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Seiyun, 25 dicembre
La tenda ha retto, per fortuna, anche se ripiegarla con il vento che tirava è stata un'impresa.
Oggi tre ore di traversata del deserto in jeep, una lunga corsa in mezzo al nulla, con una puntata verso una duna che abbiamo scalato a piedi.

Dune...

... e pietraie: più deserto di così!

Alla fine, dopo una sosta in un ristorante lungo la via dove in via del tutto eccezionale ho fatto uno spuntino a base di cammello, siamo giunti alla Shibam che si trova nell'Wadi Hadramout.
Questa è famosa per i suoi "grattacieli", palazzine alte fino a sette piani, ma si distingue principalmente per le strade polverose e ridotte, di fatto, ad un ovile, vista la quantità di capre liberamente in giro.

Shibam...

... le sue capre...

... ed i minareti

La visita della città non richiede molto tempo (un'ora e mezzo al massimo), e così siamo ripartiti per Seiyun, dove ci attendeva il Trade & Housing Tower Hotel, con la sua piscina nella quale mi sono scaraventato immediatamente: dopo tutto quel deserto, quella sabbia e quella polvere che mi era entrata in ogni più recondito anfratto del corpo, mi sembra il minimo!
Un piccolo giro serale per Seiyun non ha rivelato una città interessante, anzi.
Su tutto spicca il bianco palazzo del sultano, costruito tra il 1920 e il 1930; ci sono inoltre alcune moschee con i minareti illuminati da luci verdi (bellino l'effetto con il cielo notturno), ed un piccolo ma suggestivo (almeno di notte) cimitero.
Cena al Park Cafè and Restaurant, proprio a margine del centrale giardino pubblico, ove ho apprezzato del tonnetto alla brace (di dimensioni lillipuziane, tanto che ho dovuto chiederne una seconda porzione).
Oggi sono passato dalla jeep che - scherzosamente - chiamiamo "la presidenziale", in quanto nera, lussuosa, condotta dal capo carovana Alì, e che ospita la capogruppo, ad un'altra più scalcinata guidata da Saleh, e che vede nel suo equipaggio il compagno di stanza Giancarlo ed una coppia di Conegliano Veneto: nella prima c'era sempre un silenzio imbarazzato ed imbarazzante, non era possibile aprire finestrini per mitigare il caldo e, alla fine, è stata perfino accesa l'aria condizionata, mia annosa nemica in tutti i viaggi.

Il palazzo del sultano a Seiyun

Il mercato della verdura


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