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Ain Draham, 21 agosto
Giornataccia.
C'è stata recapitata all'albergo la terza macchina: ora disponiamo di una curiosa Clio tre volumi, guidata dal mio compagno di stanza, nonché di due Opel Astra condotte da me e da Renato, di Casale Monferrato.
Partiamo in direzione di Thuburbo Majus, e subito l'altra Astra mostra problemi di chiusura al portellone posteriore.
Perdiamo la strada svariate volte, ed è curioso notare come la maggior parte dei poliziotti cui abbiamo chiesto informazioni per strada non sia assolutamente in grado di leggere e comprendere la nostra carta stradale Michelin: addirittura non riuscivano a mostrarci sulla carta dove eravamo, e quindi dove loro stessi erano di pattuglia!
Dopo una breve sosta per qualche foto (degli altri) ad un rudere di acquedotto romano (a Roma ho qualcosa di meglio conservato), siamo con il gran caldo arrivati al sito archeologico di Thuburbo Majus, ove sono i (poveri) resti di una città che ebbe il suo massimo splendore durante l'Impero Romano.

Thuburbo Majus

Passando per la cittadina di El Fahs, l'altra Astra ha improvvisamente emesso un fumo acre: pare che la ventola non abbia funzionato, e che si sia bruciata la testata.
Incazzatissima, la nostra "tour leader" ha telefonato all'ufficio Europcar dell'aeroporto di Tunisi, che le ha detto di lasciare l'auto lì (e vorrei pure vedere…) e di proseguire con due macchine fino ad Ain Draham, ove l'indomani avremmo avuto una terza vettura in sostituzione.
Ci siamo diretti verso Dougga, altro sito archeologico di storia romana, che ci ha mostrato un bel teatro, oltre ad altre costruzioni, tra le quali un tempio ben conservato.
Macinando chilometri verso la tappa finale della giornata ci siamo accorti che una delle gomme della Clio era a terra, ed un gommista ci ha detto che era da riparare: un quarto d'ora e due dinari (un euro e venti!).

Dugga: il teatro...

...ed il tempio

Siamo alfine, alle otto di sera passate, arrivati all'Hotel Beau Sejour di Ain Draham.
Il buio non mi ha consentito di vedere alcunché di questa moderna cittadina montana (è situata a circa 1.000 metri di altezza) costruita dai Francesi per sfuggire al caldo africano, e la stanchezza dovuta principalmente alla notte passata in bianco a Tunisi per via del caldo, del tram che correva sotto la stanza, e del russare del mio "coinquilino", non mi ha fatto notare alcunché di notevole nell'albergo; la nostra stanza (piccola, due letti attaccati ed accostati al muro in un angolo, ci si muove a disagio) si trova in un edificio situato dietro quello principale.
Abbiamo pagato per la mezza pensione, ma delle portate servite in tavola ho assaggiato solo un po' di arrosto con patate fritte.
L'altezza concede una tregua al caldo: quando siamo arrivati il termometro della macchina segnava 19°C.

L'albergo di Ain Draham


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