parti, approfittano della pausa dal lavoro per visitare i pochi monumenti degni di nota o sostare al fresco nei prati. Il monsone, accolto con felicità dalla popolazione, rende l'aria più fresca e la pioggia, almeno quella degli ultimi due giorni, non è mai scrosciante e ci si può permettere di camminare anche senza ombrello. Ci sono svariati turisti in giro, principalmente spagnoli e tedeschi, ma non in numero eccessivo. Soddisfatti per la cena di ieri, anche stasera abbiamo mangiato allo Chor Bizarre, stavolta con piatti kashmiri che però - pur buoni - non hanno secondo me raggiunto i livelli dei tandoori di ieri. Domani alle 8,30 si parte per quella che ritengo sarà la parte più interessante di questo viaggio.

La Tomba di Humayum

Il pilastro di ferro

Il traffico nei vicoli


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