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Deshnok/Jaisalmer, 6 agosto

La macchina è alla fine stata pronta alle 10, perchè Gurnam, dopo aver girato per cinque meccanici che gli hanno diagnosticato cinque diversi tipi di danno, ha chiamato Delhi, da dove hanno mandato un loro tecnico che ha risolto il problema (rimasto per me e Gianfrancesco un mistero). Per prima cosa siamo andati a Deshnok, ove si trova il famoso tempio di Karni Mata ove si adorano dei topi sacri. A piedi scalzi (Gianfra con i calzini!), come in ogni luogo sacro che si rispetti, siamo entrati nel tempio, ove scorrazzavano in libertà centinaia di topi che vengono nutriti ed adorati da numerosi fedeli. Fortunatamente, data l'ora calda, c'erano in giro non molti topi, ma devo ammettere che quando uno di essi mi ha sfiorato un piede ho fatto un bel salto. Fatte le foto di rito, siamo ripartiti per Jaisalmenr, la "città d'oro" ai limiti del deserto del Thar. Il viaggio è stato lungo: in più di sei ore abbiamo percorso i circa 400 km di autostrada (...) che spesso era corredata di buche ed irregolarità dell'asfalto, oppure da cumuli di sabbia che si protendevano dai lati verso il centro.

Il tempio dei topi...

...e i suoi adorati occupanti!

Nella luce del pomeriggio sono infine comparsi i bastioni del forte di Jaisalmer, ove la quasi totale assenza di nubi assicurava un clima decisamente caldo. Impressionati dal colpo d'occhio che offrono le mura a chi si avvicina alla città, siamo andati in cerca di un alloggio e, dopo aver visto un paio di alberghi il cui stato e la mancanza d'aria condizionata non avrebbe secondo noi compensato l'economicità dellle richieste, siamo finiti in un posto consigliato dalla Routard di Gianfrancesco e non citato dalla Lonely Planet: il Shri Niwas Villas (da non confondere con il caro e - secondo le guide - non eccezionale Narayan Niwas Palace, situato di fianco). Dopo rapida contrattazione, il prezzo di una doppia spaziosa con un bagno decente è calato da 650 a 450 rupie al giorno, colazione esclusa; pare, tra l'altro, che siamo gli unici clienti dell'albergo (cosa vuol dire al giorno d'oggi non essere nominati della Lonely Planet!). Brevissimo riposino e via, alla scoperta di Jaisalmer. Fuori dalle mura vi è un dedalo di vicoli con un mercato ove si vendono in particolar modo stoffe ed oggetti dell'artigianato locale: le stoffe, come già sapevo, sono molto belle, e mi sono ripromesso di effettuare qualche acquisto nei prossimi giorni, dato che abbiamo in programma di fermarci per tre notti. Abbiamo dato poi una rapidissima prima occhiata ad una parte del forte, dato che per le 20 volevamo essere seduti al tavolo del rinomato ristorante Trio (la nostra pratica di non pranzare fa sì che si giunga all'ora di cena con una fame da lupi). Il ristorante, dotato di una bella terrazza con vista sul forte, si è rivelato buono ed economico, risolvendo le nostre esigenze di cibo e di un posto fresco e ventilato ove smaltire la notevole sudata causata dalla seppur breve camminata.

Il forte di Jaisalmer

Jaisalmer, 7 agosto

Nottata in bianco per via del caldo opprimente. Visto che il condizionatore faceva un rumore tipo reattore diaeroplano, abbiamo deciso di accendere solo il ventilatore, con il risultato che sembrava di avere un mostro che alitava caldo su di me. Un'altra passeggiata per il forte ha portato all'acquisto di copriletto e cuscini in tipico stile locale, policromo con specchietti tondi, nonchè di sciarpe di pashmina del Kashmir stracare ma di ottima qualità e, comunque, dal prezzo sicuramente inferiore rispetto a quello che avrei pagato a Roma; mamma e sorella a questo punto sono servite, e anche con gli acquisti miei personali sono quasi a posto. Abbiamo sudato parecchio, ma il posto è veramente bello. Particolarmente interessante è stata la visita della Salim Singh-Ki-Haveli, caratterizzata da una torretta di pietra decorata da fiori, pavoni ed altre sculture in miniatura, con bella vista sul forte e con una stanza nella quale l'allora Primo Ministro del Rajasthan osservava il ballo di una delle sue mogli; la stanza è ricca di specchi, che originariamente coprivano anche il pavimento, ed ha una sorta di piccolo trono ove sedeva il padrone di casa circa 300 anni fa, con davanti una fontana alimentata da un serbatoio sul tetto, oggi sparito: l'insieme delle lampade ad olio, degli specchi e dell'acqua che sgorgava rendeva questa stanza areata sui quattro lati da finestre l'equivalente di una moderna discoteca con aria condizionata. Ore più calde passate nella stanza, con condizionatore "a palla", ma senza riuscire a prendere sonno. Usciti alle 18 per ammirare il tramonto dai bastioni del forte, siamo stati rincorsi per strada dal venditore di pashmina, il quale aveva scoperto di avere fatto un errore di calcolo, e che gli dovevamo ancora 1.600 rupie. Veramente, al momento di pagare ci eravamo accorti che la cifra richiesta era inferiore a quella pattuita ma, ovviamente, ci eravamo ben guardati dal farlo notare. Da persone oneste, abbiamo pagato la differenza (32 euro), e Gianfrancesco ha perfino comprato un'altra sciarpa pashmina decorata con un disegno di colori sapientemente disposti mischiati tra loro in un effetto cangiante: stupenda, ma per quanto mi riguarda sono già andato ben oltre il budget regali che avevo preventivato. Ci siamo successivamente arrampicati in un punto delle mura dal quale si poteva vedere, insieme al panorama dalla città in primo piano e del deserto del Thar sullo sfondo, il punto in cui sarebbe calato il sole. Durante l'attesa, tra le nuvole che si addensavano verso est, pronte a beneficiare del loro contenuto il continente indiano, è ad un certo punto spuntato addirittura un arcobaleno. La luce che emanava da occidente tingeva di tutte le gradazioni dell'ocra cittadina e forte, e un'arietta fresca arrivava dai rovesci monsonici molti chilometri fuori di Jaisalmer. Pare che quest'anno abbiano visto la prima pioggia da tre anni a questa parte! Curioso particolare: il panorama che si può osservare dalla parte nord delle mura è funestato dalla visione di un gruppo di tralicci eolici per la produzione di energia elettrica. Tramontato il sole, seconda cena al Trio, oramai eletto nostro ristorante ufficiale a Jaisalmer: stavolta curry di montone, pollo tandoori, purea di patate don cipolle e, per Gianfra, banana fritta.

