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Salalah, 25 dicembre

Stamattina aereo delle 10,40 per Slalalah, città costiera nel sud del Paese.
Troviamo all'arrivo un vento forte ed un cielo non proprio cristallino, per cui capisco subito che - almeno oggi - di mare non se ne farà.
Abbiamo a disposizione un pullmino con autista (Said), che ci porta al Salalah Hotel, albergo frequentato anche da omaniti e gestito da indiani (a modo loro, naturalmente: le stanze non sembrano male - scarafaggi a parte - ma i bagni fanno abbastanza schifo, e i sanitari sono pure "made in england"...), per cui qualcuno si lamenta.
Il resto del gruppo non sembra avere un'idea precisa sul cosa fare, dove andare, e cosa c'è da vedere, per cui chiedo a Said di portarci (per non perdere tempo prezioso da dedicare alla spiaggia l'indomani) al vicino sito archeologico di Al Balid.
Non che ad Al Balid sia rimasto un granchè, ma l'annesso piccolo museo è strutturato con molto buon gusto, e possiamo notare come la gestione delle cose statali strida fercemente per qualità con quella delle imprese private affidate agli indiani.

Al Balid: solo

qualche rovina

Said mi racconta che l'Oman ha 2.500.000 di abitanti, più 1.300.000 immigrati indo-pakistani (come se noi avessimo trenta milioni di extracomunitari), che forniscono la vera forza lavoro, anche se con il loro stile precipuo.
Vengo anche a sapere che il sultano Qaboos è molto benvoluto, e che se qualche cittadino ha un problema (denaro, bisogno di cure all'estero), basta scrivergli una lettera e consegnargliela durante uno dei frequenti giri che il sultano fa nel Paese, e lui risolve tutto.
L'Oman esporta petrolio, gas, datteri, banane e pesce, ed avendo una popolazione così ridotta si riesce facilmente a far vivere bene tutti: sanità ed istruzione gratis, nessun mendicante per strada.
Altra particolarità del Paese è l'abbondanza d'acqua: per quanto possa sembrare strano, visto che siamo nella penisola arabica, molte sono le sorgenti, e difatti si nota tantissimo verde in giro, dalle estese aiuole verdi ai lati delle strade principali (addirittura punteggiate da chilometri di petunie!) ai numerosi palmeti e bananeti.
Sulla via del ritorno verso Salalah abbiamo incrociato dei pescatori che trascinavano le reti piene a riva, per la gioia dei gabbiani e per la nostra, visto che siamo rimasti almeno mezz'ora a fare fotografie.

Si ritirano le reti...

con un buon risultato

Siamo poi passati al vecchio suq di Salalah, dove ho comprato una buona quantità d'incenso (in fin dei conti, già dall'antichità veniva esportato da qui) ed un incensiere di terracotta.
Ci siamo fermati a mangiare al Bin Ateeq, ristorante tradizionale omanita che fa parte di una catena con tale nome, dove io ho mangiato benissimo delle specialità locali, mentre altri si sono lamentati per essere incapati in piatti non di loro gusto.

Facciamo scorta di incenso

Salalah, 26 dicembre

Oggi, tanto per cambiare, ho (ri)cominciato a sentire il peso del viaggiare con un gruppo, soprattutto quando ho la sensazione che certa gente non abbia la benchè minima idea di cosa sia venuta a fare e a vedere proprio qui.
Siamo finiti, come prima tappa, a vedere una dolina in stile carsico a Taiq.
Ovviamente, contando di andare al mare, molti di noi non erano attrezzati per una camminata tra le rocce per scendere a metà della dolina, ma ho fatto anche questa grazie ai (o nonostante i) miei sandali, oramai un pò provati dalle prove estreme cui li sottopongo dal 2003.

