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Khartoum, 9 gennaio

Durante il noioso avvicinamento alla capitale, caratterizzato dall'alzarsi del vento che porta polvere in giro (come se durante il viaggio ne avessimo sentito la mancanza), abbiamo fatto sosta per il pranzo in un "autogrill" lungo la strada, dove abbiamo incontrato i primi stranieri da giorni e giorni.

Un'alba polverosa

sul campo di Tam Tam

Il vento persiste anche

sulla via del ritorno

Un termitaio

Arrivati a Khartoum siamo prima passati dal mercato dei cammelli e da quello della carne, e poi siamo andati a visitare l'ospedale di cardiochirurgia (l'unica in tutta l'Africa, pare) di Emergency.
Il manager dell'ospedale ci ha accompagnati in giro per il complesso, che ci stupisce per una qualità e pulizia che a Roma non ci sogneremno neppure, ed abbiamo incontrato perfino Gino Strada in persona, che usciva stravolto dalla sala operatoria dopo otto ore di interventi.
Le informazioni ricevute su questo ospedale, realizzato dal nulla e reso operativo in due anni e mezzo (!), mi hanno fatto vergognare una volta di più dell'Italia.

L'ospedale di Emergency

Siamo arrivati finalmente, sfiniti, in albergo dopo aver salutato i nostri autisti, e ci siamo fatto al tanto sospirata doccia.
Cena in un ristorantino vicino all'hotel e, al ritorno, addirittura l'anticipo del sabato Inter-Siena in diretta su Al Jazeera Sport: ovviamente mi sono piazzato sul divano della hall davanti al televisore, alzandomi solo dopo il sofferto 4-3 finale verso mezzanotte e mezza.

Khartoum, 10 gennaio

Stanchezza del viaggio, caldo, sporco, e soprattutto una sorsata d'acqua gelata dopo colazione mi hanno tagliato le gambe, e dopo una camminata fino al museo etnogafico (di nessun interesse per il sottoscritto, naturalmente) ho deciso di tornarmene in albergo a riposare.
Sono riemerso verso l'ora di pranzo, ed ho raggiunto il resto del gruppo per andare a mangiare un panino in una specie di fast food locale vicino alla piazzetta dove sono radunati i negozi di artigianato locale, dove alla fine sono riuscito a trovare il tanto sospirato ciondolo ricordo del viaggio da aggiungere agli altri.
Altra doccia prima di cena (ormai ci ho preso gusto), e poi preparativi per la partenza notturna.

La vecchia moschea a Khartoum

Bel viaggio, tutto sommato.
I posti da vedere erano interessanti, anche se non imponenti come altrove, ma quel che conta in Sudan è il contesto, ovvero il fatto di poter visitare dei siti archeologici e delle città essendo gli unici turisti in giro.
La gente è amichevole - escluso qualche idiota ad Omdurman, ma tutto sommato il Sudan è governato da una dittatura molto discussa... - e curiosa, e scambierebbe volentieri due chiacchiere se non ci fosse il problema della lingua.
Pensavo che trascorrere tutte queste notti in tenda senza potersi lavare fosse più duro, ma alla fine nel deserto il caldo secco non fa sudare, e con l'acqua dei pozzi ci si arrangia.
Meno male che ci siamo portati il cibo dall'Italia, perchè spesso le possibilità di mangiare erano o nulle (nel deserto) o monotone (fagioli e fave, o fave e fagioli).
Stavolta il gruppo pare essere andato d'amore e d'accordo: è vero che in un viaggio di questo genere è difficile trovare persone non interessate a quello che viene proposto dal programma, ma viste le mie precedenti esperienze con Avventure nel Mondo non si sa mai...




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