ALLE
NOVE MENO UN QUARTO
di
Alessandro Scarano
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Mancano dieci
minuti, sarà puntuale come al solito, ci puoi rimettere l'orologio:
quando senti suonare il citofono prova a controllare l'ora, e se c'è
qualche minuto di scarto puoi essere sicura che è il tuo orologio
ad andare avanti o indietro, perché lui non sbaglia mai.
Non usciamo insieme da quasi un anno, dalla litigata davanti al Fiamma
quando lui se la prese perché in sala avevo urlato di imparare
l'educazione a quella stronza che aveva messo il cappotto sulla poltroncina
che volevo io; e lui ad insistere che la fila era quasi tutta libera
e che i posti non erano numerati e che non avrebbe fatto differenza
sedersi solo un posto più in là, e che tanto eravamo
in quarta fila e il film l'avremmo visto maluccio lo stesso, e che
non c'era bisogno di alzare la voce in pubblico per una cosa del genere.
Capisco che forse già gli giravano, perché quando lui
è entrato è andato verso la cassa e io sono rimasta
indietro all'altezza della porta a vetri facendo la vaga, e così
ha pagato per tutti e due, ma mica può pretendere di volermi
portare al cinema e farmi pure pagare il biglietto. E alla fine, quando
voleva portarmi a mangiare a San Lorenzo, e gli ho detto "ti
pare che andiamo in quel quartiere di fuorisede?", lui se l'è
presa, ha fatto conversione e mi ha pure riportato dove avevo parcheggiato
la macchina, senza cena.
Quella della precisione maniacale è stata una cosa che mi ha
sempre dato sui nervi, è quasi insopportabile, anche se non
è certo lui a farlo pesare; lui arriva, e suona come se fosse
la cosa più naturale di questo mondo, solo che ogni volta io
guardo l'orologio e l'ora è puntualmente quella per la quale
lui aveva annunciato il suo arrivo, non un minuto più, non
uno meno.
E quando si prendono gli accordi per telefono (chiaro che faccio chiamare
lui, io al massimo gli posso mandare un sms, ma proprio se non ne
posso fare a meno), ti dice che passa alla nove meno un quarto, così
per le nove e un quarto siamo in zona e alle nove e mezza abbiamo
già parcheggiato, e arriviamo in tempo per sederci al tavolo
che ha prenotato, e il bello è che così avviene, senza
alcuna sfasatura dal programma come lui l'ha concepito, senza che
un evento casuale od una particolare congiunzione astrale possano
scombussolare la sequenza degli avvenimenti così come lui l'ha
concepita, alla faccia del traffico e della pioggia e del possibile
errore di chi ha ricevuto al ristorante la telefonata di prenotazione.
Tu dirai "ma che te ne frega, anzi, almeno sai esattamente come
regolarti", solo che io non mi sono mai regolata esattamente
nella vita, io non ho mai fatto piani, io non ho mai preventivato
una partenza, e meno che mai un arrivo, figuriamoci un comportamento
o una strategia: io agisco sempre solo ed unicamente in base all'impulso
del momento, all'ispirazione, al senso femminile. Nulla, mai, di calcolato.
Ora mancano sette minuti, mi viene quasi l'angoscia a pensare che
so che quando vedrò le lancette del Guzzini che ho appeso sopra
il frigo della Mìele saranno quasi sovrapposte sulla sinistra
lui suonerà, e sarà l'inizio di un'altra serata.
Certo, è uno molto preciso e io non amo quelli precisi, ma
alla fin fine serve sempre a qualcosa; intanto vediamo di farci portare
a cena, e speriamo che non sia una pizzeria, oppure il solito locale
pezzente dove lui ti porta per farti mangiare quella roba thailandese
o eritrea o vietnamita, e se va bene solo per risparmiare sul conto.
Quanto al cinema, dopo la cena, è chiaro che il film l'ho deciso
io, altrimenti il rischio era che lui mi portasse a vedere chissà
che cosa; pagherà lui, ma voglio vedere quello che dico io.
Intanto il portafogli di Gucci lo lascio qui sul tavolo: d'accordo
che di solito è lui ad offrire spontaneamente (e vorrei pure
vedere!), ma non si sa mai. E al ritorno, strada facendo, mi devo
anche ricordare, a voce alta e lamentevole, che a casa mi manca il
latte e qualcosa per fare colazione, almeno pensa lui anche a quello.
E già che ci sono... no, non riuscirò mai a convincerlo
ad uscire con la macchina mia: sarebbe un bel colpo, perché
è quasi a secco e lui non dico il pieno, ma un quarto di serbatoio...
no, non funzionerebbe, lasciamo perdere; peccato, perché almeno
la mia Twingo è nuova mentre la sua Ford avrà almeno
dieci anni, e c'è da vergognarsi ad andare in giro con un catorcio
simile.
