www.alessandroscarano.com


diari di viaggio ed altroqualche anno di attivitàqualcuno deve pur farlo...recensionirecensionipagine utili e nonposta


Mathura/Vrindavan/Delhi, 22 agosto

Un ozio mattutino strascicato per ore ci ha permesso di partire verso le 11,30 per l'ultima tappa di questo lungo viaggio attraverso un paese del quale si è tanto detto e scritto, ma la cui sostanza credo sfuggirà sempre a chi lo visiterà come turista; d'altro canto, chi volesse venire qui a viverci per un periodo più o meno lungo dimostrerebbe per ciò solo di non poter essere obiettivo nelle proprie valutazioni (salvo trasferimenti per esigenze lavorative, è chiaro).
Abbiamo raggiunto Mathura, città natale di Krishna (il cui compleanno ricorreva giusto l'altro ieri), dove ho visitato il punto esatto della nascita (un pò come la grotta della natività a Betlemme, ma con meno - anzi, quasi nessuno - aspetti coreografici), una semplice stanza con un ripiano di arenaria ove si dice sia stato deposto il bimbo più di 3.500 anni fa.
La stanza è adorna solo di qualche immagine dell'avatar di Vishnu e di qualche scritta: un sacerdote controlla che al di là della transenna ove è posto il ripiano, e sul pavimento alcuni fedeli si siedono a pregare, mentre altri passano baciando la terra, gli stipiti, o altri punti della stanza.
Il moderno tempio non ha al suo interno alcunchè di interessante, e la moschea fatta costruire dall'imperatore Aurangzeb si può vedere solo dall'esterno.
I contrasti tra musulmani ed indù, risalenti all'epoca dei Moghul e quindi assai ben radicati, hanno resa necessaria la sorveglianza del luogo sacro da parte dell'esercito, e all'entrata siamo stati perquisiti più che accuratamente (mancava solo l'ispezione rettale e avrebbero completato l'opera), e abbiamo dovuto lasciare fuori macchine fotografiche e telefoni cellulari.
Da Mathura siamo passati alla vicina Vrindavan, altro luogo sacro ai fedeli di Krishna dove, tra i circa 4.000 templi, sorge anche il quartier generale dell'International Society of Krishna Consciousness, meglio conosciuto come movimento degli Hare Krishna.
Una visita era d'obbligo, e me ne sono andato a zonzo per il tempio ove ho visto in un angolo un gruppo di giovani musicanti, tutti occidentali ma in "divisa" arancione.
Se divenire Hare Krishna in Italia è un conto (li si vede girare con un sorriso beato), fare l'arancione qui è un altro paio di maniche (le facce dei suddetti occidentali non erano proprio gioiose), ma in fin dei conti è una loro scelta, per cui...
Giunti in prossimità di Delhi il traffico è aumentato pazzescamente, ma alla fine siamo arrivati al nostro adorato (e carissimo) Chor Bizarre, ristorante dell'Hotel Broadway, dove abbiamo fatto una luculliana ultima cena prima di andare all'aeroporto per la lunga attesa: da mezzanotte alle 6, ora della partenza.

*** *** ***

È stato un viaggio "pesante" (nonostante la macchina con autista a disposizione: Gurnam è stato molto bravo, guidava bene e non insistava a mandarci in alberghi di sua conoscenza), per la lunghezza in assoluto del tragitto percorso (4.000 km in 19 giorni), per le distanze tra le varie tappe (ogni volta non ce la cavavamo con meno di 6 ore), e per lo stato delle strade.
Non è stato il viaggio più entusiasmante fatto finora: gli "highlights" del viaggio sono stati, secondo me, il Taj Mahal ad Agra (ovviamente) ed il tempio di Ranakpur; la mezza delusione di Khajuraho è stata forse dovuta alla stanchezza dopo svariati giorni e chilometri in giro per un paese che non è proprio l'Engadina.
Forse una visita a Varanasi avrebbe reso più interessante l'esperienza, ma per ora dell'India ne ho avuto abbastanza...

Il "nostro" Gurnam


diari di viaggio ed altroqualche anno di attivitàqualcuno deve pur farlo...recensionirecensionipagine utili e nonposta