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Sana'a, 23 dicembre
Stavolta ho dormito di sasso, fiaccato dalla camminata di ieri e dalla precedente notte insonne.
Oggi con le jeep siamo andati prima a Thula, grazioso paesino che però si sta troppo abituando al turismo, tanto che i ragazzini locali parlano anche sette lingue.

Thula: una delle cisterne...

... ed i suoi vicoli

Chi ha detto che in Yemen non si può rimorchiare?

Siamo poi saliti (è il caso di dirlo, visto che si trova in cima ad un costone roccioso) a Kawkaban, paesino insulso che però consente una splendida vista sulla vallata sottostante della regione dell'Al Mahwhit.
Da lì siamo scesi a piedi (ci vuole circa un'ora) per quella che anticamente era l'unica via d'accesso al paese, e lo collegava alla sottostante Shibam (altro posto inutile, nulla a che vedere - pare - con la più famosa Shibam che si trova nel Wadi Hadramout).

Kawkaban

Scendere a piedi? Si fa, si fa...

... ed eccoci alla Shibam dell'Al Mahwit...

... e ai suoi negozietti: collanine e AK47!

Anche oggi ho fatto in modo da effettuare le mie visite lontano dal gruppo, il più delle volte in compagnia di Marco, simpatico sardo con il quale condivido l'insofferenza per i viaggi turistici organizzati (quale è questo, in fin dei conti).
Abbiamo cenato in un ristorante libanese nella parte nuova di Sana'a, ristorante che - anche stavolta - non saprei rintracciare.
Purtroppo, questo è un altro degli inconvenienti del viaggiare "organizzati", ovvero di fare il turista: vieni preso e portato qua e la, senza poterti rendere conto di dove sei, dove vai, e per dove passi.
Dalla Sana'a nuova ho avuto un'idea molto confusa: da un lato negozietti semplici, tipici di tutti i Paesi meno industrializzati e consumistici, con beni in vendita di non eccezionale qualità, e dall'altro addirittura un'enorme concessionaria Porsche.
Ma a tutt'oggi non ho ancora la benché minima idea di dove il nostro albergo sia situato sulla pianta della città.
L'altitudine non sembra farsi sentire troppo: di giorno fa caldo, e avverto solo una leggera fatica nel salire fino alla nostra stanza al quarto piano dell'albergo.
Qui rientrati, ho coinvolto parte del gruppo in un'accanita partita ad UNO: credo che anche stavolta contagerò qualcuno con la passione per questo gioco disimpegnato.


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