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Shabwah, 24 dicembre
Siamo arrivati nel deserto.
Partiti di buon'ora con le jeep, abbiamo preso la strada per Marib, non senza esserci forniti, lungo la via, dell'obbligatoria (ma assolutamente non necessaria, solo che è a pagamento e qualcuno deve pur guadagnare qualcosa dal passaggio dei danarosi turisti) scorta militare, costituita da una "tecnica" (pickup con mitragliatrice russa di grosso calibro) con cinque soldati agli ordini di un graduato caratterizzato da barba e capelli biondastri: un vero personaggio!
Marib era la capitale del Regno di Saba, con una civiltà risalente a prima che la parola venisse messa per iscritto; rimangono poche rovine, che però danno l'impressione che quello che ancora è nascosto sotto la sabbia (carenza di fondi per gli scavi) debba essere di notevole interesse storico-archeologico.
Abbiamo visto il tempio di Mahram Bilqis, con sette pilastri quadrati che emergono dalla sabbia, con alcuni accenni di scavi intorno, che rivelano alte mura in profondità; il luogo è circondato da una rete metallica, e si può accedere solo a parte del sito.
Completamente chiuso è invece il tempio di 'Arsh Bilqis, con cinque pilastri visibili dall'inferriata che lo cinge.

Mahram Bilqis

'Arsh Bilqis

Siamo poi passati a dare un'occhiata ai resti della vecchia diga che, anticamente, assicurava l'irrigazione ai campi della zona.
Nel frattempo, sono riuscito a passare dalla jeep che condividevo con compagni di viaggio taciturni e che stavano con i finestrini completamente chiusi alla "tecnica", che mi ha concesso di stare un po' all'aria e al sole.
Tutti si sono fermati alla nuova Marib (della vecchia rimangono poche ma spettacolari rovine della cittadina distrutta dai bombardamenti della passata guerra civile, l'accesso alle quali - come pure per quanto riguarda Baraquish - è purtroppo proibito: ci hanno fatto solo avvicinare a circa ottocento metri) per pranzare, mentre io, ligio ai miei princìpi, mi sono concesso solo una Coca gelata.

La vecchia diga

La vecchia Marib

La scorta

Salutati i militari, che sarebbero tornati indietro, sono rientrato nella jeep "a tenuta stagna" e, seguendo una guida beduina con il suo pickup, siamo arrivati dopo circa quattro ore in pieno deserto, a Shabwah, dove ho inaugurato la nuova tenda igloo acquistata per l'occasione di questo viaggio: considerati gli stercorari che affollavano le tende beduine dove hanno dormito gli altri del gruppo, un affarone!
I picchetti non sono sufficienti per tendere tutto come occorrerebbe, dato il vento che tira, e non sono neppure di quelli lunghi da sabbia, ma spero bene.
Cenone a base di insalata messicana col tonno (mia fedele compagna di viaggio a partire dal 1989), seguita da riunione in una delle tende messe a disposizione dall'organizzazione beduina, con una serie di conversazioni nonsense che, alla fine, mi hanno fatto venir voglia di tornare in tenda ad aggiornare il diario di viaggio (cosa che ho ovviamente fatto).

Shabwah


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