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Amman, 29 aprile

Siamo tornati ad Amman con un pullmino fornitoci da Emad e guidato da suo fratello, che ha percorso la Desert Highway in poco più di quattro ore per depositarci direttamente al grande teatro romano, scavato sul fianco di uno dei sette colli sui quali sorge al capitale giordana.
Da lì siamo saliti - sempre con il pullmino - alla cittadella, con le sue rovine romane ed il palazzo degli Omayyadi, del quale rimane solo un edificio centrale.
Purtroppo eravamo in ritardo per vedere la moschea di Abdullah, che pare chiuda alle 14,30, e ci è stata fatta vedere solo da fuori la moschea di re Hussein, dove pare non si possa entrare se non musulmani.

Panorama di Amman

Il teatro romano

L'Odeon

Sulla cittadella

L'interno del palazzo degli Omayyadi

La moschea di Re Hussein

A farla breve, di Amman o non abbiamo visto molto, o c'è poco da vedere.
Non ci è rimasto, allora, che andarci a riposare nel solito Shepherd Hotel, prima della cena finale al Jerusalem.

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Com'è la Giordania?
Dipende da quello che si riesce a vedere: Petra è molto bella, Jerash pure, il Wadi Rum forse, Aqaba... chissà?
Mi rode non aver visto le cose più belle del Wadi Rum, mi rode aver visto solo il peggio di Aqaba, mi rode aver dovuto mangiare il cibo impersonalizzato dei ristoranti degli alberghi.
Purtroppo stavolta ho fatto male i conti: sperando di vedere di più con un viaggio organizzato, e pensando di non poter realizzare un viaggio autoprodotto in soli dieci giorni, ho rinunciato a fare da me e, quindi, a studiare approfonditamente i luoghi, mentre l'agenzia locale cui si è appoggiata avventure nel mondo ha proposto un "tour del minimo necessario con il massimo del comfort".
In pratica, tutto il contrario della mia filosofia di viaggio!
Per quanto riguarda il resto, la Giordania non sembra essere un paese povero: girano belle macchine (pochissime moto) e non ci sono mendicanti per strada.
Emad ci ha detto che la situazione è peggiorata con l'arrivo dei profughi palestinesi ed iracheni "voi avete gli albanesi, noi gli iracheni, solo che questi in Giordania sono un milione e duecentomila".
Pare che prima si potesse tranquillamente lasciare la macchina aperta per la strada, ma che ora sia rischioso.
Nonostante ciò, il paese appare sicuro, nessuno tenta approcci per spillarti soldi (salvo le inevitabili aspiranti guide nei siti archeologici), spesso quando siamo entrati in un negozio lo abbiamo trovato totalmente deserto, e siamo dovuti andare a cercare il gestore che magari stava tranquillamente conversando in un altro locale qualche decina di metri più in là, lasciando tutto sguarnito.
Architettonicamente parlando, ho notato che gli edifici sono pressochè tutti costruiti in maniera similare, e non esistono cittadine "antiche" come si possono trovare in altri paesi del mondo arabo (vista forse l'origine nomade dei beduini, i quali vivevano in tende e non costruivano città).
Insomma, la Giordania è sicuramente da vedere, ma il consiglio per chi dovesse andarci con avventure nel mondo è che, ad oggi, occorre rifiutare le prenotazioni fatte dal corrispondente in loco relative alle sistemazioni nel Wadi Rum e ad Aqaba, e regolarsi in maniera diversa.


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