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ROCK THE KASBAH

Maroc 2001

di
Alessandro Scarano



Casablanca, 20 Agosto

Primo giorno in terra d'Africa. L'impatto non è poi stato così brutale, anche se in un solo giorno ho visto scene che avrebbero dato di che parlare per un bel pò a molti dei miei amici di Roma... Il volo (Alitalia, dopo tanti anni!) mi ha concesso, grazie alla bella giornata di sole, di godere di panorami strepitosi: Costa Smeralda, Baleari, nonchè lo Stretto di Gibilterra, che come un babbeo ho dimenticato di fotografare, tanto ero ammirato dallo spettacolo ed intontito dalla riflessione che nell'antichità è stato per lungo tempo considerato come la fine del mondo conosciuto, oltre cui si precipitava nell'abisso.
Il percorso aeroporto-stazione-Ostello della Gioventù è stato fin troppo facile, grazie alle numerose insegne, ma il tanto osannato (dalla Lonely Planet) Ostello, che si trova a circa 300 metri dalla stazione ferroviaria Casa-Port era al completo; dopo una breve ma infruttuosa ricerca nella Medina di un posto libero in uno degli alberghetti del luogo (che meriterebbero un capitolo a parte, tanto per la pulizia - quale? - quanto in un caso per un'addetta alla reception che non parlava neanche il francese), mi sono affidato al classico Mustafà, che per una mancia di 21 dirhams (quattromila lire, due euro, mettetela come volete) mi ha lasciato dinanzi l'Hotel de Paris, posticino dignitoso ove mi hanno chiesto 250 dirhams (cinquanta sacchi, venticinque euro, insomma...) per posare finalmente il mio zaino. Durante la passeggiata Mustafà mi ha convinto a lasciare Casablanca il più in fretta possibile, dato che qui - a suo dire - non c'è nulla da vedere, mentre il meglio del Marocco si trova al sud.
Una veloce passeggiata (a passo d'avvocato romano...) per il centro città mi ha confermato le affermazioni del mio momentaneo cicerone: di notevole ho ammirato il Tribunale (ma guarda un pò!) e la vecchia Prefettura, esempi di architettura anni '20/'30 con influenze moresche. Dopo neanche dieci minuti sono stato fatto oggetto di un puerile tentativo di truffa: un tale, dicendomi di fare il portiere nel mio albergo (poteva pure essere, per come mi ricordo io le facce...), mi ha raccontato di avere il figlio in ospedale e di dovergli comprare le medicine ma di non avere il denaro perchè la direzione dell'albergo era chiusa: se gli avessi prestato i 467 dirham necessari, me li avrebbe restituiti l'indomani, quando si sarebbe fatto dare la paga dalla direzione. Ma figuriamoci un pò! Mi sono poi fatto fotografare davanti al Tribunale da una ragazza che probabilmente era alla sua prima esperienza del genere: sono sicuro che la foto sembrerà scattata durante un terremoto. Aggirando le prime offerte di fumo nella Medina sono andato a dare un'occhiata alla moderna moschea Hassan II: vista da fuori sembra veramente grandiosa, e domattina non mancherò di visitarla con il necessario giro per i turisti. Dopo un breve riposo al fresco della brezza marina (la moschea è in riva al mare), mi sono ributtato nella medina, e nella sua miriade di venditori di frutta, verdura, cassette musicali, cianfrusaglie, animali vivi, animali morti (devo dire che la puzza si equivaleva), e tutto quant'altro si può trovare in questo piccolo souk, privo però della caciara che mi aspettavo.

La vecchia prefettura

La posta

Il casino si è invece scatenato sotto la mia finestra, sulla pedonale: oggi è giorno di festa in Marocco, e Casablanca è invasa da gente dedita al turismo (erano in molti a farsi fotografare davanti alla moschea Hassan II), ma soprattuto allo shopping, visto che qui è periodo di saldi. Il risultato è che dalla mia camera si sente un tale caos che mi sembra di essere a Testaccio durante la festa per lo scudetto della Roma; mi sa che stasera per dormire dovrò usare i tappi... Nella folla sono stato agganciato da un tizio che, dopo aver attaccato bottone in francese prima ed in inglese poi con il classico "da dove vieni?", ha cercato di portarmi in un locale a bere qualcosa: al mio rifiuto mi ha chiesto 10 dirham, e quando gli ho negato la somma mi ha stramaledetto in italiano. Bah!
Sono uscito a cena con una simpatica coppia di Milano (i cui nomi non ricorderò mai); il ristorante Snack Bar Le Marin, citato dalla Lonely Planet, si è rivelato una mezza sòla, in quanto - volendo evitare il fritto di pesce - la paella che ci hanno servito era decisamente insipida ed anonima. Purtroppo, però, la particolare giornata festiva ha comportato il fatto che la maggior parte dei ristoranti fosse chiusa. La serata è poi proseguita andando a prendere un tè alla menta con i due suddetti e con Omar, arzillo anziano signore messinese che i due milanesi hanno conosciuto in albergo e che è sposato con una marocchina. Ho appreso da lui che qui il Ramadan non è solo una questione di non mangiare di giorno: pare che tutte le attivtà lavorative vengano concentrate nel periodo notturno, e che per chi visita il paese sia un serio problema trovare aperto un negozio. Tornato in albergo ho notato con piacere che il caos per strada era terminato, e con rabbia che, anzichè i 250 dirham pattuiti, ne hanno voluti 350.

La moschea Hassan II

Casablanca, 21 Agosto

Nonostante sia andato a dormire tardi e stanco, il mio orologio biologico mi ha fatto svegliare "a Roma", ovvero alle 4,45 locali.
Oggi visita guidata alla moschea Hassan II: gran bel posticino, invero, frutto dell'indefesso lavoro di migliaia di artigiani ed operai marocchini, con soluzioni tecnologicamente avanzate unite all'opera manuale; ora come ora, praticamente nuova di zecca, è un gran bel vedere, e spero che le foto scattate all'interno rendano giustizia almeno dell'insieme, se non dei particolari. La visita è stata funestata dalla presenza di un nutrito gruppo di turisti campani, caciaroni e - per la gran parte - irriverenti nei confronti di un luogo sacro; triste capitolo, come al solito, quello sugli italiani in giro a piede libero per il mondo!
A Casablanca ho visto auto e moto di marca, ho visto donne raccogliere croste di pane per terra in mezzo ai rifiuti del mercato, ho visto donne velate e donne scollate, ho visto una moschea ove si poteva mangiare sul pavimento e strade ove bisogna scavalcare i mucchi di rifiuti: l'unica costante è quella degli uomini - e solo uomini! - seduti ai tavolini fuori dai bar. Tutto sommato è una città che non rimpiangerò.


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