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Tozeur, 23 agosto
Inizia il giro delle oasi, e arriviamo a Mides dopo essere stati fermati dalla stradale perché la Clio, che come al solito va avanti per prima, ha fatto un sorpasso su quello che è risultato essere l'unico dosso - e con linea continua - in tutto il tragitto deserto; ovviamente la pattuglia era piazzata subito dopo (c'è da dire che, per chi guida, la popolazione tunisina sembra essere composta per la metà di poliziotti: ce ne sono ad ogni incrocio); meno male che ce la siamo cavata con una lieve cazziata da parte di un sorridente poliziotto: altro che punti in meno sulla patente!
A Mides c'è un'oasi, un villaggio abbandonato e semidistrutto, una gola in mezzo alle rocce e, manco a dirlo, parecchie bancarelle che vendono paccottiglia per turisti; venendo dalla capitale della paccottiglia per turisti, sono solito passare oltre senza neanche guardare.

La gola di Mides...

...ed il villaggio

Da Mides siamo passati a Tamerza, dove ci sono due "cascate": in realtà si tratta di piccoli getti d'acqua, uno dei quali (poco oltre la città) è denominato "la grande cascata"; appena arrivati a Tamerza si è circondati da giovani locali che promettono di mostrare il luogo della "cascata" in cambio di una mancia, ma a dar retta a loro si rischia di fare a piedi un lunghissimo percorso e di finire al massimo dove c'è la prima, ben poca cosa.
Lì buona parte del gruppo ha deciso di fermarsi, per poi andare a vedere la gola ove hanno girato qualche scena del film "Il paziente inglese", mentre la mia auto ha proseguito (grazie alle indicazioni avute dall'autista di una jeep) per la "grande cascata", che si trova poco oltre il paese, svoltando a destra per una stradina sterrata subito dopo una discesa.
La cascata forma un piccolo stagno ove è possibile nuotare: che bello!
Acqua fresca in pieno deserto, magari non pulitissima (anzi), ma estremamente rinfrescante e piacevole: ci voleva proprio un po' di relax, addirittura con idromassaggio naturale sotto il getto d'acqua.
Il luogo è molto frequentato dai partecipanti ai tours organizzati, che però arrivano, rimangono solo per il breve tempo di un tuffo (giapponesi esclusi: loro si sono limitati a fotografare lo stagno dall'alto, dotati di cappelli, ombrelli e guanti!).
Noi, invece, dovendo aspettare l'arrivo del resto del gruppo, ci siamo goduti l'acqua fresca per il tempo necessario a ritemprarci.
Gli altri ci hanno alla fine raggiunto per fare anch'essi un breve tuffo, e poi siamo ripartiti alla volta di Tozeur.

L'oasi di Tamerza

Buon bagno!

Qui abbiamo alloggiato all'albergo più bello utilizzato finora, il Residence El-Arich: carino, personale cortese, bagni puliti e docce che non richiedono doti di contorsionista, aria condizionata moderna e funzionante (in città tira un vento caldo e appiccicoso che soffia dal deserto e fa sudare abbondantemente), prezzo economico.
Prima di cena, facendo un giro da solo per la città, ho conosciuto un ragazzo italiano che vive qui da 15 anni e ne ho approfittato per farmi dare qualche indicazione sulle località di mare; lui ha detto che da Jerba ad Hammamet la costa è "turistica", che lui va al mare a Kelibia, che mi ha assicurato avere spiagge belle e deserte con un mare pulitissimo, e che in ogni caso dopo il 15 di agosto i turisti diminuiscono: ad ogni modo, la località di Mahdia che ho individuato come possibile meta per qualche giorno di riposo dovrebbe essere apprezzabile per la bella cittadina ed il mare pulito.
Ceniamo al Restaurant du Soleil sperando in una bistecca di cammello, ma in assenza della stessa abbiamo ripiegato su di un mega couscous.
Dopo aver fumato uno sheesha nel giardino dell'albergo, siamo andati a dormire con l'aria condizionata per mitigare il gran caldo

Sulla strada per Tozeur


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