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Mahdia, 27 agosto
Stamattina, prima di partire per Mahdia, abbiamo fatto un giro per Kairouan al seguito di un tale conosciuto al Karawan ieri sera, il quale disse che ci avrebbe fatto gratis da guida perché avevamo mangiato in quel ristorante. Bah! Fatto il biglietto cumulativo per i vari monumenti della città, ci siamo avviati attraverso la medina in direzione della famosa moschea, la prima ad essere stata costruita in nordafrica. Purtroppo la guida dava spiegazioni sui luoghi, e la capogruppo si sentiva in dovere prima di ripetere tutta la spiegazione per i disattenti, e poi di leggere ad alta voce i brani della Lonely Planet relativi (brani che ovviamente avevo sulla mia copia della nota guida, come gran parte degli altri componenti il gruppo). Viaggiare in gruppo non sarà il massimo per me (in fin dei conti se ognuno si facesse i fatti propri la cosa sarebbe sopportabile), ma l'avere un'accompagnatrice turistica schiamazzante è veramente troppo: ho piantato tutti lì e me ne sono andato a spasso da solo per godermi in silenzio il circondario. La medina si è via via animata anche se, essendo venerdì, parecchie botteghe sono rimaste chiuse. |
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La moschea delle tre porte a Kairouan |
| Ho vagato per le stradine e
nelle gallerie dei souk al coperto, osservando l'attività (e, a volte,
l'inattività) di artigiani e commercianti, più o meno impegnati
nella vendita alla popolazione locale, mi sono seduto tra i bottegai osservando
l'andirivieni della gente ed i giochi dei bambini. Riunitomi al gruppo all'ora di pranzo, ho saputo che la loro "guida" voleva - ovvio - portarli in un negozio di tappeti di sua conoscenza (e profitto), e che quando il gruppo ha rifiutato li ha lasciati. |
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La famosa prima moschea |
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Qui Mc Donald's non è ancora arrivato (per fortuna...) |
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Una fontana per i vicoli |
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Bab Tunis |
| Dopo un sostanzioso panino in
stile locale, ovvero con tonno, pomodoro, cipolla, olive, nonché
infiammato con la temibile harissa, piccantissima salsa al peperoncino,
ci siamo rimessi sulla strada, prima destinazione El Jem. El Jem si distingue in particolar modo (si può dire anche unicamente) per il suo anfiteatro, costruito sul modello del Colosseo. Per chi scrive, il trovarsi in Africa all'interno di una copia di quella che è probabilmente la più nota delle antiche vestigia della mia città (e quindi del mondo!) è stata un'esperienza decisamente curiosa: certo, l'originale è ben altra cosa, ma anche questa copia rende bene l'idea. Il locale museo archeologico merita una visita (tra l'altro, l'ingresso è compreso nel prezzo del biglietto dell'anfiteatro) per diversi bei mosaici rinvenuti nelle abitazioni romane. |
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L'anfiteatro di El Jem |
| E poi ancora avanti, verso Mahdia. È questa la località che abbiamo scelto (il programma di Avventure nel Mondo avrebbe previsto invece - orrore! - Jerba) per fermarci quattro notti per una meritata dose di mare e di riposo. Mahdia sorge su di una penisola che si protende sulla costa verso est; le spiagge si trovano sulla costa verso nord, e sono per lo più gestite dagli alberghi di lusso, meta del turismo vacanziero "all inclusive"; ma un tratto tra le spiagge "turistiche" e la città è meta dei - pochi - bagnanti locali, ugualmente bello e con l'acqua trasparente sulla sabbia biancastra, ma difficilmente raggiungibile a piedi dalla "zone turistique", e quindi quasi immune dall'invasione. Avevamo prenotato all'Hotel Corniche, di fronte alla spiaggia, ma non ci hanno riservato le stanze con la ripartizione che avevamo richiesto, sicché alla fine abbiamo trovato posto presso l'Hotel El Medina. Posto curioso, costituito da un cortiletto intorno al quale vi sono alcune stanze per due piani, tutte con le finestre che si aprono solo sul cortile (i bagni sono in comune, uno per piano); alla terrazza del terzo piano vi sono altre due stanze, lo stenditoio e dei posti ove sedersi e godersi il fresco. Le camere sono funestate da un'accecante luce al neon che attraversa il soffitto, e sono dotate quasi tutte di un ventilatore. Finalmente del pesce! Dopo giorni e giorni di couscous, arrivare in un posto di mare è stata la mia salvezza gastronomica e, al Restaurant de la Medina invaso dai fumi della grigliata, ci siamo concessi un menù ittico. Un breve giro per la medina, piena di negozietti per turisti ma dotata di un certo fascino, e poi a letto. |
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La porta della medina a Mahdia |
| Mahdia, 28 agosto Spiaggia, mare, sole, ma non senza aver prima fatto i conti con il bizzarro cameriere del nostro albergo, subito ribattezzato Igor (vd. Frankenstein Junior). Non si capisce quanto ci sia o quanto ci faccia, fatto sta che parla un francese molto approssimativo, è lentissimo, e sembra vivere in un mondo tutto suo. Fare colazione in tempi brevi è impossibile, anche perché, alla faccia del cartello all'ingresso che afferma "la colazione verrà servita dalle 6,30 alle 9,30", Igor (che funge anche da portiere notturno, ovvero dorme dietro il bancone) si alza alle 7,30 e va a fare la spesa. Riusciti faticosamente a mangiare qualcosa, abbiamo prima provato a dare un'occhiata alla spiaggia della zona turistica, ma abbiamo solo rimediato una cazziata dalla stradale per non aver rispettato uno stop (niente multa, però); per il resto, italiani a frotte stipati l'un l'altro neanche fossimo a ferragosto a Ladispoli. Siamo immediatamente fuggiti verso la spiaggia della popolazione locale, facilmente individuabile per essere davanti ad un piccolo parcheggio più o meno custodito dal un posteggiatore che chiede 500 millimes (mezzo dinaro) per tutta la giornata. Ci sono anche degli ombrelloni di paglia, il cui uso costa un dinaro e, attraversata la strada, vi è un venditore di panini e bibite, subito eletto quale rifocillatore della nostra compagnia. Cena presso l'albergo, stavolta, e sempre a base di pesce (anche se qualcuno ha "osato" metterlo nel couscous ). |
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La moschea di Mahdia e Place du Caire |