www.alessandroscarano.com
|
Anuradhapura, 25 luglio Abbiamo lasciato l'Expeditor e la signora Kanthi ed abbiamo fatto la conoscenza dell'autista che ci accompagnerà per i prossimi dieci giorni. Si chiama Kemal (abbreviazione di Kemalqualcosa), fa questo lavoro dal 1974, è sposato senza figli, ed avrà passato la cinquantina; guida lentissimamente a piedi scalzi una Nissan Sunny dalle gomme lisce ("no problem", dice lui) e dai finestrini bloccati (per cui aria condizionata obbligatoria), e presenta una pancia frutto evidente dei tre abbondanti pasti al giorno che spettano a chi porta in giro i turisti per le guesthouses. Sulla strada per Dambulla Kemal ci fa fermare a vedere uno "spice garden", piccolo orto botanico ove ci vengono mostrate le piante delle varie spezie, offerte tazze di tè al cioccolato e tè speziato, illustrate tutte le proprietà curative di questa e quella pianta; ci viene anche fatto un breve massaggio ayurvedico; diamo 100 rupie di mancia ai massaggiatori ed acquistiamo qualche prodotto. Proseguiamo per le caverne di Dambulla (ingresso 100 rupie), che visitiamo solo dopo un bel tratto in salita a piedi sotto il sole. Le grotte sono cinque, generalmente con una statua principale del Buddha ed altre figure scolpite ed affrescate, ispirate sia al buddismo che all'induismo; notevole un Buddha sdraiato lungo 15 metri: peccato che sia proibito fare fotografie all'interno. Fatto rifornimento di frutta e di acqua ad una bancarella lungo la strada, siamo andati alla rocca di Sigiryia. Le foto non renderanno mai la maestosità del luogo e del panorama di cui si gode dalla cima, raggiunta scalando la rocca di due gradini in due per l'emozione e la voglia di vedere da lassù quello che il re Kasyapa vedeva alla fine del terzo secolo dopo Cristo. Salendo, si raggiungono prima (con una scaletta a chiocciola lungo la quale scorre gente in un senso e nell'altro, senza controllo alcuno) gli affreschi disegnati sulle pareti, e poi le zampe di leone che racchiudono la scala da cui parte la rampa finale. Il vento forte ti fa dimenticare il caldo e la fatica, ed il panorama è impressionante, dato che si estende a perdita d'occhio senza che una casa - o quasi, dato che piscina e tetto di un albergo spuntano tra gli alberi, laggiù in basso - interrompa la serie continua di alberi, laghi e montagne in fondo alla pianura. Solo per il panorama si potrebbe restare lassù delle ore, ed immaginiamo la vita di Kasyapa osservando i resti del suo attichetto con piscina, trono in pietra, e vasca da bagno con vista sul lato meridionale. Scendendo, incrociamo un gruppo di anziani quanto tenaci turisti giapponesi, alcuni dei quali devono farsi prendere sotto le ascelle dalle guide singalesi per salire i ripidi scalini: volere è potere! Kemal ci ha poi portati ad Anuradhapura, dove alloggiamo alla Samanala Guest House. La stanza è molto grande, come pure il bagno: unici problemi sono costituiti dalla mancanza di acqua calda (pazienza), da inequivocabili macchie al centro delle lenzuola (facciamo finta che le abbiano lavate, ma con sapone scadente), e da qualche piccola, ma mordace zanzara (con conseguente pronto utilizzo di Autan Extreme ed ammoniaca). La cena è abbastanza buona, simile per composizione a quella servitci all'Expeditor di Kandy ma inferiore per gusto; fa eccezione il cocnaut sambol, un ottimo piatto di cocco, cipolle, peperoncini piccanti e pomodori, il tutto tritato fino: buono! La sera, data anche la distanza dalla città, sembra non rimanga di meglio da fare che una partita a UNO per poi tornare in stanza, anche questa arredata - deve essere una moda locale - da un'orrenda zanzariera rosa. |
|
Sigiriya |
|
Anuradhapura, 26 luglio Oggi giro completo di Anuradhapura e Mihintale, la prima in mattinata e la seconda il pomeriggio. Grazie alla macchina e a Kemal ci siamo spostati velocemente in un parco archeologico particolarmente vasto che giace pressocchè ancora semisepolto, e componente la più antica delle capitali dell'isola. Dagoba, palazzi, fontane, vasche gigantesche, nonchè il famoso Sri Bodhi Tree, l'albero nato da un tralcio di quello sotto il quale, in India, si è illuminato il Buddha. È l'albero più vecchio del mondo quanto a certificazione dell'età esatta (parliamo di più di 2000 anni), dato che è stato ininterrottamente vegliato dai monaci fin da quando è stato piantato. Oggi è meta di pellegrinaggi, e anche noi abbiamo visto una lunga fila di scolari e scolarette delle elementari (280, a detta di una delle accompagnatrici adulte) portare in divisa e preceduti da un suonatore di tamburo e da un alfiere con la bandiera buddista a strisce colorate le offerte all'albero; abbiamo in seguito incontrato numerose altre processioni di fedeli che andavano a pregare innanzi alle immagini del Buddha raffigurate nei vari dagoba. Di questi dagoba, semisfere che rappresentano la cosmogonia buddista, alcuni sono impressionanti per grandezza: abbiamo scoperto che sono pieni all'interno, fatti di mattoni e poi rivestiti di cemento e pitturati di bianco; siamo rimasti sbigottiti innanzi ai lavori di ristrutturazione di uno di essi, osservando la fila di operai che, su ponteggi che sembravano dover crollare da un momento all'altro, facevano il passamano mattone per mattone. Riposiamo un paio d'ore al Samanala, e ripartiamo per visitare Mihintale, luogo ove - secondo la leggenda - il buddismo venne introdotto in Sri Lanka per la prima volta. Soliti dagoba (che ci stanno quasi venendo a noia) e rovine varie, tra le quali spicca una bella vasca con un grande leone sul lato, che fungeva una volta da fontana. Dall'alto di una roccia cui si giunge scalando a piedi nudi (come in tutti i luoghi sacri, occorre levarsi calzature e cappello, per cui i sandali di recente acquisto mi sono stati utilissimi) la parete con gradini appena accennati nel granito, si gode di una vista spettacolare, simile a quella di Sigiriya, anche se sicuramente di minore effetto. Cena base di curry e pesce di lago, piccante come non mai. Se si eccettua un gruppo di francesi incrociati a Mhintale, i turisti in visita sono ancora pochissimi, il più delle volte coppie. Abbiamo sperimentato un gioco da tavolo locale, il caramb, una specie di biliardo che si gioca con le pedine da dama su campo di legno quadrato con le buche negli angoli, sul quale si passa un pò di talco per far scorrere meglio le pedine. |
|
Il sacro albero |
|
Tra le rovine dell'antica Anuradhapura |
|
Un mattone alla volta |
|
Mihintale |