Teheran,
23 dicembre 2003
Ancora in
Asia, ma questa volta è un viaggio particolare, almeno per quanto
mi riguarda.
Primo: sono in quella Persia culla di civiltà e crocevia di genti
che ho studiato per mesi attraverso i diari di viaggio di gente che
si è dichiarata sempre entusiasta dei luoghi e delle persone.
Secondo: per la prima volta sono venuto qui con un viaggio "organizzato"
da Avventure nel Mondo e per me, che sono solito preparare autonomamente
i miei viaggi e a non condividerli con più di una persona, trovarmi
in un gruppo di 25 è un bello shock.
Dopo aver raggiunto Milano con un volo Alitalia ed essere partiti con
tre ore di ritardo da Malpensa con l'Iranair, siamo alfine arrivati
a Teheran, dove le nostre compagne di viaggio hanno per prima cosa dovuto
indossare l'hijab, ovvero coprirsi i capelli con un foulard, cosa che
ha destato le prime flebili lamentele soprattutto a causa del caldo
opprimente dovuto al forte riscaldamento degli ambienti interni.
Con un pullman affittato per l'occasione già dall'Italia abbiamo
raggiunto l'Hotel Kowsar che si è rivelato, nonostante si trovi
in un vicolo stretto e buio, pulito e con stanze grandi, dotate peraltro
di frigobar e TV; anche qui, riscaldamento "a palla".
Arrivati verso le 22, siamo riusciti ad ottenere una cena nel ristorante
dell'albergo e siamo andati a dormire a mezzanotte, con sveglia prevista
per domani alle 4 (aereo alle 7 per Shiraz).
Divido la stanza con un mio omonimo, ingegnere della provincia di Milano.
Nel gruppo pare esserci un pò di tutto: il mio tavolo a cena
contava, oltre me e il mio compagno di stanza, un architetto (donna),
un insegnante di russo, un medico (donna), un naturopata.
Sono l'unico romano.