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Aqaba, 27 aprile
Il pullmino, alla fine, ci
è costato 7 dinari anzichè i 5 pattuiti, ma siamo arrivati
all'Hotel Aquamarina 2 di Aqaba, insieme con un'attempata coppia slovena
ed una giovane giornalista di moda londinese, che viaggia da sola e
con un abbigliamento che mi stupisco non le abbia causato finora problemi
da queste parti (gonna calata a mezz'anca, e "filo interdental"
in bella vista). |
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E questa sarebbe la "spiaggia" dell'albergo? |
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Mah... adattiamoci! |
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Come vicini
di ombrellone abbiamo due cristiani ortodossi locali, che mi hanno chiesto
se per caso uno dei miei ciondoli fosse una Bibbia; quando gli ho risposto
che si trattava di una sura del Corano, è cominciato il consueto
colloquio sui problemi creati dalle religioni e dalle loro interpretazioni.
Strano come in certe parti del mondo le questioni attinenti la religione siano considerate di primaria importanza, e comportino discussioni infinite. Ad ogni modo, i due ragazzi mi hanno detto che in Giordania vige la libertà religiosa, e uno di loro portava - senza alcun problema, pare - appeso alla catenina un piccolo crocefisso; sarà, ma quando parlava di Islam, lo faceva sempre abbassando il tono e guardandosi intorno con circospezione... Verso le 5 ci siamo rivestiti, ben cotti dal sole (almeno quello!), e ci siamo fatti una passeggiata lungo la Corniche (non prima di aver constatato il luridume che pervadeva i bagni dell'Aquamarina). Un improvviso bisogno di liquidi, zuccheri, carboidrati e grassi ci ha fatto entrare nel locale Mc Donald's per una coca con patatine: in Giordania non esistono divieti di fumo, e anche il Mc Donald's non fa eccezione, purtroppo, ma per il resto è tale e quale in tutto il mondo. Di spiaggia pubblica ce n'è poca, una misera striscia di sabbia sporca, occupata da donnoni vestiti e con tanto di hijab, e dai soliti bimbetti vocianti. Da tutta Aqaba si vede sventolare un'immensa bandiera su di un pennone che sarà alto cento metri, posto sul lungomare davanti ai pochi resti del vecchio forte, attualmente in fase di restauro. Ho fatto anche acquisti: un etto di sumac, una spezia che qui mettono sul kebab, e - finalmente - il ciondolo ricordo del viaggio, una piccola mappa d'argento della Giordania con su la faccia di re Hussein, che è andata ad unirsi alla massa di ferraglia che mi pende dalla catenina da quando ho cominciato a viaggiare fuori dall'Europa. Cena al ristorante dell'albergo, a buffet e buona (anche se avrei preferito un localino locale, ma il pasto era incluso nel prezzo della camera...), con ragazza chitarrista che allietava con discrezione la serata. Sotto la finestra della nostra stanza, che da sulla facciata principale dell'albergo, per ore è andata avanti la "movida" aqabense del giovedì sera, prima del giorno di festa: ci sono stati dei pazzi che superavano le file di auto ad alta velocità contromano, facendo fischiare le gomme e rischiando collisioni frontali con chi veniva in senso opposto, conversioni a U con tentativo di investimento dei pedoni, clacson dai suoni più impensati (il migliore quello che suonava come il trillo di un vecchio telefono, di quelli in bachelite), il tutto nella massima allegria e senza conseguenze di sorta. Non parliamo poi degli stravaganti modi di decorare i mezzi di locomozione, dai led luminosi alle varie tendine parasole. In generale, la gente sembra divertirsi ed è abbastanza cordiale (spesso chiedono il paese di provenienza e, saputolo, danno il benvenuto), anche se alcuni negozianti mi sono apparsi più scontrosi. |
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Spiegazione (in arabo) dei colori delle bandiere locali |
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La spiaggia pubblica (non è un tratto, è tutta lì!) |
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Aqaba, 28 aprile
Giornata nuvolosa, con caldo
umido. |
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Spezie |
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Verdura |
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La spesa al mercato |
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Noi due siamo
quindi andati verso la "spiaggia" dell'Aquamarina, dove erano
le altre tre, sconcertate dal luogo come lo siamo stati noi ieri.
Abbiamo preso posto sul pontile di cemento, in mezzo a scolaresche femminili che, in attesa di partire in gita con una delle barche, facevano il bagno vestite di tutto punto, con jeans e maglie, alcune con l'hijab, altre senza. La gran parte delle donne viste fin qui in Giordania lo porta, mentre sono percentualmente poche le donne che hanno anche il viso velato. Altra passeggiata, nel pomeriggio, lungo la Corniche, dove abbiamo assistito ad una piccola rissa davanti ad un ristorantino locale, con gente di grossa stazza che se le dava ed un povero piccolo vigile urbano con elmetto chiodato che cercava di sedare gli animi e, nel frattempo, chiedeva rinforzi con il walkie talkie. È stato l'unico episodio di violenza visto finora, mentre anche nel traffico più intricato manovre che provocherebbero da noi una sequela di insulti rimangono inosservate o tollerate. Cena ancora in albergo, stavolta con il resto del gruppo, e passeggiata finale verso la Corniche (pare che non vi sia altro posto accattivante in città), in mezzo alla folla dello struscio del venerdì sera. Diversa gente è venuta da fuori in questa Rimini locale: molti sono ripartiti a bordo di auto, pullmini e corriere, alcuni sono accampati lungo i marciapiedi su tappeti ove hanno sistemato fornello per il tè, narghilè, e loro stessi, che dormiranno direttamente sui tappeti. Qualcuno ha pure piantato le tende nei giardini dietro la riva, e c'è anche una rappresentanza di boy scout. |