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SABBIA,
POLVERE E MIRRA
Sana'a, 22 dicembre |
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Wadi Dharh |
| La Planet la definisce "molto
bella", ma in realtà si distingue dall'arido e brullo territorio
circostante solo per innumerevoli piantagioni di qat e per qualche fico
d'india. La cosa più notevole da visitare è la famosa casa sulla roccia, ovvero la Dar al-Hajar. Questa è una costruzione che, come dice il nome, è eretta su di uno spuntone roccioso: bella ed interessante, anche se non proprio antica (risale agli anni '30). |
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Dar al-Hajar |
| Da lì siamo poi andati
a vedere un villaggio semi abbandonato, Bayt Baws, ove sono rimaste ad abitare
solo quattro famiglie. Fatte le visite e le foto di rito, siamo tornati per una breve sosta in albergo, per poi ripartire alla volta del centro storico di Sana'a. |
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Bayt Baws |
| Giunti alla porta principale,
la Bab al-Yaman, ho lasciato il gruppo per addentrarmi e perdermi, come
amo fare, nei vicoli cittadini. Ho gironzolato a lungo, osservando il rito della masticazione del qat che inizia subito dopo pranzo e prosegue fino a tardo pomeriggio. Anche nelle poche botteghe aperte il negoziante sta sdraiato, da solo o con amici, a masticare foglie e riporle nella guancia, che a fine pomeriggio assume in alcuni casi le dimensioni di una palla da tennis. Il bello è che è un'abitudine di tutti, nessuno escluso. Sono anche finito nella strada dove si vende il qat, facendo amicizia con uno dei venditori, il simpatico Alì, che mi ha ospitato per una mezz'ora nel suo negozietto (quasi un buco, con un'asse ove lui si siede con il sacco di iuta bagnata che tiene in fresco le foglie, vendute poi in quei sacchetti di plastica che alla fine si ritrovano sparsi in tutto il Paese). Mi ha tenuto una lezione teorico-pratica sul qat, ma alla fine l'ho dovuto salutare perché non vedevo l'ora di sputare la poltiglia verde che mi si era formata in bocca (sarà la mancanza di pratica, ma non riuscivo a formare la "palla" nella guancia). |
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Sana'a: Bab al-Yaman |
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La bottega del qat di Alì |
| Continuando a girare per il
suq ho ritrovato qualche elemento del gruppo, che ho poi lasciato per posizionarmi
in una piazzetta a scrivere questi appunti sotto lo sguardo incuriosito
e divertito dei bambini locali, uno dei quali ha appena emesso un sonoro
rutto. Il centro storico di Sana'a è caratterizzato da abitazioni alte circa cinque piani, costruite con mattoni di fango e decorate con stucchi biancastri, molte sormontate da parabole satellitari. Le moschee, purtroppo, non si possono visitare, essendo riservate ai musulmani. Ho incrociato un'altra parte del gruppo (Marco, Roberta, Claudia ed Andrea), e con loro mi sono incamminato per le vie oramai in penombra. Passati tra dei ragazzini che giocavano a pallone per strada, la palla è finita sui piedi di Marco, e da lì sui miei, e poi di nuovo su quelli dei ragazzi, finché non è cominciata una specie di partita tra le auto che passavano, due contro due. Ci siamo difesi abbastanza bene, ma la scarsa abitudine (anni che non toccavo palla) e i 2260 metri di altitudine mi hanno lasciato un bel fiatone. Scesa l'oscurità e raggiunto il resto del gruppo, siamo andati a cenare al Al-Shaibani Modern Restaurant (in Hadda Street, di fronte al concessionario Ford, nella Sana'a nuova), dove abbiamo mangiato molto bene, anche se abbiamo sprecato molto cibo non avendo calcolato che le porzioni sono più che abbondanti. |
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Le strade di Sana'a... |
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... e i suoi palazzi |