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Wadi Rum, 24 aprile

Prima tappa di oggi il Monte Nebo, da quale secondo la tradizione biblica dio fece vedere la Palestina a Mosè e gli disse "questa è la terra promessa dove andrà il tuo popolo, ma tu te la prendi in saccoccia e muori qui prima di entrare".
Il posto vale la pena di essere visitato come punto panoramico, ma oggi - come nei giorni precedenti - ci sono molte nuvole e parecchia foschia all'orizzonte.
È pieno di altri turisti, stranieri e locali, che si fanno la foto di rito sotto il monumento in bronzo tra le cui spire alcuni uccelli hanno fatto il nido.
Tira vento e ho freddo: ho commesso un errore madornale nella valutazione delle temperature, e sono venuto vestito come sono solito girare d'estate nei paesi tropicali; mi distraggo pompando dalle cuffie i Chemical Brothers.

La Palestina vista dal Monte Nebo

Siamo poi passati a Madaba, per vedere il famoso mosaico nella chiesa di S. Giorgio che riproduce la pianta geografica della zona.
Da Madaba siamo andati a Karak, il cui massiccio castello merita sicuramente più della mezz'ora risicata concessaci da Emad per la visita.

La mappa-mosaico di Madaba

Sulla strada per Karak

Pare che gli Iris neri crescano solo qui...

La fortezza di Karak...

...e i suoi sotterranei

Emad è simpatico, utile per eventuali spiegazioni in quanto parla italiano (quanti problemi, in passato, con autisti locali che sì e no biascicavano qualche parola di inglese!), ma è troppo abituato a trattare con le carovane di turisti, e così tende a farci fare e vedere le cose che solitamente a tale categoria piacciono tanto, in quanto comode e per nulla personalizzate.
Purtroppo, però, questo gruppo con il quale sono partito tende per buona parte a seguire ciecamente il "programma", e alcune donne girano addirittura con la valigia rigida tipo "Sansonite", il che è tutto dire.
Con poche eccezioni, credo che non siano molte le fanciulle (fanciulle si fa per dire, qui l'età vera o dimostrata sembra essere ben sopra la quarantina, se non oltre...) che si sono documentate seriamente su quel che andiamo a vedere, ma sono qui in Giordania solo per quel che hanno sentito dire in giro.
Sta di fatto che, in linea con quanto sopra, veniamo portati al limitare del Wadi Rum, in uno pseudo-accampamento che ha addirittura bagni e docce in muratura, accanto ad altri simili "campi", e dal quale si vedono sullo sfondo le luci di un paese.
Ma quale deserto?!
Cena - buona - con tanto di tavoli e piatti, diverse portate (pollo al barbecue, salse varie, riso, couscous, insalate, etc.), spettacolino finale come da prammatica, e tutti a nanna in tende da due o tre posti con pavimento in cemento, brandine, materassi, lenzuola e coperte (tutto pieno di polvere e sabbia, per cui ho utilizzato il sacco a pelo).
Mah...

Tramonto nel Wadi Rum


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