Mancano quattro minuti, come finirà stavolta?
Purtroppo oggi mi toccherà anche invitarlo qui dopo il cinema,
altrimenti come faccio a fargli controllare il mio bell'IBM? Da qualche
giorno fa le bizze e io non ci capisco niente, e di portarlo a riparare
non se ne parla proprio, figuriamoci, con quello che ti fanno pagare
i tecnici quando gli porti la roba, che neanche facessero un lavoro
di alta sartoria; lui invece sta sempre a trafficare con internet,
ha pure il suo bel sito personale, sicuramente risolverà tutti
i problemi di questa scatola con lo schermo che diventa ogni giorno
più lenta e complicata.
Piuttosto, quello è capace di voler pure fare sesso solo perché
io l'invito qui con la storia di fargli vedere la casa nuova, ma qualcosa
dovrò inventarmi. Quale può essere la scusa, stavolta?
Manca un minuto, e ancora non so cosa dirgli quando tenterà
di mettermi le mani addosso, perché sono sicura che lo farà,
il maiale.
Lui pensa di certo che solo per il fatto che mi sono fatta venire
a prendere, che mi ha offerto la cena, il cinema, il latte e i cornetti
per domattina, che l'ho invitato a casa, che mi ha rimesso a posto
il computer, sia autorizzato a scoparmi, ma figuriamoci un pò!
La vecchia scusa del ciclo mestruale? No... troppo scontata... c'è
quasi più gusto a dirgli di no e basta, solo per vedere che
faccia farà. Gli dirò un "no" secco, punto
e basta. Non credo che la piglierà bene, ma chi se ne frega,
un altro che mi porti fuori la sera lo trovo sempre.
Ovvio che il "no" glielo dirò dopo che avrà
controllato il computer...
Ecco l'ora fatale, mancano pochi secondi, ci siamo quasi, quattro,
tre, due, uno... sarà il Guzzini che va male, anche se mi sembrava
di averlo messo a posto stamattina con il segnale orario della radio,
aspettiamo ancora un pò...
È passato un minuto, strano, sarebbe la prima volta, dovrò
dirgliene quattro quando arriverà, così impara a fare
lo sbruffone con il calcolo dei tempi, gliela farò pesare neanche
fosse arrivato tardi all'altare il giorno del matrimonio, voglio proprio
ridere stavolta...
Tre minuti... tutto tace...
Cinque minuti? Forse il traffico... e io scema che con la storia della
sua puntualità sto qui in piedi già vestita e pronta,
jeans di Cavalli, camicetta CK e scarpe di Campanile... se penso che
lui arriva sempre con i Levis presi a Via Sannio e il solito maglione,
sempre lo stesso...
Dieci minuti... non è normale, dovrei telefonargli, ma costa
e quindi non se ne parla, io i miei soldi li spendo solo per me, sennò
che lavoro a fare dalla mattina alla sera? E non chiama nemmeno, il
bastardo, almeno mi facesse sapere qualcosa... intanto mi levo le
scarpe, e se dovesse arrivare aspetterà giù al portone
il tempo che deciderò di metterci a scendere.
Un quarto d'ora di ritardo e nessuna notizia, ho fame e non vedo l'ora
di sedermi al ristorante: solo per sfregio ordinerò quanto
ci sarà di più costoso, così impara a mettermi
fretta con i suoi orari e poi non rispettarli, e di scopare neanche
a parlarne, ma che dico, neanche a pensarci!
Mezz'ora e non si vede e non si sente, figlio di puttana, mi toccherà
mandargli un sms, ma glielo farò pagare salatissimo, chi si
crede di essere questo stronzo per farmi aspettare e morire di fame,
aspetta che sia qui e sentirai che urli: se si potesse permettere
un Nokia ultimo modello come il mio, gli manderei pure una foto della
mia faccia incazzata... ma chi me lo fa fare ad uscire con i morti
di fame?
Tre quarti d'ora e non risponde al messaggino, provo a chiamarlo,
pazienza, ma è chiaro che è l'ultima volta che esco
con lui, anche se dovesse regalarmene uno, di computer...
Squilla... squilla... squilla... ma che aspetta a rispondere lo stronzo,
mi stanno pure venendo le palpitazioni per la rabbia... non può
essersi dimenticato, abbiamo parlato stamattina... a meno che non
abbia avuto un incidente, ma avrebbe telefonato, sono sicura... cristo,
ha messo giù! Ha interrotto la comunicazione, forse vuole chiamare
lui, fammi aspettare... no, non chiama... mi ha messo giù...
ma io gli faccio passare la voglia... non può darmi la sòla...
non può lasciarmi a casa il sabato sera... non ho neanche da
mangiare in frigo, dovevamo uscire a cena, e mi doveva comprare la
colazione per domattina... maledetto, l'ha fatto apposta, sono sicura...
ma perché?
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