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Casablanca, 5 Settembre

Sono arrivato un pò troppo presto, alle 5,00, mentre l'aereo parte alle 14,05: d'accordo che devo fare il check in molto tempo prima per essere sicuro di trovare posto, visto che il volo è tutto pieno, ma qui rischio che ancora non ci siano treni per l'aeroporto. Tanto per cambiare, c'è in programma una lunga attesa, per cui sfrutterò inizialmente la stazione della CTM, che pare molto, ma molto più accogliente di quella ferroviaria Casa-Port, dove i posti a sedere sono ben pochi. Dopo un alternarsi di Settimana Enigmistica, penniche e Chatwin, alle 8,00 mi sono mosso per la stazione di Casa-Port: sul treno per l'aeroporto finisco per incontrare (piccolo, il Marocco...) uno degli australiani della gita nel deserto che, lasciata Marrakech per Casablanca, è oggi in partenza per Londra.
Arrivo in aeroporto alle 9,30, e di fare il check in ovviamente non se ne parla, è troppo presto. Viene quindi riesumato il Corriere della Sera acquistato a suo tempo a Meknes: mi ci siedo sopra (per terra, ovviamente) e aspetto, dando un'occhiata ogni tanto al tabellone delle partenze in attesa che mi possa registrare sul volo. Il didietro, dopo cammelli, sabbia, pullman, treno, non è che sia felicissimo di questa sistemazione, ma tant'è. Buffo come ovunque vada senta gente discutere animatamente: anche qui in aeroporto, come d'altronde già alla stazione CTM stamattina, c'è sempre qualcuno che urla contro qualcun altro: dev'essere uno sport nazionale.
Mi controllano quattro volte il passaporto: in due occasioni mi chiedono se ho valuta marocchina, o italiana, e se posso "fare un regalo"; me la cavo con un sorriso da gnorri, e spendo i miei ultimi 190 dirham acquistando una maglietta di Marrakech non eccezionale, ma piuttosto ch portarmi in Italia carta straccia...

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Tutto sommato il bilancio del viaggio è positivo, ho visto buona parte del paese anche se avrei voluto approfondire le zone del deserto, cosa che avrebbe in ogni caso comportato un pò di disagio dal punto di vista igienico. Il fatto di viaggiare da solo ha pesato solo in alcuni momenti, ma come al solito tutto dipende dalla fortuna che si ha nell'incontrare persone con cui condividere una parte dell'esperienza di viaggio. Il percorso che avevo tracciato prima di partire, e che ho quasi fedelmente seguito, si è rivelato buono, ma non avevo considerato il fatto che la gran parte dei posti non merita più di un giorno di visita. L'alloggio peggiore e quello migliore li ho trovati entrambi a Chefchaouen, veramente dalle stalle alle stelle, mentre il cibo migliore, strano a dirsi, è stato quel panino ripieno di spiedini e cosparso di polvere piccante che ho mangiato sulla strada da Chefchaouen a Fes. Ho scattato - incredibile per le mie abitudini - ben quattro rullini di fotografie: sono proprio curioso di vedere se riusciranno a dare un'idea di quello che ho passato in questi sedici giorni, anche se a livello di spettacolarità non ho visto posti dove si rimane estasiati. Se si eccettuano alcuni giorni di fastidioso raffreddore (grazie, Davide!), non ho avuto per fortuna i problemi di salute che pensavo un posto come il Marocco mi avrebbe procurato: la scorta di Bimixin è integra, mentre quella di Enterogermina è stata appena intaccata: tutto buono per il prossimo viaggio!

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