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Al Mukalla,
26 dicembre
Sveglia alle 6, e si parte per la vicina città di Tarim, dove dapprima abbiamo visitato il palazzo del sultano, l'Husn ar-Ranad, ben poca cosa se si eccettuano due stanze con vetrate colorate. Da lì abbiamo fatto un giro a piedi per le polverosissime vie cittadine e siamo ripartiti per Seiyun, dove alcuni sono andati a vedere l'interno del palazzo del sultano (dove hanno trovato però solo una mostra fotografica di scarso interesse), altri sono andati a zonzo, e io mi sono piazzato a scrivere seduto ad un tavolino nel fresco parco al centro della città, tra le consuete occhiate incuriosite dei locali. |
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Tarim... |
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... il suo famoso minareto... |
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... ed il palazzo del sultano |
| Oggi ci trasferiremo ad Al Mukalla,
da dove dovremo prendere l'aereo per Socotra. Il viaggio da Seiyun è durato sette ore, grazie anche alla sosta per vedere il "villaggio montano" (così descritto nel nostro programma di viaggio) di Al Hajjarayn: è questa una città tanto bella vista da fuori, con i suoi palazzi svettanti dal costone roccioso verso il cielo azzurrissimo, quanto brutta, sporca e - naturalmente - polverosa all'interno. Ne siamo fuggiti immediatamente: la truppa si è rifocillata presso il locale ristorante (per fortuna sufficientemente lontano dalla città, ma non per questo più pulito), e poi abbiamo ripreso la via per Al Mukalla, attraverso lo spettacolare Wadi Hadramout, scavato nei secoli dalle acque e dai venti a formare un largo e lunghissimo canyon nell'altopiano, e poi giù per i tornanti fino al mare. |
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Al Hajjarayn... |
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...bella solo da fuori |
| Il buon Saleh, il nostro autista,
ha cominciato il suo quotidiano rito del qat, in ossequio all'abitudine
che coinvolge l'intero popolo yemenita dall'ora di pranzo al tardo pomeriggio,
ed ha reputato opportuno condividere con me parte della sua scorta, passandomi
foglie e rametti per tutti i 263 km del percorso. Alla fine avevo anch'io la mia guancia ricolma, ed effettivamente la sensazione di sonno che solitamente mi coglie (mi stende?) nel primo pomeriggio è sparita completamente, nonostante l'alzataccia mattutina. Ho potuto sputare il bolo solamente una volta giunto all'Hotel Al-Ahgaf, un poco discosto dal centro ma con stanze grandi, frigo e televisione. |
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Masticando con Saleh |
| Cena, dopo una passeggiata possibile
solo grazie all'utilizzo delle jeep per recarvisi, in un ristorante di una
piazzetta del centro, indicatoci dal capo guida/autista. Attendendo di essere serviti, è giunta la telefonata del nostro corrispondente yemenita, il quale ci informava che, a causa del maremoto verificatosi nell'Oceano Indiano e che avrebbe provocato un disastro tra India, Sri Lanka e Maldive, i voli per Socotra erano sospesi. Dejà vu. Ancora. Dopo l'Iran lo scorso inverno, un'altra volta. Mangio le aragoste quasi senza assaporarle, dopo essere passato con la capogruppo agli uffici della Yemenita, per sincerarci della situazione: la risposta, come temevo, è "inshallah", vedremo domattina. Quanto ad Al Mukalla, è una città in continuo movimento, con operai al lavoro soprattutto nella periferia, e traffico automobilistico dappertutto. Vicino al centro, sul lungomare e di poco all'interno, bancarelle con in vendita chincaglieria e cianfrusaglie moderne, in pratica quello che da noi vendono nei mercatini i cinesi. |
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La promenade di Al Mukalla |
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Il centro |