Salim Singh-Ki-Haveli

Tramonto dalle mura del forte

Jaisalmer, 8 agosto

Dopo una nottata passata a dormire con condizionatore e ventilatore accesi, ci siamo svegliati entrambi con una bella periartrite sulla parte del corpo esposta alla corrente d'aria. Colazione servita, come consuetudine dell'albergo tra un nugolo di mosche, senza un tovagliolo, un piattino o un cucchiaino: Gianfra ormai ha deciso di farla in camera, prendendo la sua parte e portandola dentro, quanto meno al riparo dalle mosche. Nella mattinata giro in macchina nei dintorni di Jaisalmer, con visita ad un tempio giainista di Lodhruva (carino, ma ricostruito di recente), all'Amar Sagar, giardino che non ci ha molto impressionato, nonchè al gruppo di cenotafi dei Marajah di Jaisalmer, situato a Bada Bagh. Al ritorno sono riuscito a fare nuovamente acquisti: meglio fermarsi, altrimenti riuscirò a spendere in tessuti più di quanto spenderò per la permanenza in India!

Lodhruva

I cenotafi di Bada Bagh

Nel pomeriggio siamo partiti per vedere Kuldhara, una città fantasma, e poi il tramonto dalle dune di Sam. Arrivati all'altezza di Kuldhara (non citata dalla Lonely Planet, ma dalla Routard), una ventina di chilometri da Jaisalmer, abbiamo notato un cartello che indicava più oltre, a 14 km, tale Khabah Fort, alle nostre guide rinomate assolutamente sconosciuto. Senza sapere assolutamente di cosa potesse trattarsi, abbiamo quindi deciso di andarci subito, per poi tornare sui nostri passi per vedere Kuldhara e poi andare a Sam. Il Khabah Fort sorge su di una collinetta pietrosa ai cui piedi si stendono le rovine di una cittadina che sembra essere stata colpita da un violento terremoto (in piedi, oltre al forte, c'è solo un tempietto giainista fatto con la consueta arenaria locale); si tratta di un piccolo fortino, ma l'ampiezza della cittadina distrutta ci ha fatto pensare ad un luogo che poteva vivere bene al tempo delle carovane, trovandosi sulla strada che conduce verso il Pakistan. Dalla parte opposta alla cittadina dall'alto del forte si vedono alcune vicine dune di sabbia e poi, fino all'orizzonte, il deserto del Thar. È questo un deserto sui generis (almeno oggi), perchè grazie evidentemente alla prima pioggia vi sono più tratti verdi ed erbosi che ocra e terrosi. Al forte ci siamo accorti di aver fatto una fesseria a a non vedere Kuldhara per prima, perchè anche da qui si può andare a Sam; la fesseria l'abbiamo poi fatta non doppia, ma tripla, dato che Kuldhara non è altro che un insieme di resti di mura di case in mattoni, con un solo tempietto giainista abitato solo da piccioni, e che le "famose" dune di Sam sono solo uno di quei luoghi "acchiappaturisti", nulla di eccezionale ma che va descritto a futura memoria di quegli improvvidi che avessero voglia di andarvi prossimamente. Lungo la strada in molti provano a fermare la macchina per proporre un passaggio con il cammello fino alle "dune": dette dune si trovano su di un lato della strada e, pur proseguendo questa per un paese chiamato Kondi, all'altezza dello spiazzo per i turisti un tale da un gabbiotto ha chiesto un "pedaggio" di 11 rupie. Ora, non tanto per le 11 rupie (che sono circa 20 centesimi), ma per il principio uno può anche incazzarsi; ammetto che mi si possa vendere l'acqua a 50 rupie anzichè a 10, ma la tassa per vedere il tramonto su di una pubblica via (e per giunta su poche dune circondate dal verde e non ai limiti del deserto, dato che la strada proseguiva) ci è sembrata un furto. Abbiamo pagato, ci siamo fatti la foto con lo "sfondo dune" cercando di non riprendere le zone verdi, e senza attendere il tramonto ci siamo nuovamente diretti su Jaisalmer. Lungo la via, tanto per confermare un'abitudine dei nostri viaggi insieme, abbiamo bucato: poco male, cambio al volo e via. Cena, ancora, al Trio, con agnello, purea di patate con cipolle, riso. Quando cominceranno a mancarmi pizza, spaghetti e gelato?

Khabah Fort

Kuldhara

Sam Dunes


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