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Isfahan, 30 dicembre

Dovendo trovare un altro posto da vedere per supplire alla mancata (per forza maggiore) visita a Bam, abbiamo preso informazioni presso gli uffici dell'Iranair per andare - eventualmente - a Mashad.
Con la jella che ci accompagna dall'inizio del viaggio, i voli sono tutti pieni, dato che la moschea di Mashad (splendida, si racconta) è la maggiore meta dei musulmani sciiti qui in Iran.
Ci sono disponibili voli per Bandar-Abbas, sul Golfo Persico, e domani mi informerò invece per una possibile gita alle rovine di Susa e alla ziggurat di Chogha Zambil, via Ahwaz.
Stamattina giro corrispondente, più o meno, all'itinerario "1" consigliato dalla Lonely Planet, dopo aver speso tempo e soldi inutilmente per vedere i minareti oscillanti di Manar Jomban (una sòla clamorosa) e - da fuori - il tempio del fuoco zoroastriano, arroccato su di una rupe ed in rovina.
L'itinerario "1" ci ha portato alla Majed-é Hakim, la più antica di Isfahan (piena di tubi innocenti che rendevano estremamente difficoltoso fare foto: non bellissima, comunque), la Majed-é Jamé, il mausoleo di Harun Vilayet, il minareto della moschea di Alì, per poi giungere nella piazza principale per un'approfondita visita della due moschee principalmente attraenti dal punto di vista architettonico.

Masjed-é Jamé

L'ingresso del bazar in Piazza Emam Khomeini

La Majed-é Sheikh Loftollah, nella sua semplicità, è splendida, con un portale azzurro, una cupola chiara, e degli interni verdi e blu arricchiti da disegni di ottimo gusto.
La Majed-é Emam, già vista ieri sera, alla luce del giornoo appare ancora più spettacolare, anche se di sera (ricordarsi che chiude alle 18,30!) è secondo me più suggestiva.
Siamo tornati in albergo per mangiare delle provviste acquistate per strada, oltre che qualche dolciume portato dall'Italia; questa volta, al forno non sono riuscito a pagare tre dischi di pane, che il proprietario ha voluto per forza regalarmi: in altre occasioni ho comunque dovuto faticare non poco per pagare il pane.
Pomeriggio dedicato allo shopping non tanto mio (mi sono limitato alle cartoline), quanto delle tre ragazze del nostro gruppetto "alternativo", che ho accompagnato per acquisti di tappeti.
Il gruppo della "fronda", ridotto a cinque, ha deciso di cenare per proprio conto e ha scelto un bel ristorante, lo Sherazade: peccato che, dopo appena dieci minuti che ci siamo messi seduti, sia entrato tutto il resto della comitiva, che ha iniziato a cenare ad una lunga tavolata appena accanto al nostro posto.
Va bene che in città i locali di qualità sono pochi, ma qui si esagera...

Masjed-é Sheikh Loftollah: particolare dell'interno...

...e della cupola

Masjed-é Emam: il cortile principale...

...ed un particolare

Isfahan, 31 dicembre

Stamattina, finalmente, l'accordo per una separazione del gruppo: la cancellazione di Bam dalla faccia della terra - sugli schermi delle televisioni locali passano in continuazione immagini raccapriccianti, che in Italia nessuno si azzarderebbe a trasmenttere - ha lasciato aperto un "buco" di due giorni nel nostro programma preventivato, e una parte (sei persone, tra le quali il sottoscritto) partirà domani da Isfahan alla volta di Kashan, come da programma, mentre il resto rimarrà un giorno in più a zonzo qui e poi farà il nostro stesso percorso fino a Teheran, ma con un giorno di ritardo, e quindi passerà più tempo nelle capitale mentre dei nostri sei, arrivati a Teheran, quattro ragazze andranno in aereo a Bandar-Abbas, proseguendo poi fino al villaggio di Minab; io ed un'altra ragazza invece prenderemo un volo per Ahwaz, e finiremo per vedere le rovine di Susa e della ziggurat di Chogha Zambil.
La tensione tra i più anziani ed i più giovani è al limite della rottura, ma noi siamo andati all'Iranair per prenotare i biglietti e non vediamo l'ora di andarcene domani con uno dei due pullman.
Abbiamo dato un'occhiata ai tre famosi (?) ponti antichi della città, nonchè alla chiesa armena di Santa Maria, dopodichè ci siamo fatti scaricare in cinque lungo la strada e abbiamo provato un panino kebab in un piccolo e non eccessivamente pulito localino (speriamo bene...).

Ponte Khaju

Fruttivendolo nel quartiere armeno

Altro giro di shopping, ultima visita alla Emam-é Majid, non rimane che prepararsi per la cena di capodanno con il resto della truppa.
Siamo andati a cenare nel quartiere armeno, al ristorante dell'Hotel Julfa; ovviamente, gran casino in sala, bevande calde e pane freddo, ma il cibo era abbondante e non male.
Alle 23 ci hanno praticamente cacciato fuori, e abbiamo "festeggiato" (boh?) la mezzanotte in una Emam Khomeini Square silente e deserta, se si eccettua un piccolo gruppo di giovani locali che giocava a pallone.
Per fortuna, qui il capodanno è un giorno come gli altri.

Il bazar

Ponte Si-o-Seh


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