Cena in un ristorante nella parte orientale della città, non lontano dalla Piazza Verde, dove nonostante l'atmosfera quasi lussuosa (pareti decorate con vetrate ad immagini colorate), il cameriere capiva solamente l'arabo.
Cambiati al nero (sotto l'arco di ingresso alla medina dalla parte della Piazza Verde) i dinari che ci sono rimasti per non correre il rischio di trovare le banche chiuse in aeroporto domattina, siamo andati a fare i bagagli.
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La Libia, almeno nella sua parte costiera, si è rivelato il Paese più brutto visto finora dal sottoscritto, fatta eccezione - naturalmente - per i maggiori siti archeologici.
Prescindendo dal territorio, per la gran parte piatto e brullo (salvo la Cirenaica, più collinare e coltivata), le costruzioni sono tutte state fatte con il solo scopo di farvi abitare la gente, senza alcun progetto estetico, con gli impianti idraulici tutti "a vista".
La mancanza assoluta di un qualsiasi senso estetico, dovuta forse al fatto che per centinaia di anni le popolazioni locali hanno abitato sotto delle tende e senza interscambi culturali di un certo rilievo dopo la caduta dell'impero bizantino, hanno fatto sì che questo Paese sia stato costruito secondo il principio "basta che funzioni, almeno in qualche modo": la casa non deve essere altro che un tetto sulla testa, il bagno un luogo ove espletare i propri bisogni e darsi una ripulita.
Non esistono centri storici se non a Tripoli e a Ghadames (che, però, è abbandonata e ridotta ad una città museo), e gli edifici sono solo mattoni e cemento in attesa di costriurvi sopra un ulteriore piano.
Ciò posto, Leptis Magna è meravigliosa, e vale da sola il viaggio.
Anche Sabratha e Cirene non sono male, ma in un'ipotetica scala di bellezza sono situate molti gradini più in basso della città natale di Settimio Severo.
Peccato che tutti i siti siano lasciati molto in abbandono, pare per il motivo che il leader libico veda Greci e Romani alla stregua di invasori, e quindi le loro vestigia indegne di attenzione.
D'altra parte non è che il turismo sia molto invogliato, anzi, è quasi sopportato: in fin dei conti con tutto il petrolio che ha, la Libia non ha certo bisogno della valuta portata dai turisti stranieri.
Chi è stato nel deserto a sud me ne ha detto meraviglie, io mi sono limitato a vedere parte di quello prossimo alla frontiera con Algeria e Tunisia e devo dire che non mi ha impressionato affatto.
Da vedere, quindi, ma con tutte le dovute riserve. |