La dolina di Taiq

Ci siamo poi diretti al sito archeologico di Khor Rori, corrispondente all'antico porto dal quale partiva l'incenso per l'universo mondo conosciuto.
Pochi sassi anche qui, ma una bella baia dove - finalmente! - sono riuscito a fare un tuffo, sfruttando maschera e pinne.
Contando di trovare spiagge migliori, siamo ripartiti in direzione di Mirbat, cittadina senza particolari attrattive, per cercare una buon posto dove fare un bagno.
Dopo aver perso tempo prezioso per il pranzo di alcuni del gruppo (è inverno anche qui, e le ore di sole sono pochine: dopo le 15 occorre rivestirsi) e per la scarsa conoscenza del concetto di "bella spiaggia" di Said, siamo finiti - non si sa perchè, con tanti km di costa immacolata a disposizione - su di un tratto di litorale dinanzi ad un mega resort in costruzione.
Il posto, peraltro, non si presta minimamente a fare il bagno per il fondale scoglioso che si protrae per decine di metri verso il largo, ma pare che nel resto del grupo a ben pochi interessa nuotare e prendere il sole, per cui...

Khor Rori: la baia...

... le rovine...

...e la spiaggia

Mirbat: un vecchio edificio...

... la spiaggia...

...e il forte

Il forte di Taqah

Tornati a Salalah dopo una breve sosta a Taqah, dove ho avuto modo di levarmi i sandali e mettermi a giocare scalzo a pallone per strada con dei ragazzetti locali (quando vedo un pallone non so resistere...), siamo andati al mercato del pesce per comprare tre ricciole da cucinare, cosa che abbiamo fatto "al brecciolino".
Qui la gente ama fare il picnic ai bordi delle autostrade (?), e a volte si trovano "punti di ristoro" che consistono in una tenda, qualche tavolo con sedie, una tettoia con dei pezzi di carne appesi, ed un "barbeque" formato da un primo strato di pietrisco, un secondo di legna, ed un terzo ancora di pietrisco, sul (e dentro) il quale si cucina il cibo.
Considerato che il pesce l'abbiamo pagato 9,90 rial, che al tipo del barbeque abbiamo dato 10 rial, e che la spesa al supermercato (fornitissimo!) per condimento, stoviglie e bevande sarà stata di circa 9 rial, il tutto ci è costato più o meno 6 euro per uno: un pò caro per gli standards locali, ma il pesce, ad ogni modo, è venuto buonissimo.

Mercato del pesce a Salalah

Ricciole "al brecciolino"

Salalah, 27 dicembre

Oggi giornata di mare.
Dopo una breve visita alla Tomba di Giobbe, niente di particolare (e nemmeno un buon panorama, a causa della foschia), siamo scesi verso la spiaggia di Al Mughsayl, lunga, sabbiosa, con un pò di roccia vicino alla riva, con un mare leggermente mosso e - quindi - non limpidissimo, dove ho comunque potuto vedere qualche pesce (ma nulla a confronto con quel che ho visto nello Yemen, non lontano da qui).
Al ritorno siamo passati - non si sa perchè - per il porto commerciale di Salalah, dove l'unica cosa degna di nota è stata una grossa imbarcazione stipata di capre.
A cena ho lasciato andare gli altri al ristorante, mentre io mi sono diretto verso un internet point (mezz'ora, 400 baisa) per scaricare la posta e vedermi i goal dell'Inter contro l'Atalanta (incredibile, è riuscito a segnare Adriano!), comprando un panino shwarma all'andata e uno al ritorno in una tavola calda libanese (300 baisa l'uno).

La tomba di Giobbe

La regione del Dhofar

La spiaggia di

Al Mughsayl

Muscat, 28 dicembre

Quasi una giornata persa.
Sveglia con comodo e passeggiata per Salalah (il volo è previsto per le 10,40), ma c'è stato un ritardo di due ore, che ho trascorso isolato dal resto del mondo grazie all'iPOD ed alle parole crociate, oltre che alla lettura de "I Misteri di Roma" di Corrado Augias.

Salalah: mercato della carne

e moschea vicino all'albergo

Arrivati all'aeroporto di Muscat, prendiamo 3 taxi (7 rial l'uno) per il Naseem Hotel, concedendoci un altro giro per il suq, dove rimedio l'ennesimo ciondolo-ricordo, una piccola jambiya d'argento con il suo bel fodero decorato.
Cena al New Restaurant, pretenzioso nome con il quale si presenta una tavola calda pakistana di fronte al mercato del pesce, pesce che - incredibilmente - stasera il ristorante non ha (pare che gli omaniti non siano grossi consumatori di pesce, a dispetto della quantità che ne possono pescare, ma lo esportano verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi).
Rimedio con del pollo alla brace, piccante e buono.

Case dei mercanti e moschea a Mutrah

"Incensiere" e parco dei divertimenti


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